
Ricerca, innovazione e agricoltura sostenibile al centro dell’incontro su nuove colture resilienti e gestione efficiente dell’acqua
Foggia – Si terrà venerid 26 giugno dalle ore 9, presso il CREA-CI di Foggia (SS 673, Foggia), il Living Lab 2026 dedicato alla quinoa, organizzato nell’ambito del progetto WaterMellon, iniziativa che punta a promuovere nuovi sistemi agricoli capaci di affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici, dalla siccità e dalla crescente scarsità della risorsa idrica nel bacino del Mediterraneo. Il progetto finanziato dal programma PRIMA vede la partecipazione di 20 partner provenienti da Paesi dell’Unione Europea ed extra UE nei quali verranno portati avanti 19 RFG tra cui quello di Foggia dove verrà dedicato ampio spazio alla coltura della quinoa e all’agricoltura conservativa
L’incontro, in programma dalle 9 alle 13:30, sarà dedicato alla presentazione del progetto, delle attività sperimentali e delle prospettive legate alla coltivazione della quinoa, con una parte conclusiva riservata alla visita dei campi dimostrativi.
La giornata si aprirà alle 9 con la registrazione dei partecipanti e nel corso della mattinata saranno presentati gli obiettivi del progetto WaterMellon, il ruolo dei Living Lab nel coinvolgimento degli stakeholder territoriali, le attività sperimentali condotte presso il CREA-CI di Foggia e le potenzialità della quinoa come coltura resiliente per l’agricoltura mediterranea. Alle 13:00 è prevista la conclusione dei lavori.
«Il Living Lab rappresenta un momento fondamentale di confronto tra ricerca, imprese agricole, tecnici e stakeholder del territorio», dichiara Maria Valentina Lasorella, primo ricercatore del CREA-PB. «L’obiettivo è trasferire conoscenze, raccogliere esigenze concrete dal mondo produttivo e valutare insieme le opportunità offerte da colture innovative come la quinoa». L’obiettivo dei Living Lab o Regional Farming Groups (come definiti nel progetto WATERMELLON) sono ecosistemi collaborativi in cui agricoltori, ricercatori, istituzioni e imprese testano e sviluppano insieme nuove tecnologie e pratiche sostenibili direttamente sul campo, accelerando il passaggio dalla teoria all’applicazione pratica.
La quinoa, coltura originaria della regione andina, si distingue per la sua capacità di adattarsi a diverse condizioni ambientali e per la tolleranza a siccità e salinità. Il suo crescente interesse è legato non solo agli aspetti agronomici, ma anche al valore nutrizionale e alle potenziali applicazioni nella filiera agroalimentare, in particolare per prodotti senza glutine, farine, pasta, prodotti da forno e alimenti ad alto contenuto proteico.
«In un contesto climatico sempre più complesso, è necessario ragionare su sistemi colturali più resilienti e su una gestione più efficiente dell’acqua», sottolinea Michele Rinaldi, dirigente di ricerca del CREA e referente scientifico del progetto WaterMellon. «La sperimentazione in campo consente di valutare concretamente l’adattabilità della quinoa alle condizioni mediterranee e di verificare le tecniche agronomiche più idonee».
Particolare attenzione sarà dedicata al sito di Foggia, dove il progetto affronta il tema dell’integrazione tra pratiche agricole conservative, gestione razionale della risorsa idrica e colture alternative. La visita ai campi dimostrativi permetterà ai partecipanti di osservare direttamente le prove in corso e di confrontarsi con i ricercatori sulle principali evidenze tecniche.
«La presenza degli agricoltori è essenziale», aggiunge Nicola Cantatore, direttore CIA Agricoltori Italiani Provincia Capitanata. «Questi momenti servono a creare un ponte tra ricerca e aziende, trasformando la sperimentazione in strumenti concreti per le imprese agricole del territorio».
Il Living Lab sarà anche un’occasione per discutere le prospettive di sviluppo di nuove filiere sostenibili. La quinoa, infatti, può rappresentare una coltura interessante per la diversificazione produttiva, per l’introduzione di nuovi prodotti ad alto valore aggiunto e per la costruzione di modelli agricoli più sostenibili e competitivi.
«Non si tratta solo di introdurre una nuova coltura, ma di costruire un percorso condiviso che coinvolga ricerca, aziende, trasformazione e mercato», evidenzia Danilo Marandola, primo ricercatore di CREA-PB. «Il valore del Living Lab è proprio quello di mettere attorno allo stesso tavolo tutti gli attori della filiera».
L’iniziativa rientra nelle attività di comunicazione, divulgazione e coinvolgimento degli stakeholder previste dal progetto WaterMellon, con l’obiettivo di promuovere pratiche agricole innovative, sostenibili e replicabili nei diversi contesti del Mediterraneo.

