Jaime Lillo, Direttore Esecutivo del Consiglio Oleicolo Internazionale (COI) “Il Congresso Mondiale dell’Oliva 2026 rappresenterà un’opportunità unica per discutere e compiere progressi su questioni chiave del settore olivicolo globale.”

Jaime Lillo

A suo parere, qual è il principale valore aggiunto che il Congresso Mondiale dell’Olio d’Oliva (COO) apporta oggi al settore oleario rispetto ad altri eventi internazionali?

Jaime Lillo: Durante l’ultimo incontro del COI, tenutosi a novembre dello scorso anno, abbiamo avuto l’opportunità di organizzare un incontro di alto livello in cui i rappresentanti di 45 Paesi, 28 dei quali a livello ministeriale, si sono confrontati sulle principali sfide che il settore oleario si trova ad affrontare e hanno concordato delle priorità, formalizzate poi nella “Dichiarazione di Cordova”. È stata sottolineata la natura strategica del settore oleario: un settore che non solo ha profonde radici nella cultura mediterranea, ma è anche sempre più globale e dinamico, impegnato nella grande sfida di nutrire una popolazione mondiale in crescita in modo sano e sostenibile. Sono state evidenziate sfide importanti come il cambiamento climatico e la necessità di standard condivisi per facilitare gli scambi commerciali. Questi e altri temi saranno discussi dalla comunità scientifica, dalle aziende e dalle istituzioni nazionali e internazionali al prossimo COO.

Quali sono le principali minacce alla credibilità dell’olio d’oliva sui mercati internazionali odierni? È urgente l’armonizzazione globale dei metodi analitici e quali misure specifiche sta promuovendo il COI in tal senso?

Il COI dispone di metodi analitici fisico-chimici e organolettici basati su studi scientifici trasparenti e oggettivi che garantiscono la qualità e l’autenticità degli oli d’oliva sui mercati internazionali e tutelano i consumatori.

Uno degli obiettivi principali del COI è armonizzare gli standard nazionali e internazionali per gli oli d’oliva e le olive da tavola al fine di facilitare il commercio internazionale, in conformità con l’Accordo Internazionale amministrato dall’organizzazione. Il COI collabora strettamente con il Codex Alimentarius da oltre 60 anni attraverso i suoi vari comitati: CCFO, CCMAS, CAC e CCFFV. Lo standard COI per le olive da tavola è pienamente armonizzato con lo standard Codex STAN 66-1981, mentre lo standard per gli oli d’oliva e gli oli di sansa è in gran parte armonizzato con il CODEX STAN 33-1981, fatta eccezione per alcuni punti.

Partecipiamo attivamente anche ai comitati del Codex, contribuendo con studi scientifici basati su dati e campioni provenienti da paesi produttori membri e non membri, con decisioni prese per consenso tra esperti.

I suoi metodi analitici, utilizzati gratuitamente da panel di degustazione e laboratori fisico-chimici in cinque continenti, sono raccolti nel documento CXS234. Questa cooperazione contribuisce all’armonizzazione internazionale, facilita gli scambi commerciali, rafforza la tutela dei consumatori e aiuta a prevenire le frodi. Il CIO collabora inoltre con l’ISO attraverso un accordo firmato nel 2008 che consente l’adozione accelerata, e con l’UE e l’Organizzazione mondiale delle dogane nell’ambito dell’armonizzazione di norme e metodi di analisi.

La scarsità di risorse e l’aumento dei costi stanno mettendo sotto pressione la redditività: quali soluzioni tecnologiche ritenete realmente scalabili?

La pressione sulla redditività degli oliveti è reale e strutturale. I costi di produzione sono aumentati significativamente negli ultimi anni – manodopera, energia, acqua, fattori produttivi – mentre la volatilità climatica aggiunge incertezza alle rese. In questo contesto, la domanda rilevante non è quale tecnologia esista, ma quale sia realmente applicabile su una scala tale da consentire un miglioramento dell’equazione economica dell’olivicoltore.
Al COI abbiamo individuato diversi approcci tecnologici con un reale potenziale di scalabilità, come la meccanizzazione avanzata della raccolta; l’agricoltura rigenerativa e la salute del suolo; l’economia circolare e la valorizzazione dei sottoprodotti; il miglioramento dei processi di estrazione; e gli strumenti di gestione digitale integrati.
L’agenda tecnologica del settore olivicolo non può essere esclusiva dei grandi operatori. Affinché la rivoluzione tecnologica sia veramente trasformativa, i suoi benefici devono raggiungere ogni anello della catena del valore: dal piccolo olivicoltore mediterraneo alla cooperativa di medie dimensioni, compresi i frantoi a conduzione familiare che sostengono una parte significativa della produzione tradizionale di alta qualità. La missione del CIO è garantire questo.

Il cambiamento climatico è una delle sfide più urgenti. Quali strategie di adattamento ritenete più efficaci per gli oliveti mediterranei oggi?

Il cambiamento climatico rappresenta una delle maggiori sfide per il settore olivicolo globale. Al CIO, un’organizzazione intergovernativa che riunisce i paesi responsabili di oltre il 95% della produzione mondiale, lo stiamo affrontando con una strategia globale che combina adattamento, mitigazione e cooperazione internazionale.

Il consumo globale di olio d’oliva è in crescita, seppur in modo disomogeneo. Quali mercati mostrano attualmente il maggiore potenziale?

Abbiamo osservato un’accelerazione nella crescita del consumo internazionale di olio d’oliva a seguito della pandemia di COVID-19, quando ci siamo fermati e abbiamo preso coscienza dell’importanza di prenderci cura di noi stessi e di mangiare bene. Questa crescita è stata particolarmente intensa nei mercati non tradizionali, lontani dal bacino del Mediterraneo, come Stati Uniti, Brasile, Canada, Australia e Cina, tra gli altri. Questi mercati hanno un maggiore potenziale di crescita. Sempre più persone desiderano seguire una dieta sana e sostenibile e stanno scoprendo gli oli d’oliva, soprattutto l’extravergine.

Secondo lei, quali saranno le questioni chiave che definiranno il futuro dell’olivicoltura nei prossimi dieci anni?

Dal mio punto di vista, la sfida principale per l’olivicoltura è rispondere ai cambiamenti climatici, in particolare nel bacino del Mediterraneo, che attualmente rappresenta la maggior parte della produzione. Facilitare l’adattamento della coltura a uno scenario climatico in evoluzione, contrastare malattie come la Xylella fastidiosa, diversificare le regioni di produzione e i sistemi di coltivazione, ma anche contribuire alla soluzione dei cambiamenti climatici – quantificando, migliorando e comunicando il bilancio del carbonio degli oliveti – sono le questioni che definiscono l’olivicoltura.

Naturalmente, la modernizzazione e l’innovazione tecnologica che abbiamo visto accelerare negli ultimi anni continueranno a essere un fattore importante.
Al CIO promuoviamo il dialogo e la cooperazione scientifica e costruiamo il consenso sul lavoro degli esperti per stabilire regole condivise che facilitino gli scambi e tutelino i diritti dei consumatori in un mercato sempre più complesso e globalizzato. Operiamo anche nell’ambito della sostenibilità e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, mobilitando la rete di risorse genetiche olivicole riconosciuta dal CIO e riunendo esperti di spicco per facilitare l’adattamento delle colture e migliorarne la sostenibilità e la resilienza. Ad esempio, quest’anno presenteremo i risultati del progetto sul bilancio del carbonio degli oliveti, un’ambiziosa iniziativa internazionale di collaborazione pubblico-privata volta a fornire agli olivicoltori uno strumento digitale per il calcolo del loro bilancio del carbonio.

Si tratta di un passo importante per quantificare, migliorare e comunicare il contributo degli oliveti, e potrebbe persino rappresentare una nuova fonte di reddito per gli olivicoltori.

Infine, qual è il messaggio principale che vorrebbe trasmettere ai produttori e agli operatori che parteciperanno all’OOWC 2026?

Il messaggio è molto chiaro e semplice: l’OOWC riunirà i principali attori del settore olivicolo mondiale: la comunità scientifica, i maggiori esperti, le aziende, le istituzioni e le pubbliche amministrazioni dei principali paesi produttori e consumatori. Sarà un’opportunità unica per promuovere il dialogo e compiere progressi sulle questioni più urgenti che interessano il settore olivicolo.