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4 agosto – Brindisi – Verdi in Città: “Bandiera bianca”, una generazione in prova

Agosto 4

Un lavoro dopo l’altro, un contratto che non arriva, una promessa che dura il tempo di un colloquio. “Bandiera bianca” porta in teatro la corsa quotidiana di una generazione costretta a cambiare mestiere pur di sopravvivere, mentre continua a cercare il proprio posto nel mondo.

Martedì 4 agosto, alleore 21,piazza DuomoaBrindisiospita lo spettacolo di e conAlessandra De Luca, diretto daAnđelka Vulić. L’appuntamento fa parte della quarta edizione di “Verdi in Città”, rassegna di teatro e musica promossa dallaFondazione Nuovo Teatro Verdicon il sostegno delComune di Brindisie la collaborazione delPolo Biblio-Museale, dellaBasilica CattedralediBrindisie diPuglia Culture.L’ingresso è libero,senza prenotazione.

Alessandra De Luca – ph Davide Aiello


«Sono Francesca, ho ventotto anni e faccio la…». La frase torna più volte ma il finale è sempre diverso. Cameriera, guida turistica, animatrice, insegnante, doppiatrice, organizzatrice teatrale, comparsa, attrice. Dietro l’elenco la necessità di accettare ciò che il mercato offre, passando da un impiego all’altro senza raggiungere una vera stabilità. “Bandiera bianca” parte da episodi biografici minimi e li trasforma in una riflessione tragicomica sul lavoro, sulle disparità e sulle rinunce imposte a chi prova a costruirsi un futuro.

Sullo sfondoRoma, città nella qualeFrancescaarriva dalla provincia del Sud a diciannove anni con uno zaino, grandi aspettative e il desiderio di diventare attrice. La capitale offre occasioni e le ritira subito dopo, apre porte che conducono verso altre attese, altri incarichi provvisori, altre stanze troppo costose. Dagli spaghetti scotti serviti ai turisti alla rendicontazione dei progetti culturali, dagli ombrellini tenuti sulle piste automobilistiche ai set improbabili, fino ai teatri capaci di riprodurre le stesse forme di sfruttamento: la protagonista attraversa mestieri, ambienti e linguaggi differenti senza smettere di cercare una direzione.

Il lavoro diventa una corsa nella quale l’impegno non garantisce alcun risultato. La competenza è sostituita dalla disponibilità, la formazione dall’adattamento, il diritto alla dignità dalla richiesta di essere sempre sorridenti e accomodanti. «Sorridi e sculetta» è la formula cheFrancescariceve dal proprietario del pub nel quale lavora. Una battuta brutale che accompagna molti dei suoi impieghi e mostra quanto il corpo di una giovane donna possa diventare una condizione non dichiarata del rapporto professionale. Il cliente va compiaciuto, il superiore non va contraddetto, il potere decide tempi, mansioni e confini.

“Bandiera bianca” procede come un racconto non lineare. Oggetti, musica, voci registrate e cambi di ritmo costruiscono una successione rapida di incontri, colloqui, incarichi, speranze e cadute. Dallo zaino della protagonista escono gli strumenti dei diversi mestieri, tracce materiali di una vita professionale frammentata. Diventa così l’archivio di una crescita forzata, costruita più sulle necessità che sulle scelte. Ogni oggetto conserva una possibilità, ma anche il ricordo di un tentativo irrisolto. Francesca corre, serve, risponde, imita, obbedisce, prova a difendersi. Quando indossa i guantoni da boxe, il lavoro assume la forma visibile di un combattimento impari. I colpi arrivano dalle difficoltà economiche, dalle promesse mancate, dalle umiliazioni quotidiane e anche dal mondo teatrale che aveva immaginato come spazio di libertà. La protagonista tenta di respingerli, ma spesso non riesce neppure a capire da quale direzione provengano.

Anche la frase «allegare lettera motivazionale» ritorna come un mantra. Bisogna dimostrare entusiasmo, disponibilità e spirito di sacrificio anche davanti a mansioni sottopagate o prive di prospettive.Francescacontinua a scrivere, candidarsi e ricominciare, sospesa tra la volontà di realizzarsi e la paura di dover rinunciare definitivamente. Nel finale, gli oggetti utilizzati durante lo spettacolo vengono raccolti in un unico cumulo. Sono i lavori svolti, le illusioni, le sconfitte e ciò che ogni esperienza ha lasciato. Sulle note di “Bandiera bianca” diFranco Battiato,Francescasolleva il vessillo davanti a quella catasta. È la decisione di fermare per un momento una battaglia combattuta secondo regole stabilite da altri, di sottrarsi alla retorica che considera ogni rinuncia una colpa.

La storia diFrancescaappartiene a chi ha studiato senza trovare il lavoro immaginato, a chi accumula incarichi e non costruisce sicurezza, a chi deve scegliere tra la professione desiderata e la possibilità di pagare un affitto. “Bandiera bianca” porta questa condizione sul palco e trasforma la vicenda privata diFrancescanel ritratto di una generazione, suggerendo che anche arrendersi possa essere, qualche volta, un atto di libertà.

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