LE BANDE NELL’ITALIA MERIDIONALE DELL’OTTOCENTO: UN SEMINARIO IL 9 GIUGNO A BARI

L’appuntamento del Conservatorio Piccinni a cura della musicologa Annamaria Bonsante

L’antica tradizione delle bande nell’Italia meridionale sarà al centro del seminario di ricerca a cura di Annamaria Bonsante, musicologa e docente di Storia della Musica, in programma dalle 15 alle 18 di martedì 9 giugno nel Salone dell’Organo del Conservatorio “Piccinni” di Bari. L’appuntamento, dal titolo “Origini, pratiche e circolazione delle bande musicali nell’Italia meridionale dell’Ottocento”, rientra nell’attività di ricerca dei Dipartimenti di Teoria, Analisi, Direzione e Composizione e di Strumenti a Fiato dell’Istituto barese e si concentrerà sulle pratiche musicali – civili e militari – delle “fanfare” e delle “bande” nell’Italia meridionale dell’Ottocento, indicando la rilevanza del loro “suono” e del loro “colore” anche all’interno di una tradizione scritta e colta.


La ricognizione delle fonti musicali e della documentazione archivistica, svolta a campione nell’ambito di un progetto PRIN appena concluso, ha confermato il ruolo predominante che le orchestre di fiati rivestono nel paesaggio sonoro del più grande antico Stato italiano e nella sua alfabetizzazione musicale diffusa. Bande e fanfare sono attive, per tutto il XIX secolo, in molteplici contesti urbani e mostrano un livello tecnico molto differenziato: esse, oscillando tra dilettantismo e professionismo, consentono una reale e diffusa inclusività socio-culturale. Usi civili (devozione religiosa, celebrazioni civiche, concerti in “cassarmonica”, istruzione musicale) e usi militari (parate, marce etc.) caratterizzano il variegato arcipelago delle centinaia di bande da concerto, bande da giro, fanfare municipali, mostrando caratteristiche inconfondibili.


Il linguaggio “bandistico” del Mezzogiorno preunitario irrompe con forza anche in teatro, nell’orchestra del melodramma ottocentesco – spesso per merito di eccellenti musicisti pugliesi. Da quella espressività così peculiare discenderanno, naturalmente, le infinite trascrizioni per orchestre di fiati di partiture operistiche: riscritture significative e identitarie che ancora oggi caratterizzano l’ecosistema musicale meridionale.