Interóleo posiziona l’uliveto come alleato strategico di fronte al cambiamento climatico

• Il Gruppo promuove iniziative legate all’economia circolare, all’efficienza energetica e al recupero dei rifiuti, in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Ambiente

• L’organizzazione si è posta l’obiettivo di ridurre la propria ‘impronta di carbonio’ del 30% entro il 2030, dopo aver già ridotto delle emissioni associate ai viaggi del 10%

Jaén, 1 giugno 2026— In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il Grupo Interóleo si è concentrato su un fatto che sta guadagnando sempre più peso tra scienziati e Amministrazioni: l’uliveto può diventare uno dei grandi alleati naturali per la cattura del carbonio, la conservazione della biodiversità e la lotta contro la desertificazione nel Mediterraneo.

In un contesto segnato da eventi meteorologici estremi, aumento delle temperature e pressioni sulle risorse idriche, l’azienda sostiene che il futuro del settore olivero risieda nel trasformare le aziende agricole in veri “pozzi di carbonio” e modelli di economia circolare.

Questa riflessione arriva in un momento particolarmente delicato per l’Andalusia e per Jaén, la principale provincia mondiale produttrice di olio d’oliva, dove gli effetti del cambiamento climatico stanno già avendo un impatto diretto sulla produzione e la redditività degli uliveti.

Secondo il Rapporto sulla Sostenibilità 2025 di Interóleo, l’organizzazione è riuscita a ridurre le emissioni di CO₂ associate ai viaggi del personale del 10% in un solo anno, passando da 124 grammi di CO₂ per chilometro nel 2024 a 112 grammi nel 2025.

Inoltre, i chilometri percorsi sono stati ridotti del 26%, migliorando l’efficienza operativa dell’azienda.

Ma il fatto più sorprendente riguarda la strategia futura: Interóleo si è impegnata a ridurre le sue emissioni di CO₂ del 30% entro il 2030, allineandosi agli obiettivi europei di decarbonizzazione e ai nuovi requisiti ESG promossi da Bruxelles.

“L’oliveto non può più essere inteso solo come una coltura agricola. Oggi rappresenta uno strumento strategico di fronte al cambiamento climatico, capace di generare allo stesso tempo valore ambientale, economico e sociale. Crediamo che il futuro del settore rieda nel muoversi verso un modello più efficiente, circolare e resiliente, dove sostenibilità e competitività vadano di pari passo. Ridurre le emissioni, promuovere le energie rinnovabili e migliorare la gestione delle risorse non è solo un obbligo ambientale; è anche un’opportunità per rafforzare la leadership internazionale dell’olio d’oliva spagnolo e garantire il futuro dell’ambiente rurale,” sottolinea Grupo Interóleo.

Inoltre, esperti recentemente riuniti a Expoliva 2025 hanno avvertito che l’erosione e la perdita di biodiversità sono diventate due delle grandi sfide ambientali dell’oliveto andaluso.

Allo stesso tempo, Interóleo promuove iniziative di economia circolare volte a trasformare i rifiuti del processo dell’olio d’oliva in energie rinnovabili. Uno dei progetti strategici dell’azienda è BIOGAS, focalizzato sull’uso del preco per generare energia pulita e ridurre l’impronta di carbonio dei mulini petroliferi.

La dimensione ambientale non è l’unico indicatore in evoluzione. Il gruppo aziendale cooperativo mantiene il 100% della sua forza lavoro con contratti a tempo indeterminato, mentre il suo indice globale di ambiente lavorativo raggiunge un punteggio di 4,21 su 5.

Un altro elemento distintivo di Interóleo è la tracciabilità e l’innovazione tecnologica applicate alla sostenibilità. L’azienda già commercializza oli legati a progetti di biodiversità utilizzando la tecnologia blockchain per garantire la tracciabilità dei prodotti.

Uno di questi progetti ha reso possibile l’esportazione di 47.500 bottiglie di olio verde verde verde sostenibile in Ecuador.

La Giornata Mondiale dell’Ambiente 2025, promossa dalle Nazioni Unite, metterà quest’anno l’attenzione internazionale sulla riduzione dei rifiuti e sui modelli di produzione sostenibile. In questo scenario, il settore spagnolo dell’olio d’oliva cerca di posizionarsi come esempio di agricoltura a basse emissioni che genera valore ambientale.