
Benedetta Lusito – photo credit Egidio Magnani
C’è una qualità rara negli spettacoli che non hanno bisogno di scenografie imponenti per creare mondi: basta una voce che sa raccontare, una presenza che sa abitare la scena, una musica che arriva nel momento esatto in cui deve arrivare. Mater, il progetto scritto, diretto e interpretato da Benedetta Lusito con l’accompagnamento alla chitarra e alla voce di Antonio Errico, andato in scena ieri sera al Teatro Abeliano di Bari, appartiene a questa categoria preziosa.























photo credit Egidio Magnani – Puglialive.net
Lusito conduce il pubblico in un viaggio che intreccia parola, musica e corpo, restituendo la figura di Maria non come icona distante, ma come donna: madre, figlia, compagna, presenza terrena e sensibile. La sua interpretazione è così nitida e intensa che, a tratti, sarebbe bastato chiudere gli occhi per ritrovarsi immersi nei luoghi e nei fatti evocati: la casa di Nazareth, il dolore, la maternità, la quotidianità fatta di gesti semplici e universali.
La narrazione nasce da un dialogo raffinato tra testi antichi e contemporanei: dal Protevangelium of James agli echi del Mistero Buffo di Dario Fo, fino alle pagine vibranti di Erri De Luca (In nome della madre) e Barbara Alberti (Il Vangelo secondo Maria). Ne emerge una Maria concreta, viva, profondamente umana.
Accanto a lei, Antonio Errico costruisce un paesaggio sonoro che non invade mai, ma sostiene, amplifica, respira con la parola. La sua chitarra entra nei momenti giusti, come un soffio che apre un varco emotivo, mentre la voce aggiunge un ulteriore strato di intensità. I brani tratti da La Buona Novella di Fabrizio De André, reinterpretati con misura e sensibilità, diventano tessuto drammaturgico, non semplice citazione.
A questi si intrecciano canti popolari dedicati alla Madre universale, che riportano il femminile al suo oscillare continuo tra sacro e materia.
Mater è un viaggio poetico-musicale, ma anche sociale e storico. È un concerto narrativo che restituisce umanità a una figura troppo spesso sublimata, celebrando attraverso il canto e la parola la forza invisibile e quotidiana delle donne.
Lusito ed Errico, insieme, costruiscono un equilibrio raro: lei con una narrazione solida e coinvolgente, lui con un accompagnamento che è presenza scenica e drammaturgica. Entrambi bravi, entrambi necessari.
Lo spettacolo all’Abeliano non è solo un omaggio alla Madre di Gesù, ma un invito a guardare ogni madre — reale o simbolica — con occhi nuovi. Un lavoro delicato, intenso, capace di toccare corde profonde senza mai forzare l’emozione.

