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3 dicembre – Alessio Boni, l’Iliade e il gioco degli Dèi al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi

Dicembre 3, 2025

Ci sono storie che attraversano i secoli con una tale forza da sembrare inesauribili, come se il tempo non fosse altro che il luogo in cui continuano a parlarci. “Iliade. Il gioco degli Dèi”riporta il mito nel nostro presente con una vitalità che sorprende e inquieta allo stesso tempo.Mercoledì3 dicembre, alleore 20.30, sul palco delNuovo Teatro Verdi di BrindisiarrivanoAlessio Boninel doppio ruolo diZeuseAchille, eAntonella Attiliin quello diEra. Con loro un cast di sei interpreti che dà corpo alla schiera mutevole degli altri dèi e degli eroi omerici.

Iliade. Il gioco degli Dèi – ph Filippo Manzini

I biglietti sono disponibili online surebrand.ly/Iliadee al botteghino del teatro, apertodal lunedì al venerdìdalle 11 alle 13edalle 17.30 alle 19.30; il giorno dello spettacolodalle 11 alle 13edalle 19 alle 20.30.Info T. 0831 562 554ebotteghino@nuovoteatroverdi.com.

 

La nuova creazione delQuadrivio– il gruppo formato daRoberto Aldorasi,Alessio Boni,Francesco NiccolinieMarcello Prayer– sceglie un punto di partenza sorprendente: una spiaggia deserta diTroiadove gli dèi, ormai stanchi della propria immortalità, si ritrovano convocati daZeusche però non ricorda il motivo dell’adunanza. È un’apertura ironica, dissacrante, capace di scardinare il tono sacrale che spesso accompagna i miti originari e di offrirne una chiave teatrale più vicina al nostro sguardo. Da questo incipit – quasi comico – prende forma la materia antichissima dell’Iliade, che riaffiora dalle voci degli dèi stanchi, distratti, capricciosi ma ancora potenti. Ognuno di loro indossa i panni di un proprio protetto umano e rimette in scena alleanze, intrighi, gelosie, amori e vendette che governarono laguerra di Troiamolto più delle decisioni degli uomini.

 

La forza dello spettacolo sta in questo continuo spostamento di prospettiva: la poesia omerica non è musealizzata, né trattata come un monumento intoccabile ma è lasciata respirare attraverso due registri che si intrecciano senza fratture. Il registro comico abita le schermaglie familiari traZeusedEra, le piccole gelosie, gli sbuffi diApollo, i litigi tra fratellastri; il registro drammatico esplode invece nei momenti che riguardano gli uomini, e lì il tono della scena cambia, si fa teso, asciutto, preciso. L’ira furibonda diAchille, la morte diPatroclo, il corpo diEttoreche torna tra le braccia del padre, il gesto solenne diPriamoche chiede all’assassino di restituirgli ciò che resta di un figlio: sono passaggi cheBoniePrayerrestituiscono con un’intensità controllata, mai retorica, capace di far emergere la crudezza e la pietà senza alzare la voce.

 

Il merito della drammaturgia sta proprio nel tenere insieme questi mondi senza forzature: l’umano e il divino, l’epica e il quotidiano, l’ironia e la tragedia. Il pubblico è accompagnato dentro un meccanismo teatrale che mette in risalto la lucidità diOmero. Nell’Iliade, infatti, più che il ricordo di una guerra lontana, c’è la descrizione di un mondo governato da paure, arroganze, ambizioni e giochi di potere che gli uomini non controllano. È una visione che oggi risulta fin troppo riconoscibile: l’ossessione del nemico, la competizione come unico valore, l’idea che la violenza sia una risposta inevitabile. Per questo, laguerra dei Greci e dei Troianiscivola nel presente senza bisogno di espliciti rimandi. Il mito diventa così uno specchio nitido che ci mostra cosa resta irrisolto della nostra civiltà, cosa continua a replicarsi, cosa ancora non abbiamo imparato.

 

La compagnia lavora come un ensemble organico.Alessio Boniattraversa i due ruoli principali con un’intensità che alterna esplosioni e sottrazioni passando dalZeustonante e smemorato al dolore trattenuto diAchillesenza mai cedere all’eccesso.Antonella Attilicostruisce unaErastratificata, comica e drammatica insieme, madre ferita e moglie insofferente, capace di conquistare la scena con naturalezza e precisione. Intorno a loro si muovono interpreti versatili:Marcello Prayerlega più ruoli con un rigore che dà continuità all’intera architettura dello spettacolo;Haroun FalleJun Ichikawasi distinguono per energia, misura e capacità di scivolare da un personaggio all’altro senza perdere intensità.

 

Ciò che rimane, alla fine, è l’impressione di aver assistito non a una vera rigenerazione del mito. “Iliade. Il gioco degli Dèi”sceglie, più che la fedeltà letterale, di lavorare sulla materia viva della poesia antica mescolando ironia e ferocia, leggerezza e lutto, per riportare l’epica dove è nata – nel cuore delle grandi domande sul potere, sul destino, sull’ombra che accompagna ogni guerra. IlNuovo Teatro Verdiaccoglie un lavoro complesso e generoso, capace di parlare a chi conosceOmeroe a chi lo incontra per la prima volta. Un invito a guardare il mito come ciò che continua, ostinatamente, a dirci chi siamo.

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