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BARI – Spazio13 e Teatro Kismet – Giovedì 4 e venerdì 5 dicembre ultimi due spettacoli teatrali: «Home Sweet Home – Ibrida», di e con Iula A Marzulli, e «Il Terzo Reich, con la regia del grande artista visivo e autore teatrale Romeo Castellucci



Il BIG conclude la sua undicesima edizione con le due ultime giornate e due pezzi forti: gli spettacoli teatrali «Home Sweet Home – Ibrida», di e con Iula A Marzulli, e «Il Terzo Reich, con la regia del grande artista visivo e autore teatrale Romeo Castellucci.
Giovedì 4 dicembre, ore 20.30 – Spazio13, Bari
Venerdì 5 dicembre, ore 21 – Teatro Kismet, Bari
Giovedì 4 e venerdì 5 dicembre il Bari International Gender Festival conclude la sua undicesima edizione con due spettacoli teatrali molto intensi: giovedì 4, alle 20.30 l’appuntamento è a Spazio13, con «Home Sweet Home – Ibrida», di e con Iula A Marzulli; venerdì 5, alle 21, al Teatro Kismet arriva una delle pièce più acclamate per la regia di Romeo Castellucci, artista visivo e autore teatrale, uno dei più importanti e radicali innovatori della scena contemporanea: «Il Terzo Reich», con suoni di Scott Gibbons, coreografia e interpretazione di Gloria Dorliguzzo. La serata del 5 dicembre si concluderà, a partire dalle 23, con il Big Chaos Closing Party, con il dj set di D-Leria, preceduto dall’opening set di + M. P. – Monica Pastore. Biglietti su dice.fm e al botteghino del teatro, info su bigff.it.
Home Sweet Home – IbridA è una performance che indaga il concetto di “casa” come spazio fisico, relazionale e corporeo. Ogni essere vivente ha diritto a una casa sulla terra che abitiamo, ma quanti possono dirsi davvero accolti e al sicuro nella propria? Come scrive Audre Lorde, è necessario ripensare spazi e relazioni nel desiderio di una convivenza tra culture e specie. Nella versione site-specific creata per BIG, la ricerca si concentra sulla casa-corpo: è il corpo, con i suoi limiti e i suoi sconfinamenti, la prima casa da accogliere e abitare. Una casa che può solo pensarsi IbridA per poter esistere, vivere in relazione, accogliendo in sé la molteplicità dei corpi, delle specie e delle identità che la attraversano.
La performance si articola in due momenti: un camminamento esplorativo attraverso luoghi quotidiani — strade, vicoli, stanze — animato da una figura “altra”, sospesa tra animale e vegetale; e una seconda parte in un luogo di raccolta, dove prende forma un grande nido-installazione. Qui il pubblico è invitato a entrare in relazione con l’azione, in un’esperienza di movimento, installazione e suono.
Iula A Marzulli è un’artista multidisciplinare indipendente nel campo delle arti teatrali e performative. Dopo una lunga esperienza nel teatro partecipativo, inteso anche nella sua funzione di dialogo e ricerca tra le culture, approda alla performance art come strumento di azione nella comunità. La sua ricerca sviluppa la relazione con l’elemento naturale e selvatico creando azioni dal forte impatto poetico ed evocativo. Ricerca sul movimento, stimolazioni sonore, installazioni e fotografia sono alcuni dei segni che informano il suo percorso. Con La Cuspide Malva conduce un’attenta esplorazione su canto, memoria e trasformazione. La sua pratica è attraversata anche dall’esperienza del Qi Gong, disciplina di cui è insegnante certificata, e dalla scrittura poetica: Ogni cosa brucia è il suo primo libro, edito da Nulla Die.
Quanto a «Il Terzo Reich», l’installazione si basa sulla rappresentazione spettrale di tutti i nomi; una sequenza della totalità dei sostantivi del vocabolario italiano proiettati uno a uno, che rappresentano potenzialmente tutti gli oggetti della realtà dotati di un nome. La velocità di sequenza è commisurata alla capacità retinica e mnestica di trattenere una parola che appare nel baleno di un ventesimo di secondo. Si tratta di comprimere lo sguardo sul punto critico di fusione, poco prima della perdita dell’aggancio percettivo, nello sfarfallamento che sfugge alla netta distinzione dei singoli termini. Il frenetico e liminale susseguirsi delle parole fa sì che alcune di esse rimangano impresse nella corteccia visiva di ciascun spettatore; altre – la maggioranza – andranno perse. Il pubblico, esposto a questo trattamento, subisce la parola umana sotto l’aspetto della quantità. Non il cosa, ma il quanto.
L’affastellarsi frenetico delle nominazioni non lascia nessuno spazio alla scelta o al discernimento. Il nucleo del linguaggio ritorna al rumore bianco, che riporta al caos. Il Terzo Reich è l’immagine di una comunicazione inculcata e obbligatoria, la cui violenza è pari alla pretesa di uguaglianza. Qui, il linguaggio-macchina esaurisce interi ambiti di realtà, là dove i nomi appaiono uguali nella loro serialità meccanica, come fossero i blocchi edilizi di una conoscenza che non lascia scampo. Ogni pausa è abolita, occupata. La pausa, cioè l’assenza delle parole, diventa il campo di battaglia per l’aggressione militare delle parole, e i nomi del vocabolario così proiettati, sono le bandiere piantate in una terra di conquista.
Precede la proiezione un’azione simbolica in cui la performer Gloria Dorliguzzo darà vita a un cerimoniale di “accensione” del linguaggio. Il suono che accompagna l’installazione, composto da Scott Gibbons, sarà apodittico.
Romeo Castellucci (Cesena, 1960) regista, artista visivo e autore teatrale, è uno dei più importanti e radicali innovatori della scena teatrale contemporanea. Fondatore, insieme a Claudia Castellucci, Chiara Guidi e Paolo Guidi, della compagnia Socìetas Raffaello Sanzio nel 1981 (oggi Socìetas), ha costruito un linguaggio teatrale fortemente visivo, plastico e sensoriale, capace di rompere i codici narrativi tradizionali a favore di un’esperienza immersiva e perturbante.
La sua opera spazia tra teatro, musica, filosofia e arti visive, con messinscene che hanno fatto il giro dei più importanti festival e teatri internazionali (Avignon, Ruhrtriennale, Festival d’Automne, Wiener Festwochen, Théâtre de la Ville, Holland Festival, etc.). Tra i suoi lavori più noti: Tragedia Endogonidia (2002-2004), Inferno, Purgatorio, Paradiso (liberamente ispirati alla Divina Commedia), On the Concept of the Face, Regarding the Son of God (2011), Go Down, Moses (2014), Democracy in America (2017), Bros (2019), Requiem (2020) e Giudizio, Possibilità, Essere (2023).
Castellucci è noto per affrontare tematiche complesse e universali — religione, identità, violenza, linguaggio, potere — attraverso un’estetica potente e spesso disturbante, dove suono, luce, corpi e simboli convivono in tensione. È stato direttore della sezione teatro della Biennale di Venezia nel 2005 e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Europa per il Teatro (2013) e il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia nel 2013.
Il suo lavoro continua a influenzare registə, performer e artistə visivə in tutto il mondo, imponendosi come un punto di riferimento imprescindibile del teatro contemporaneo europeo.
Giuseppe Scaccia, aka D-Leria, è un virtuoso del suono in studio e un creatore di caos sulla pista da ballo. Inizia come DJ nel 2001, per poi affermarsi come producer di fama internazionale nella scena Hardcore, diventando presenza fissa nei principali festival europei, soprattutto nei Paesi Bassi.
Nel 2014 fonda il progetto D-Leria e pubblica una serie di EP che segnano l’evoluzione del suo stile. Nello stesso periodo assume anche la direzione dell’etichetta Delirio, piattaforma dedicata a talenti d’avanguardia e alla registrazione live autentica. Trasferitosi a Berlino, lavora per cinque anni al suo album d’esordio Driving to Nowhere, un capolavoro sonoro che attira l’attenzione di figure di spicco della musica elettronica.
La sua traiettoria musicale continua con uscite su etichette come Avian, Semantica, Non Series, Sublunar e Monument, oltre a numerosi remix, EP e collaborazioni. Negli ultimi anni D-Leria ha portato il suo live set in club e festival di tutto il mondo, approdando su nuovi continenti e palchi iconici. Il culmine di questo percorso arriva con il live set modulare presentato al HALL Festival di Tallinn nel 2022, seguito da un tour internazionale nel 2023 che tocca venue e festival come Tresor Berlin, Khidi Tbilisi, Radion Amsterdam, Freedom Festival Medellín, Gare Porto, Closer Milano, Ratherlost Amsterdam e UTD Festival Białystok.
M.P. – Monica Pastore, clubber prima, DJ poi, partecipa attivamente alla scena Burn, queer, kinky e sex positive tra UK, Germania, Paesi Bassi e Spagna. È proprio in questi eventi che esplora la magia della consolle, dando ai suoi set l’energia di una clubber sotto cassa. La sua selezione musicale spazia dalla UK Bass Music alla psy-tech berlinese. Il basso che vibra l’anima è la conditio sine qua non dei suoi set.

