I TESORI DI ROCA LETTI E STUDIATI CON LA REALTA’ VIRTUALE

STAMATTINA SOPRALLUOGO DELLA SOVRINTENDENZA CON I VIGILI DEL FUOCO SEZIONE SPECIALE SAS (Speleo Alpino Fluviale) PER RIMUOVERE LE SCALE IN FERRO DALLA POESIA PICCOLA

Animali stilizzati, barche a vela, segni a spirale, mani e piedi come a voler lasciare la propria impronta… e preghiere. Tante preghiere… Racchiude un tesoro di simboli, segni, iscrizioni la Grotta della Poesia piccola a Roca, sito archeologico che ha ormai calamitato l’interesse della comunità scientifica internazionale. I suoi simboli fanno parte dell’Arte filiforme post paleolitica (filiform rock art), espressione artistica sviluppata tra il Mesolitico e il Neolitico e che ha toccato l’apice nelle successive Età del Rame e del Bronzo.

Dopo il successo della conferenza stampa all’Università di Oxford del 24 novembre scorso, gli studiosi sono ritornati a raccontare i risultati di ben due progetti: “DigiRock. A smart detection tool to analyze and preserve Rock Art” (finanziato da Regione Puglia contestualmente all’avviso pubblico «Riparti», 2023-24) e “Uncovering Messapic Texts: Inscriptions from Grotta Poesia” (finanziato dal John Fell Fund, 2024-25) nella sede della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio della Province di Brindisi Lecce in un’interessante conferenza stampa organizzata, stamattina, in collaborazione  con Università del Salento, University of Oxford, Cetma e Comune di Melendugno.

E sempre stamattina la dottoressa Antonella Pansini della Sovrintendenza di Lecce ha eseguito un sopralluogo con il reparto speciale dei vigili del fuoco SAF (sezione Speleo, Alpina e Fluviale) per studiare come poter finalmente rimuovere la scala in ferro dalla Grotta della Poesia Piccola, che sta provocando danni alla grotta stessa e studiare un altro modo per consentire l’accesso in grotta alla comunità scientifica.

Lo ha annunciato in apertura della conferenza stampa il Soprintendente, arch. Antonio Zunno nell’aprire i lavori, seguito dal professore Gianluca Tagliamonte direttore della Scuola di specializzazione di Archeologia, Dipartimento Beni Culturali dell’Università del Salento.

A confronto gli studiosi da ogni parte d’Italia e del resto d’Europa durante il dibattito presieduto dal professore Francesco D’Andria, professore emerito, del Dipartimento del Beni Culturali dell’Università del Salento e Accademico dei Lincei il quale ha sottolineato il valore sociale e l’impegno civico degli archeologi: “Io e Cosimo Pagliara intraprendemmo una battaglia epica perché il sito archeologico di Cavallino non subisse una lottizzazione. L’abbiamo vinta. E questo impegno civico ha caratterizzato il lavoro di Cosimo che ha dato un enorme contributo allo studio della Grotta della Poesia”.

Rino Scarano, allievo di Pagliara e oggi docente di UniSalento e direttore scientifico del sito archeologico di Roca sottolinea: “Il professore Pagliara ci ha avviati verso un metodo che si è rivelato vincente: realizzare i calchi della grotta per poter studiare e decodificare meglio i segni, espressione dell’Arte paleolitica filiforme che collega Roca ad altri siti, primo fra tutti la Grotta di Porto Badisco, ma anche insediamenti nel Gargano e in Italia meridionale fino ad arrivare a Stonehnge. L’ascia e il bucranio, tipti della civiltà Minoica e Micenea, segni a spirale, una barca… mani e piedi (la firma di chi ha frequentato la grotta) sono le espressioni artistiche più ricorrenti. Il professore Pagliara ha fatto cose straordinarie: è riuscito a portare in grotta energia elettrica e acqua corrente. Ma, grazie a lui, abbiamo il calco di ben 600 metri quadrati della grotta stessa. E oggi abbiamo eseguito la scansione laser di tutta la grotta grazie al Cetma con il progetto DigiRock che ci è stato finanziato dalla Regione Puglia”.

Ed è qui che entra in campo l’intelligenza artificiale, l’algoritmo e la realtà virtuale che presuppone il deep learning, l’apprendimento profondo. Ne ha parlato l’ing. Italo Spada, direttore del Dipartimento di Nuove Tecnologie e Design del Cetma, un consorzio privato di cui però fanno parte anche enti pubblici come UniSalento, le cui applicazioni vanno dall’archeologia, all’industria, dalla manifattura alla medicina. “Si fa un gran parlare di intelligenza artificiale, ma spesso si fa solo una gran confusione”, esordisce l’ing. Spada. “Per funzionare, l’intelligenza artificiale ha bisogno dei Big data. Sui dischi solari di Roca abbiamo applicato, ben dodici anni fa, la scansione a luce strutturata che ci permette di avere una riproduzione del bene archeologico e di metterlo a disposizione della comunità scientifica. Inserendo dati precisi, l’algoritmo è in grado di classificarli e di fare i collegamenti con segni grafici simili, aiutando gli studiosi nell’interpretazione”.

CETMA HA SVILUPPATO OCULUS: CHE CONSENTE DI ESEGUIRE STUDI IN TEAM GRAZIE ALLA REALTA’ VIRTUALE

“Un gemello digitale ad alta risoluzione è stato creato per una sezione di parete iscritta nella grotta. In questo modo consentiamo alla comunità sceintifica di osservarlo, interrogarlo, analizzarlo come se ci si trovasse sul posto, ma con livelli di dettaglio e strumenti di lettura difficilmente ottenibili in condizioni reali. Il prototipo di applicativo, fruibile tramite un sistema di realtà virtuale “Oculus”, consente a più operatori di lavorare contemporaneamente nello stesso ambiente virtuale, confrontando interpretazioni, evidenziando particolari, annotando punti di interesse e condividendo osservazioni in remoto anche da sedi diverse. In questo modo, la Virtual Reality diventa un vero spazio di lavoro per archeologi, epigrafisti, linguisti e ricercatori. L’integrazione di funzionalità intelligenti (AI) supporta inoltre la lettura e l’ispezione, favorendo l’individuazione di elementi rilevanti e la creazione di una documentazione più accurata e tracciabile. L’approccio metodologico adottato nell’ambito del progetto Digirock apre nuove prospettive perché riduce la necessità di accessi ripetuti in contesti fragili o difficilmente raggiungibili, supporta la documentazione sistematica e comparabile nel tempo e favorisce decisioni più informate sulla conservazione. Un passo avanti concreto verso modelli di analisi e gestione del patrimonio culturale basati su tecnologie digitali, capaci di unire rigore scientifico, sicurezza operativa e collaborazione multidisciplinare”.

Collegati dalle varie Università d’Europa sono intervenuti anche  il professore Michele Bianconi (Faculty of Lingustics Philology and Phonetics University of Oxford, prof. Gavin Blasdel del Department of Global Languages and Cultures, Texas A&M, dottoressa Marta Capano, del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università per Stranieri di Siena, la dottoressa Viviane Léger Pirus dell’Institute de Crec, Sorbonne Unversité et Faculté de Lettres, Traduction et communication, Université Libre de Bruxelles.

Presentati anche i risultati relativi allo studio delle iscrizioni all’interno della Grotta che era un vero e proprio Santuario dove i naviganti della Terra d’Otranto lasciavano scritte le loro invocazioni o preghiere in lingua messapica, latina e greca. “Le indagini recentemente condotte presso l’Università del Salento sulle repliche delle pareti hanno permesso di distinguere iscrizioni sovrapposte, riconoscere lettere precedentemente fraintese e individuare formule dedicatorie ricorrenti, contribuendo a chiarire la struttura dei testi e l’identità dei dedicanti e delle divinità invocate. I nuovi dati, sia messapici sia latini, consentono inoltre di approfondire fenomeni ortografici e fonologici della lingua messapica, come le variazioni nei dittonghi e l’uso di grafie locali, e di documentare tratti morfologici specifici, tra cui nuove forme di dativo e attestazioni verbali finora rare o sconosciute. Nel complesso, i nuovi dati provenienti da Grotta Poesia hanno il potenziale di contribuire a ridefinire la conoscenza del messapico e del suo posto all’interno della famiglia indoeuropea, nonché a illuminare aspetti fondamentali della storia culturale e religiosa dell’Italia antica”.

Intanto una mostra sul mito di Troia ed Enea in Italia sarà inaugurata a Roma nel parco archeologico del Colosseo. Ci sarà anche Roca.