
Grande partecipazione all’incontro con Greta Cristini tra crisi geopolitiche, fine dell’eurocentrismo e nuovi equilibri di potere
Una sala gremita e un pubblico attento hanno accolto, ieri sera, venerdì 16 gennaio, l’incontro “Disordine mondiale, quale ruolo per l’Europa?”, promosso dalla Fondazione dei Monti Uniti di Foggia nell’ambito del percorso Think, write, lead. Un vero e proprio bagno di folla che ha confermato l’interesse e l’urgenza dei temi affrontati.



La serata si è aperta con i saluti istituzionali del presidente Filippo Santigliano e con l’introduzione ai lavori del vicepresidente Alfonso De Pellegrino. Prevista la partecipazione dell’europarlamentare Sandro Ruotolo, che non ha potuto prendere parte all’incontro per sopraggiunti motivi personali.
A condurre il dibattito, con equilibrio e competenza, il giornalista Enrico Ciccarelli, che ha guidato il pubblico lungo un’analisi densa e articolata affidata interamente all’intervento di Greta Cristini, analista geopolitica, reporter e scrittrice.
Cristini ha delineato un quadro complesso e inquieto dello scenario internazionale, partendo dalla situazione interna degli Stati Uniti e dalla progressiva fine dell’eurocentrismo. Al centro della riflessione, la crisi venezuelana, la crescente militarizzazione dell’Artico e lo stallo sulla questione groenlandese, che – ha sottolineato – l’Unione Europea non potrà risolvere “in punta di diritto”.
Ampio spazio è stato dedicato alla figura di Donald Trump, alla sua megalomania e a una retorica irruenta che, secondo Cristini, non rappresentano una rottura improvvisa ma l’esito più evidente di una tendenza della politica americana avviata da tempo. Il passaggio degli Stati Uniti da una tradizionale strategia di soft power a una politica di potenza fondata sull’hard power e sulla minaccia, spesso in assenza di reali capacità negoziali, si inserisce infatti in un progressivo disimpegno americano da alcune zone del globo, come il vecchio continente. Negli ultimi decenni, ha spiegato l’analista, Washington ha ridotto il proprio coinvolgimento europeo per concentrare risorse e attenzione sull’area indo-pacifica, rendendo l’atteggiamento trumpiano il punto di arrivo, più che l’origine, di questa traiettoria.
In questo contesto, l’Unione Europea si trova schiacciata tra le mire di Stati Uniti, Russia e Cina, con margini di manovra limitati. Sono emersi con chiarezza i limiti dell’azione comune europea: l’assenza di consenso sull’idea di un esercito comune, il nodo irrisolto del superamento dell’unanimità nelle decisioni strategiche e un piano “ReArm Europe/Prontezza 2030” che, di fatto, si limita a indicazioni sul debito per le spese della difesa. A ciò si aggiunge una definizione non condivisa della minaccia, poiché la Russia non è percepita allo stesso modo da tutti i Paesi membri, alimentando visioni divergenti sulla sicurezza e sulla difesa.
Uno sguardo finale è stato rivolto alla Cina, che – avendo colto con anticipo la crisi interna americana – agisce sulla scena globale attraverso una forma di soft power alternativa, non occidentale, capace di incidere profondamente sugli equilibri internazionali.
Un incontro intenso e partecipato, che ha offerto al pubblico strumenti di lettura critici per comprendere il disordine del mondo contemporaneo e le difficoltà, ma anche le responsabilità, dell’Europa nel nuovo scenario globale.
Con cortese preghiera di pubblicazione,

