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12/11/06
Immagine: © Egidio Magnani
Il grande freddo - Enrico Ghezzi a Time Zones
Attesa, Bianco, Bianco, Bianco, Nero, Luce, Suono, Rumore, Velocità, Immagini, Tempo, Freddo, Freddo. Sono queste alcune delle percezioni che un pubblico paziente, ha sperimentato la sera dell’11 novembre presso il Palamartino di Bari, dove dalle 22.00 circa è iniziata la lunga successione di suoni e immagini, dal titolo “Fuorioraria” curata da Enrico Ghezzi .
L’esecuzione video-musicale di Ghezzi è stata preceduta da una performance straordinariamente suggestiva dedicata al direttore della fotografia e regista Sven Vilhem Nykvist scomparso da poco. Nykvist nasce in Svezia nel 1922 e diventa famoso per l'impegnativo sodalizio professionale, (durato circa 25 anni), con Ingmar Bergman, che darà vita a 21 opere eccezionali, rendendo entrambi conosciuti nel cinema mondiale. Per Nykvist arrivano anche 2 oscar per la miglior fotografia sia nel 1973 con “Sussurri e grida” che nel 1982 con il film “Fanny e Alexander”. La sua preziosa collaborazione è stata richiesta anche in USA, ed ha firmato lavori con Roman Polansky, Louis Malle, Philip Kaufman e Woody Allen. Complessivamente è stato direttore della fotografia in 120 film prima che l’afasia, lo costringesse a ritirarsi in una casa di riposo dove è morto nel settembre di quest’anno. Nykvist è stato capace di fornire ai suoi lavori una luce capace d’illuminare qualsiasi figura umana e non, in maniera quasi incorporea, e di suscitare un’atmosfera sensoriale perfettamente autonoma. E’ per questo che alcune straordinarie scene dei suoi lavori hanno impreziosito il maxi schermo del Palamartino e sono state evideziate con cura dalla musica di Marco Rocca. Musicista e compositore Marco Rocca (conosciuto come MAR.CORE), collabora con il gruppo “Machina Amniotica”, compagnia di artisti che si sperimentano nell’utilizzo di forme artistiche quali la poesia, il teatro, la fotografia, i video, la musica, al fine di realizzare un articolato progetto in cui qualsiasi rappresentazione è il frutto di una ricerca multiforme e organicamente eterogenea grazie alla tecnologia più recente.
Così l’idea di Aion #ool (titolo della performance) si è rivelata una sorta di riflessione della temporalità che trova affinità nelle immagini in bianco e nero, bellissime, dove le luci del maestro Nykvist hanno quasi ipnotizzato gli spettatori. I volti, la pelle, le forme mixate si propongono come immagini concrete proprio come le essenze personificate chiamate Aion, Chronos, Kairos, figure sfuggenti che rimandano ad un universo intricato e polimorfo. Le musiche di Marco Rocca inglobano il tutto con saggia maestria, fornendo delle autentiche percezioni multisfaccettate.
Le percezioni multiformi si sono susseguite quando poi, sul palcoscenico, hanno fatto la loro comparsa Enrico Ghezzi, Maurizio Martusciello (alias Matux_m) e Mario Fasullo (alias Mass). L’originale incontro tra un caposcuola del linguaggio visivo e due affermati compositori della scena musicale elettronica-sperimentale dà luogo ad un progetto interessante: su 3 schermi del Palamartino si susseguono immagini mixate nel classico stile di blob; il pubblico viene inghiottito da un grande ma innocuo tsunami di visioni, messe in musica da Maurizio Martusciello e da Mass; si arriva a percepire la fusione pura tra immagini e suoni, per poi giungere ad ascoltare le proiezioni o vedere la musica.
Senza parole! Chi si aspettava molte, forse troppe parole, anche fuori sincrono, è sicuramente rimasto deluso, ma nel migliore stile di quel genio ermetico chiamato Ghezzi, sono state le figure a fornire un'interminabile conversazione mentre la musica, grandiosa, ha completato la suggestione. Il grande freddo verbale (e purtroppo reale) si è quindi manifestato in maniera più che concreta durante la lunghissima serata perfezionando le presupposte percezioni pluridimensionali che l’evento si era proposto.
Deborah Brivitello
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