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 Redazione di Bari
 

Bari - Attolini: “In Puglia troppi punti nascita e troppi cesarei. Un rischio per mamme e neonati”

02/07/2012


I dati del ministero costituiscono la base della riorganizzazione della rete dei punti nascita pugliese



“In Puglia troppi punti nascita e troppi cesarei. Le scelte e le decisioni, per quanto riguarda la riorganizzazione della rete dei punti nascita, sono state compiute esclusivamente a garanzia delle donne pugliesi e dei loro neonati, affinché possano fruire dei massimi livelli di sicurezza e di qualità in uno dei momenti più importanti e delicati della loro vita”. Lo ha detto l’assessore alla salute della Regione Puglia Ettore Attolini richiamando i dati degli ultimi rapporti del Ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità relativi alla individuazione degli elementi di sicurezza per la mamma e per il neonato, e cioè il numero dei parti registrati nelle strutture e il ricorso ai parti cesarei.

I dati, in particolare quelli che emergono dall’ottavo Rapporto Cedap/Analisi dell’evento nascita (il certificato di assistenza al parto) pubblicato dal Ministero della Salute a maggio 2012, ripropongono alcune criticità che erano già state individuate nelle “Linee guida per i Punti Nascita 2010-2012” e che hanno costituito la base per la riorganizzazione pugliese della rete dei punti nascita.

“Il numero degli eventi nascita nelle strutture pugliesi al di sopra dei 500 parti all’anno - ha detto Attolini - rappresenta ben il 91% delle nascite complessive a fronte del 9% dei parti che avvengono invece in strutture con meno di 500 parti (la media italiana è del 7,9%). Un dato interessante se raffrontato a quello pugliese – ha aggiunto Attolini - riguarda il numero di nascite registrate nelle strutture dove avvengono almeno 1.000 parti l’anno. In Puglia solo il 56% a fronte della media italiana del 66,7%”.

L’altra criticità emersa dai dati CeDAP riguarda l’eccessivo ricorso in Italia ai tagli cesarei (38%), con differenze sostanziali fra strutture pubbliche (che effettuano tagli cesarei nel 35% dei casi) e strutture private (58,3%), e fra le diverse regioni. “La Puglia – ha ricordato Attolini - presenta un ricorso al taglio cesareo che si attesta sul 46%, ben al di sopra del valore italiano, con un media più elevata nelle strutture che registrano meno di 500 parti l’anno (53%). Fra questi, casi eclatanti sono Ostuni (80%) e Gallipoli (58%)”.

“Questo dato - ha aggiunto Attolini - appare particolarmente preoccupante alla luce dei risultati dello Studio delle cause di mortalità e morbosità materna e messa a punto dei modelli di sorveglianza della mortalità materna, condotto dall’Istituto Superiore di Sanità. Tra le donne sottoposte a taglio cesareo cioè, rispetto a quelle che hanno partorito per via naturale, è stata rilevata una mortalità circa tre volte maggiore, osservazione che si aggiunge alle evidenze scientifiche che raccontano come dopo il taglio cesareo vi sia una ridotta fertilità della donna ed un aumento del rischio, nelle gravidanze successive, di patologie ostetriche gravi quali la gravidanza extrauterina, la placenta previa, il distacco di placenta”.

“Complessivamente dunque, questi dati nella loro complessità - ha specificato Attolini – testimoniano da un lato della necessità e dell’importanza di riorganizzare la rete dei punti nascita secondo criteri di tutela della salute della mamma e del bambino e dall’altro della giustezza del percorso ancora lungo che abbiamo di fronte per completare la riorganizzazione e la funzionalità dei punti nascita in Puglia”.

“Il Piano di riorganizzazione della rete dei punti nascita pugliesi – ha concluso Attolini - non si è concentrato solo ed esclusivamente sulla riorganizzazione dei punti nascita al di sotto dei 500 parti l’anno, così come indicato e previsto dalle Linee guida ministeriali, ma ha riguardato anche e soprattutto il potenziamento e il miglioramento dell’assistenza alle donne e ai nuovi nati. Tutti i punti nascita infatti che continuano la loro attività dopo la fase di riorganizzazione – ha spiegato l’assessore - sono stati dotati di posti letto di Neonatologia; inoltre, ogni provincia pugliese è stata dotata di almeno una UTIN (Unità di Terapia Intensiva Neonatale), in base alla popolosità della ASL e delle necessità espresse dai territori”.

 

 
 

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