
MUSEO CASTROMEDIANO
Polo Biblio-museale di Lecce
2 settembre 2025, ore 19.00
Palazzo Risolo, Specchia (Lecce)
Future – Image
Heba Y. Amin, Vincenzo Valente
e il sogno dell’Oriente





Prende il via martedì 2 settembre, alle ore 19.00, negli spazi del Castello Risolo a Specchia (Lecce), paese d’origine dell’artista Vincenzo Valente (1846 – 1889), il progetto “Future image. Heba Y. Amin e Vincenzo Valente, il sogno dell’Oriente”, selezionato tra i 29 progetti italiani nell’ambito dell’avviso pubblico PAC2025 – PIANO PER L’ARTE CONTEMPORANEA, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Il progetto, promosso dal MUSEO CASTROMEDIANO, si realizza in collaborazione con KORA Centro del Contemporaneo e RAMDOM e si fonda sul dialogo tra l’artista egiziana Heba Y. Amin – una delle massime esperte di temi legati alla ricerca e alla rielaborazione in chiave critica e non europea del tema dell’Orientalismo – e le opere del pittore salentino Vincenzo Valente che, nella seconda metà dell’800, lasciò la terra natìa per spostarsi in Egitto, vivendo tra Alessandria e il Cairo.
Attraverso un periodo di residenza e ricerca al Castromediano, grazie alla disponibilità degli eredi, Heba Y. Amin potrà studiare da vicino la produzione pittorica di Vincenzo Valente, realizzando un saggio in forma di film e una serie di artefatti tecnologici – foto digitali e oggetti stampati in 3D – in cui, a partire dalla figura dell’artista italiano e della sua opera pittorica, verranno sollevati temi rilevanti e attuali sulla questione dell’orientalismo e la sua relazione con la dimensione tecnologica.
Nella serata di presentazione del progetto intervengono: Anna Laura Remigi, sindaca di Specchi; Viviana Matrangola, assessora alla cultura della Regione Puglia; Luigi De Luca, direttore del Museo Castromediano; Paolo Mele di Kora Centro del Contemporaneo; Brizia Minerva, storica del Museo Castromediano; Giuseppe Valente, erede dell’artista.
L’Orientalismo e la particolarità di Vincenzo Valente
L’Orientalismo si è sempre preoccupato di “esoticizzare” la cultura “dell’altro” sotto il dominio coloniale. I principali soggetti che vanno sotto la definizione di “orientalismo” sono i personaggi prodotti dalla fantasia europea, immagini che hanno contribuito a giustificare l’imposizione del dominio coloniale come una missione benevola. A causa dell’inaccessibilità del soggetto femminile nordafricano, ad esempio, gli artisti europei inventarono un ideale romantico delle donne native per adattarlo alle loro proiezioni ideali. Le immagini prodotte, anche attraverso la fotografia e la messa in scena della pittura orientalista, divennero uno strumento di propaganda per il progetto coloniale.
Diversa l’opera di Vincenzo Valente che riflette e restituisce un’esperienza vissuta capace di andare oltre il mero esotismo, con i suoi dipinti egli non si limitava a creare un’immagine “ultraterrestre” dell’Oriente, ma puntava a fermare le sottigliezze della vita quotidiana rendendo allo sguardo l’unicità, la bellezza e la profonda umanità dei luoghi e delle persone che li abitavano e vivevano.
I motivi della ricerca di Heba Y. Amin
Cosa significa quando un pittore orientalista si inserisce in una società e non la osserva più a distanza? Cosa ne è dello sguardo e come si esprime in modo diverso l’atto del vedere?
Queste le domande che Heba Y. Amin si pone con la sua ricerca, interessata a come l’Orientalismo, sia come “stile” che come periodo artistico insegnato per gran parte del XIX secolo in Europa, abbia influenzato i modi di vedere contemporanei e quelli futuri. Lo stesso Valente fu esposto e influenzato da questo stile durante i suoi studi a Napoli, motore di una spinta a trovare, con la scelta di trasferirsi in Egitto, una suo particolare punto di vista e di elaborazione artistica della sua personale esperienza di uomo e di artista.
Altro elemento di interesse è quello dell’immagine tecnologica come estensione dello sguardo orientalista. Cosa succede a un popolo che non ha alcun potere di autorappresentarsi, la cui assenza di autodeterminazione coincide con il momento critico in cui fu introdotta la produzione di immagini fotografiche? La fotografia, in particolare, ha svolto un ruolo cruciale nella formazione della conoscenza: le foto, infatti, continuavano a circolare e a plasmare la percezione europea degli altri attraverso la lente orientalista. Le autorità coloniali utilizzarono inoltre la fotografia per creare carte d’identità, registri di sorveglianza e dati antropometrici che facilitavano la gestione e il controllo delle popolazioni indigene. Queste pratiche fotografiche servirono a disumanizzare e oggettificare i popoli colonizzati, riducendoli a meri soggetti di indagine scientifica e controllo amministrativo.
Ancora oggi, constatiamo che i pregiudizi e le dinamiche di potere insiti nelle prime rappresentazioni fotografiche continuano a plasmare la cultura visiva. Non solo la percezione globale del cosiddetto Oriente è stata plasmata dall’Occidente per secoli, ma gli stessi sistemi categoriali utilizzati in passato per classificare e stereotipare i popoli emarginati vengono ora codificati negli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale, perpetuando e amplificando i pregiudizi esistenti nelle tecnologie e nelle piattaforme di nostro uso quotidiano. È attraverso questa prospettiva che Heba Amin esplorerà l’opera di Vincenzo Valente riflettendo sui processi coloniali di produzione di immagini e sulle loro eredità dando vita a strategie tese a comprenderne la violenza della rappresentazione .
Heba Amin darà quindi vita a un’opera che intende riflettere sui processi coloniali di produzione di immagini e sulle loro eredità dando vita a strategie tese a comprendere la violenza della rappresentazione coloniale attraverso l’estrazione di dati dalle immagini.