La Spagna consolida la sua leadership mondiale nell’olio d’oliva: 1,4 milioni di tonnellate e un forte impulso alle esportazioni

. Ciò è confermato dal Rapporto 2025 sul Settore dell’Olio d’Oliva di Agrifood Comunicación e AgroBank, in collaborazione con il Congresso Mondiale dell’Olio d’Oliva, un’analisi esaustiva che analizza il mercato globale e nazionale, evidenzia il ruolo della Spagna come motore europeo dell’olio d’oliva e evidenzia le sfide più immediate del settore. In un contesto di siccità, aumento dei costi e un calo dei prezzi del 46,7% rispetto alla scorsa stagione, l’olio d’oliva spagnolo mantiene uno dei più forti saldi esterni del sistema agroalimentare, con esportazioni di circa un milione di tonnellate per campagna

Madrid, 21 novembre 2025.- Agrifood Comunicación e AgroBank, in collaborazione con l’Olive Oil World Congress, hanno presentato il Rapporto 2025 sull’olio d’oliva, che conferma come la Spagna rafforzi la sua leadership internazionale in questo settore strategico. La stagione 2024/25 segna un punto di svolta dopo due raccolti molto brevi, con una produzione che supera i 1,4 milioni di tonnellate e che ancora una volta pone il paese come motore del mercato europeo e mondiale.Il rapporto, che può essere scaricato al seguente link: www.agrobankhub.es/actualidad/informes-sectoriales.html, analizza in dettaglio l’evoluzione del mercato globale, europeo e nazionale, nonché la situazione strutturale dell’uliveto spagnolo.

Leadership globale nella produzione e nella superficieSu scala globale, la produzione prevista per la campagna 2024/25 ammonta a 3,5 milioni di tonnellate, la cifra più alta nella serie storica. Il 60% corrisponderà ai paesi dell’Unione Europea e il 40% ai paesi non appartenenti all’UE. In questo contesto, il contributo della Spagna è ancora una volta decisivo: i suoi 1,4 milioni di tonnellate rappresentano il 67% della produzione europea e il 40% della produzione mondiale. Il rapporto spiega anche che gli uliveti si estendono già in 58 paesi e occupano 11,7 milioni di ettari, di cui 2,7 milioni si trovano in Spagna, confermandone la leadership assoluta.A livello europeo, l’Unione Europea mantiene un equilibrio commerciale straordinariamente positivo. La stagione 2023/24 si è conclusa con un surplus di 4.390 milioni di euro, il più alto mai registrato. Sebbene si preveda una diminuzione del valore delle esportazioni per il 2024/25 a causa del calo dei prezzi, i livelli rimarranno molto elevati. Il rapporto ricorda che questa forza delle esportazioni è accompagnata da un’espansione dei consumi mondiali, stabilizzati dal 2019 intorno ai 3 milioni di tonnellate, con 1,42 milioni di tonnellate nell’UE e 1,64 milioni al di fuori di essa.Lo studio sottolinea anche la natura sociale e produttiva dell’oliveto spagnolo. Con circa 400.000 proprietari e oltre 2,4 milioni di ettari, è una coltura chiave per migliaia di comuni rurali. Il 69% dell’area corrisponde a uliveti a secca, in molti casi con raccolte basse o pendii elevati. Allo stesso tempo, si distinguono i più di 35.000 ettari di uliveti super-intensivi in Andalusia e i più di 15.000 in Estremadura, che hanno promosso la modernizzazione basata su meccanizzazione, efficienza e tecnologia. Nelle piantagioni di siepi, con densità comprese tra 1.600 e 2.000 piante per ettaro, si possono raggiungere produzioni da 10.000 a 12.000 kg per ettaro e la raccolta meccanizzata riduce il costo a 0,03-0,04 euro per chilo.
Tuttavia, il rapporto avverte delle sfide strutturali affrontate dagli uliveti tradizionali a secca e in pendenza, che hanno costi molto più elevati – quasi 5 euro per chilo di olio – e una redditività sempre più compromessa. Il CAP 2023-2027 prevede aiuti specifici per queste aziende agricole, volti a garantirne la continuità nelle aree particolarmente vulnerabili allo spopolamento.Il peso industriale del settore si riflette nei 1.835 mulini petroliferi, 1.784 impianti di imbottigliamento, 64 estrattori di preco e 25 raffinerie in Spagna nel 2023. A questo si aggiunge il crescente aumento della qualità, visibile nei 30 PDO, 2 PGI e 284.000 ettari di uliveti biologici, una delle più grandi aree biologiche al mondo per questa coltura.

Calo dei prezzi e forza delle esportazioniPer quanto riguarda il mercato interno, il rapporto sottolinea che le campagne 2022/23 e 2023/24 sono state caratterizzate da prezzi eccezionalmente alti a causa di produzioni molto basse. Attualmente, l’Olio Extra Vergine d’Oliva è intorno ai 420 euro per 100 chili, con un calo del 46,7% rispetto alla campagna precedente. In Andalusia, i prezzi sono diminuiti del 42% rispetto al 2023/24 e del 49% rispetto ai massimi del 2022/23; in Castiglia-La Mancha, la diminuzione raggiunge il 48%. Anche le altre categorie – vergini, lampante e sticcia – hanno registrato riduzioni significative.Nel commercio estero, la Spagna mantiene un modello di forza. Le esportazioni medie delle ultime cinque campagne ammontano a 919.300 tonnellate e il valore potrebbe superare i 5.000 milioni di euro, con tassi di copertura superiori all’800%. Italia, Stati Uniti, Francia, Portogallo e Regno Unito guidano le destinazioni. Il rapporto identifica come principale debolezza strutturale il fatto che oltre il 60% delle esportazioni è effettuato in grandi quantità, specialmente verso l’Italia, dove il petrolio viene imbottigliato e riesportato con un maggiore valore aggiunto.

Da un punto di vista ciclico, la campagna 2024/25 è iniziata con scorte molto basse – 296.000 tonnellate, il 27% in meno rispetto all’anno precedente – ma la ripresa della produzione porterà a un aumento delle scorte finali a circa 423.000 tonnellate, il 30% in più rispetto al 2023/24. Questa maggiore disponibilità sta esercitando una pressione al ribasso sui prezzi. Nelle ultime settimane analizzate, l’olio d’oliva vergine ha registrato una diminuzione del 3,73%, mentre le altre categorie mostrano una tendenza simile.Nonostante questo contesto, le prospettive per il settore spagnolo rimangono positive. La previsione per la stagione 2025/26 è di 1,37 milioni di tonnellate, una cifra molto simile a quella dell’anno precedente. Il rapporto conclude che la Spagna mantiene una solida base per continuare a guidare il mercato mondiale dell’olio d’oliva: una capacità produttiva dominante, una vasta rete industriale, un forte peso per le esportazioni, un consumo globale in espansione e una modernizzazione degli uliveti che progredisce sia in termini di efficienza che di sostenibilità.