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N&B MARETERRA FESTIVAL a Bari – Domenica 23 novembre GIOVANNA BAVIERA, raffinato concerto per canto e viola da gamba

Domenica 23 novembre (ore 20) a Bari, nella chiesa di San Giacomo
Cantare e suonare la viola da gamba
il fascino della musica rinascimentale
La specialista Giovanna Baviera in concerto per l’N&B Mareterra Festival

Allieva di Paolo Pandolfo, tra i massimi specialisti di viola da gamba al mondo, Giovanna Baviera ha pubblicato lo scorso anno il suo primo disco da solista per Albus Fair Editions, «Soloindue». E domenica 23 novembre, alle ore 20, nella Chiesa di San Giacomo, a Bari, lo presenta per l’N&B Mareterra Festival diretto da Gilberto Scordari in un concerto organizzato con il contributo del Ministero della Cultura e in collaborazione con la Parrocchia Cattedrale nel quale la musicista si fa, per l’appunto, in due per cantare e suonare da sola l’antico strumento a sei corde.
L’accompagnamento del proprio canto sulla viola da gamba si chiama «cantar alla viola» ed era considerato una delle pratiche artistiche più raffinate della cultura rinascimentale, e «Soloindue» è un omaggio a quest’arte. Per la maggior parte, le opere eseguite sono intavolature o rielaborazioni di brani polifonici per viola e voce di autori del Cinque e Seicento, Pierre Regnault di Sandrin, Jacques Arcadelt, Giulio Caccini e Tobias Hume, cui si aggiungono due brani contemporanei, «Three poems by Tarquinia Molza» di Simon MacHale e «Such dimmest light as never» di Eva Reiter, opere appositamente composte per questo programma con una creazione della stessa Giovanna Baviera, «Hor ch’el ciel e la terra».
La pratica del «cantar alla viola» viene descritta nel 1542 da Sylvestro Ganassi come l’arte di creare un’«illusione» di polifonia per uno strumento che di per sé non è perfettamente polifonico come un liuto o uno strumento a tastiera. Le «chansons» a quattro sono state intavolate rielaborando il brano originale in modo da tracciarne i contorni e da favorire la trasmissione del testo e delle linee melodiche. Poiché la natura di questi brani è molto diversa, sono stati tutti arrangiati in modo leggermente diverso: lo straziante lamento di Arcadelt sulla morte di Adone «Laisses la verde couleur» inizia come una marcia funebre, nella quale si vanno lentamente aggiungendo voci in modo da creare l’effetto di una compagnia di lutto. Invece, in «Les yeux qui me sceurent prendre» la viola salta da una voce all’altra, per trasmettere le sincopi che danno al brano il suo carattere vivace e spensierato. In «Doulce mémoire» di Pierre Sandrin hanno invece la priorità le dolci dissonanze e le linee melodiche malinconiche.
Il principio ganassiano si può applicare anche al repertorio più tardo. Così, in «Queste lagrime amare» e «Alla porta d’oriente» di Giulio Caccini la viola imita a volte un chitarrone arpeggiato, altre volte l’accompagnamento viene ridotto ad una sola voce per sostenere la linea melodica, altre volte ancora il basso viene pizzicato ritmicamente per trasmettere la ritmicità del brano.
La compositrice ed interprete Eva Reiter, anch’essa gambista, commenta così il suo brano: «”Such Dimmest Light As Never” è dedicato ai sogni. Ci immergiamo in quel mondo di esperienze che sfugge al corpo/mente tangibile e che si colloca tra la visione e la realtà, tra il sonno e la coscienza di veglia. Il testo cantato è tratto dal libro di prosa “Worstward Ho” (1983) di Samuel Beckett ed apre un mondo d’immaginazione, uno spazio apparentemente illimitato in cui si trova tutto ciò che viene ricordato, sognato e sfumato».
I «Three poems» di Simon MacHale sono basati su testi di Tarquinia Molza, che fu, oltre che poeta, una virtuosa del cantare accompagnandosi su vari strumenti, inclusa la viola da gamba.
I brani del violista e compositore Tobias Hume sono infine tratti dalla sua raccolta «The First part of Ayres, French, Pollish and Others» (1605), presumibilmente composta almeno in parte durante la sua carriera da mercenario ed ufficiale nell’esercito svedese e russo. Lo stile “lyra-viol”, tratto tipico di Hume e dei violisti inglesi della sua epoca, è caratterizzato da una ricchezza di arpeggi che dà libero sfogo alla risonanza dello strumento. La gagliarda (opportunamente intitolata «Souldier’s galliard») e la pavana, così come i due brani cantati «What greater griefe» e «Fain would I change that note», colgono due elementi che si contrappongono spesso all’interno dell’opera di Hume: malinconia profonda e giovialità sfrontata.
Ingresso con contributo di 5 euro. Info e prenotazioni 351.7510571 (Whatsapp) o mareterrafestival@gmail.com (mail).

