Capovolgere i sogni impossibili. Per renderli realizzabili “Nella casa delle nuvole rovesciate”, di Walter Spennato

Nota di lettura a cura di Ritanna Attanasi. Laureata in lettere moderne presso l’Università del Salento, vive a Lecce. Scrittrice e operatrice culturale, partecipa al progetto “Rivista” promosso da Koreja.

Nella casa delle nuvole rovesciate tutto è “capisutta”, come i salentini dicono del mare Adriatico nelle giornate di tramontana: tutto è rovesciato. Cavalloni, fruste di vento, che è difficile persino restarvi al mare in quelle giornate così. E i salentini lo sanno. L’altra meta, allora, è lo Ionio. Fuga allo Ionio. Qui – nella casa delle nuvole rovesciate – dov’è la fuga? Qui dove “è tutta una questione di porte che si aprono e si richiudono”. Forse i 100 all’ora in otto secondi che allontanano la voce narrante dal presentimento di aver avvistato sul suo volante la polverina bianca di Mara.

Mara, come “amara”. “Mara la fatìa”, in dialetto, amaro il lavoro. Amaro il lavoro, amara la realtà. Eppure, la voce narrante avverte ad inizio di lettura: “nella mia casa faccio la mia cosa”. Scorrendo nelle pagine si troverà non una convivenza autoritaria. Tutto il contrario. Come quando sempre lui, il Dottor Walter, si precipita da Lidia con tutta la sciarpa ed il cappotto addosso ancor prima di entrare nel suo ufficio e sbarazzarsene, per stare più comodo. No. Meglio andare subito. In quest’ufficio c’è un protocollo da seguire, ma lui fa a modo suo.

Difficile sapere cosa fare in questi casi. In queste case. Quando dal di fuori non si sa che pesci prendere per trattare questi argomenti, che poi sono persone. (I nomi di persona nel testo sono di fantasia). Dove il confine tra i PARA (paranoici), gli SKIZ (schizofrenici), e via dicendo, e i NORM (normali) – da “Follia per sette clan” di Philip Dick citato in apertura di testo – è labile. E probabilmente non c’è. Ci sono protocolli, e/o buon senso.

Questa è una storia di buon senso. Tra strutture socio-sanitarie apposite, strutture psichiatriche, tra norme di legge evolutesi negli anni, a partire dalla legge Basaglia, sui manicomi, fino ai giorni nostri, una lettura più approfondita la si lascia agli esperti, mentre qui il lettore è portato in una profondità capace di entrare in simbiosi con ognuno dei personaggi-storie, con mara, vanni, lidia, riccardo, e via dicendo. Alla fine, un’immersione nel glossario dei farmaci, così, sempre senza sapere da che parte stare. Lui però lo sa da che parte stare. Tra la visione dei dilettanti, e quella degli specialisti, tra la follia del fuori e la follia del dentro, tra chi li definisce “matti”, chi “pazzi”, tra la vittima ed il carnefice, la posizione può essere solo una.

“La felicità è credere che un giorno i sogni anche quelli impossibili possano realizzarsi”.

Walter Spennato ci conduce in luoghi difficili da vivere e da descrivere: dove spesso non basta una laurea per sapere come comportarsi, e dove non sempre basta la giusta dose per frenare l’irrefrenabile. Spennato è capace di trasmettere senza retoriche quell’enclave di umanità che si frappone tra il Responsabile e l’Irresponsabile, per così dire. Tra due posizioni che resterebbero a un milione di chilometri di distanza, se non intervenisse un pizzico di umanità a rovesciare le nuvole.


Il libro

Collana Nadir, 194 pagine. Pubblicato nel 2025. 17,00 €

Nella casa delle nuvole rovesciate ci guida attraverso il mondo di chi vive ai margini della società, in una comunità residenziale dove le vite fragili si intrecciano tra speranze disilluse e resistenze quotidiane. Queste pagine raccontano di solitudini condivise, di persone che affrontano la propria esistenza in un equilibrio precario tra normalità e disagio psicologico, e di relazioni che, pur nella loro difficoltà, mantengono un’intima forza. Ogni capitolo è un frammento di vita che svela la complessità dell’animo umano, lontano dalle facili consolazioni. Senza retorica, l’autore esplora la condizione di chi è marginale, restituendogli dignità e voce.

Un libro che scuote e provoca, costringendo il lettore a riflettere sull’autenticità della propria esistenza e sulla fragilità dell’essere umano, spesso invisibile agli occhi di una società che preferisce non vedere.


L’autore

Walter Spennato è dottore di ricerca in Sociologia dei fenomeni culturali e dei processi normativi presso l’Università degli Studi di Urbino. Sociologo ed educatore, coordina la Casa per la vita “Artemide” di Racale, in provincia di Lecce. Da anni si dedica al disagio psichico, all’inclusione sociale e alla realizzazione di progetti di Terapia Emotiva. Per Besa sono uscite tre raccolte di racconti, contraddistinte da uno stile ironico, provocatorio e tagliente: Piccoli omicidi del cazzo, Quanto mi dai se ti uccido?, Piccole storie finite male. È l’ideatore del progetto di arte pubblica “Questo non è un poster”, con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro lo stigma legato alla salute mentale.