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BARI – “EXTRA – No Ordinary Summer” – 22 luglio, al Teatro Kismet la compagnia teatrale Barletti/Waas porta in scena la pièce “L’ultima parola”

Prosegue la rassegna della cooperativa sociale AL.I.C.E. nel capoluogo pugliese con la compagnia teatrale Barletti/Waas, che porta in scena “L’ultima parola”, un intenso confronto tra due monologhi, di Samuel Beckett e Peter Handke.


Martedì 22 luglio, ore 21 – Teatro Kismet
Bari
Martedì 22 luglio alle 21, al Teatro Kismet di Bari, prosegue la prima edizione di «Extra – No Ordinary Summer», la rassegna multidisciplinare di teatro, danza e musica organizzata dalla cooperativa Al.i.c.e., con la direzione artistica di Tita Tummillo, e sostenuta nell’ambito dell’avviso pubblico «Le due Bari 2025», promosso dall’assessorato alla Cultura del Comune di Bari. Tutti gli eventi sono gratuiti, ci si può prenotare anche su eventbrite.it.
L’appuntamento è con la compagnia teatrale Barletti/Waas, che presenta in anteprima regionale «L’ultima parola», un intenso confronto tra due monologhi – uno di Beckett e uno di Handke – in cui la memoria, la narrazione e l’improvvisazione si intrecciano, dando vita a un duello tra assenza e presenza, tra parola e silenzio.
Barletti/Waas mettono in scena una sorta di “duello” tra un personaggio (Krapp, da «L’ultimo nastro di Krapp», opera teatrale di Beckett) e una persona (la donna senza nome, da «Finché il giorno non vi separi», di Peter Handke). Un unico spettacolo per due testi diversi, due performance, due monologhi lontanissimi in tutto, che, giocati uno di seguito all’altro come in un dialogo (così Handke ha concepito il suo testo, ancora mai rappresentato in Italia: come un’eco, una risposta al famoso testo di Beckett), permettono un confronto su potere, sovranità narrativa, memoria e trasfigurazione fittizia, in cui i confini tra realtà e rappresentazione si confondono.
Ne «L’ultima parola» di Barletti/Waas la recitazione incontra la performance, il passato incontra il presente, l’arte di recitare incontra quella di improvvisare, una pausa artistica (artificiale?) incontra una pausa di riflessione (naturale?), la precisione di una partitura testuale incontra l’imprevedibilità di un’improvvisazione musicale. Chi avrà l’ultima parola? Ma soprattutto: è davvero necessario che qualcuno ce l’abbia?

