
Un percorso immersivo tra archeologia, arte, luce e musica per restituire al pubblico il patrimonio custodito nei depositi del Museo
È stata presentata, questa mattina, al Museo Archeologico di Santa Scolastica di Bari, alla presenza del sindaco metropolitano, Vito Leccese, e della consigliera metropolitana delegata alla Promozione socio-culturale e turismo, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico, documentale e librario e Orchestra Metropolitana, Francesca Bottalico, la mostra “Contenere Moltitudini. I depositi di Santa Scolastica vengono alla luce”, progetto espositivo promosso, progettato e finanziato dalla Città Metropolitana di Bari in collaborazione con la Fondazione Dioguardi.






L’esposizione, curata da Roberta Giuliani e Francesco Maggiore, con Vincenzo D’Alba, artista e light designer, e la consulenza scientifica di Francesca Radina, sarà inaugurata il 21 giugno alle ore 19.00, in occasione del solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno, simbolicamente dedicato alla luce, elemento che diventa parte integrante della narrazione espositiva.
La mostra nasce dalla volontà di restituire visibilità a una parte significativa delle collezioni normalmente non accessibili al pubblico: reperti e materiali custoditi nei depositi museali che, per ragioni diverse, non hanno finora trovato collocazione nelle sale espositive. Si tratta di beni talvolta frammentari, privi di dati certi di provenienza, sprovvisti di numero d’inventario o ancora in attesa di studio e pubblicazione. La loro assenza dal percorso di visita non ne diminuisce tuttavia il valore storico, scientifico e culturale. Al contrario, essi rappresentano un patrimonio nascosto che oggi viene restituito allo sguardo della comunità.
«Un equivoco accompagna spesso i musei: pensiamo che siano ciò che vediamo. In realtà, un museo è soprattutto ciò che custodisce lontano dagli occhi, nei suoi depositi, dove risiede una parte enorme della nostra memoria, in attesa di essere riscoperta – ha dichiarato il sindaco metropolitano Vito Leccese -. Questa mostra segna l’inizio di una nuova stagione per Santa Scolastica, che vogliamo trasformare in un luogo sempre più vivo e dinamico, capace di favorire il dialogo tra archeologia, arte contemporanea e ricerca scientifica. L’obiettivo è rendere quei depositi stabilmente visitabili, perché il patrimonio appartenga davvero a tutti. È un percorso che guarda al futuro, dai nuovi spazi museali all’intervento di Edoardo Tresoldi, fino alle aree dedicate alla didattica e alle scuole. Abbiamo scelto di riportare alla luce una parte di questo patrimonio nascosto, trasformando il deposito in uno spazio narrativo, immerso nella luce e nella musica, che prenderà simbolicamente vita il 21 giugno, nel giorno del solstizio d’estate, quando la luce raggiunge il suo apice. È una coincidenza astronomica che diventa anche una metafora: illuminare ciò che era rimasto nell’ombra».
«Con questa mostra restituiamo alla comunità un patrimonio prezioso che per lungo tempo è rimasto custodito nei depositi – ha sottolineato Francesca Bottalico -. “Contenere Moltitudini” rappresenta un’operazione culturale di grande valore, perché ci invita a riflettere non solo sugli oggetti esposti, ma anche sulle storie, le conoscenze e le possibilità di ricerca che essi continuano a custodire. La collaborazione con la Fondazione Dioguardi, il lavoro scientifico dei curatori e il contributo artistico e creativo che arricchisce il percorso espositivo consentono di offrire al pubblico un’esperienza immersiva e innovativa, capace di coniugare ricerca, divulgazione e partecipazione».
«Con “Contenere Moltitudini” abbiamo immaginato una mostra capace di restituire ai reperti archeologici non soltanto visibilità, ma soprattutto un nuovo tempo – hanno concluso i curatori Roberta Giuliani e Francesco Maggiore –. I depositi custodiscono oggetti che, pur sottratti allo sguardo del pubblico, continuano a essere portatori di memoria, conoscenza e significato. Per questo abbiamo scelto di far interagire l’archeologia con l’arte, il design, la scultura, l’architettura, la musica e la grafica, costruendo uno spazio di relazione, ascolto e meraviglia. Il questo percorso il visitatore è chiamato a compiere un’esperienza di scoperta, entrando in contatto con quelle “moltitudini” di storie, memorie e identità che il patrimonio archeologico continua a custodire».
Il titolo della mostra richiama una delle affermazioni più celebri di Walt Whitman, tratta da Foglie d’erba: “Contengo moltitudini”. Un’espressione che celebra la complessità, la pluralità e la ricchezza delle identità e che diventa metafora delle collezioni custodite nei depositi del Museo, autentiche Wunderkammer contemporanee, camere delle meraviglie capaci di conservare storie, conoscenze e testimonianze fondamentali per la comprensione del nostro passato.
L’esposizione presenta circa un centinaio di reperti tra vetri, metalli, ceramiche, arredi e suppellettili provenienti dalle raccolte storiche del Museo e appartenenti a epoche differenti. L’allestimento si sviluppa tra la Sala Mostre e gli spazi del Bastione Aragonese attraverso un percorso immersivo arricchito dalle installazioni luminose di Vincenzo D’Alba e dalle suggestioni sonore di Mattia Vlad Morleo, autore delle musiche originali che accompagnano l’esperienza di visita.
Il progetto espositivo prende avvio nella galleria del museo attraverso tre grandi volumi ispirati al modello delle Wunderkammer, attraversati da sottili feritoie che consentono di intravedere una selezione di reperti. I tre ambienti sono identificati dalle cromie giallo, blu e rosso, che richiamano le cassette utilizzate per la conservazione dei materiali archeologici e costituiscono anche il filo conduttore del progetto grafico firmato da Ivan Abbattista.
La mostra prosegue nel Bastione Aragonese, dove il piano di scavo archeologico viene reinterpretato come dispositivo espositivo. Ricoperto da un manto di tessuto non tessuto, materiale tradizionalmente utilizzato per la protezione degli scavi, accoglie una vasta distesa di cassette provenienti dai depositi del Museo: oggetti selezionati per il loro valore storico, simbolico, estetico o funzionale che accostano manufatti di epoche diverse e reperti straordinari a oggetti d’uso comune ma ugualmente significativi.

