
Il Regolamento (UE) 2026/1739 riserva determinate denominazioni ai prodotti carnei, stabilisce per la prima volta una definizione legale di “carne” e rafforza il diritto dei consumatori a un’informazione chiara e veritiera.
L’Associazione sottolinea che la nuova normativa rafforza la trasparenza e offre sicurezza giuridica, rispondendo a una richiesta storica del settore zootecnico-carne europeo.
Madrid, 29 luglio 2026.- La pubblicazione oggi sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del Regolamento (UE) 2026/1739, con cui si modifica l’Organizzazione Comune dei Mercati (OCM), rappresenta un traguardo per la protezione delle denominazioni carnee e per la trasparenza delle informazioni ricevute dai consumatori.
Tra le novità più importanti della normativa c’è l’inserimento, per la prima volta nella legislazione europea, di una definizione esplicita di “carne” come le parti commestibili degli animali. Inoltre, il Regolamento riserva determinate denominazioni carnee ai prodotti derivati dalla carne e limita le possibili eccezioni a casi molto specifici e debitamente giustificati, con l’obiettivo di evitare confusione sul mercato e garantire una concorrenza leale tra i diversi operatori. Essendo un Regolamento dell’Unione Europea, le sue disposizioni saranno direttamente applicabili in tutti gli Stati membri, senza necessità di recepimento nel diritto nazionale, sebbene la stessa norma preveda un periodo transitorio per l’applicazione delle nuove disposizioni relative alle denominazioni carnee.
Per ANICE, l’approvazione di questo Regolamento rappresenta il riconoscimento di una rivendicazione che il settore della carne europeo sostiene da anni: proteggere delle denominazioni che identificano prodotti con caratteristiche, una composizione e una tradizione perfettamente riconoscibili dai consumatori.
“L’Unione Europea fa oggi un passo importante per rafforzare la trasparenza alimentare e la sicurezza giuridica. Il settore della carne sostiene da anni che ogni alimento deve competere dalla propria identità, dalla propria proposta di valore e dalla fiducia che riesce a generare tra i consumatori. La vera innovazione non ha bisogno di appropriarsi dell’identità di altri alimenti per farsi strada.”
ANICE ricorda che questa posizione non ha mai avuto l’obiettivo di limitare lo sviluppo di nuovi alimenti o di nuove tecnologie di produzione, ma di garantire che la concorrenza avvenga in condizioni di parità e con informazioni veritiere per il consumatore.
In questo senso, il nuovo Regolamento acquisisce una rilevanza speciale per lo sviluppo degli alimenti ottenuti tramite colture cellulari. Anche se la norma non ne regola l’autorizzazione o la commercializzazione – materia che rimane soggetta alla legislazione europea sui nuovi alimenti -, stabilisce comunque un principio giuridico di enorme importanza per il futuro: le denominazioni tradizionalmente associate alla carne sono protette e riservate ai prodotti carnici.
“L’innovazione alimentare ha pieno percorso in Europa, ma dovrà costruire la propria identità e reputazione. Quando un prodotto deve appoggiarsi a denominazioni che per decenni hanno identificato un’altra categoria di alimenti, sta vivendo, in una certa misura, in modo parassitario del prestigio e della reputazione costruiti da altri. L’innovazione merita di costruire il proprio prestigio; non ha bisogno di appropriarsi di quello altrui.”
L’Associazione ritiene che la decisione adottata dalle istituzioni europee trasferisca nell’ambito normativo un principio basilare di trasparenza: ogni prodotto deve essere identificato per quello che è realmente. Un principio che protegge i consumatori, offre sicurezza giuridica agli operatori e favorisce una competizione basata sull’autenticità e non sulla confusione.
Questa decisione rappresenta, inoltre, un importante sostegno alla campagna #OgniCosaColSuonome, promossa da ANICE per difendere il fatto che le denominazioni alimentari devono riflettere fedelmente la natura dei prodotti che identificano.
L’Associazione ha sempre sostenuto che il futuro dell’alimentazione passa dalla convivenza di diversi modelli di produzione e di diverse fonti proteiche, ma che questa convivenza sarà possibile solo se ogni prodotto costruisce il proprio spazio partendo dalla propria identità e apporta valore di per sé, senza appropriarsi della reputazione che altri alimenti hanno costruito nel corso delle generazioni.
Perché la migliore garanzia per i consumatori e la base di una concorrenza leale è, semplicemente, che ogni cosa si chiami col proprio nome.


