
CLASSIC ROCK ON AIR è un programma ideato da Renato Marengo e condotto assieme a Marco Testoni. È registrato presso i GB Play studio.
Viene realizzato con la collaborazione della rivista Classic Rock (Sprea Editore) e la Indie Music Like del Mei (Meeting delle Etichette Indipendenti)
In redazione Lorenza Somogyi Bianchi. Alla consolle Paolo Tocco e Giulio Berghella.
| Classic Rock on Air: dal polistrumentista Bruce Hornsby alla struggente ballata Princesa dell’intramontabile Fabrizio De Andrè. |
| In apertura, per la Cover Story, Classic Rock On Air ha scelto Indigo Park di Bruce Hornsby. Sono passati 40 anni dal suo esordio THE WAY IT IS e, a 70 anni, Bruce Hornsby con il suo nuovo album INDIGO PARK è ancora pronto a mettersi in gioco, lasciando che sia la musica a guidare il suo cammino. Bruce Hornsby (Williamsburg, 23 novembre 1954) è un tastierista, polistrumentista e cantante statunitense. È particolarmente conosciuto ed apprezzato per la capacità di improvvisare e creare performance contaminate da diversi generi musicali: musica classica, jazz, blues, folk, gospel, rock e tanti altri. Nato in Virginia, ha studiato a Boston. Nel 1980, con il fratello John si è trasferito a Los Angeles, dove ha lavorato per la 20th Century Fox come compositore di colonne sonore. Riesce ad ottenere un contratto discografico circa cinque anni dopo e pubblica, con i The Range, l’album The Way It Is (1986), prodotto da Huey Lewis e trascinato dall’omonimo singolo. L’album ha subito un gran successo e vince anche un Grammy Awards 1987 come “Best New Artist”. Hornsby si realizza anche come autore, scrivendo insieme a Don Henley, The End Of Innocence che verrà portata al successo dall’ex componente degli Eagles e otterrà due nomination ai Grammy Awards. Il singolo Indigo Park, che da anche il titolo all’album, è il manifesto musicale di Hornsby, un artista libero da anni da qualsiasi forma di cliché e di aspettativa. Una canzone raffinatissima che parte da un ricordo di gioventù per poi lanciarsi in un susseguirsi di riflessioni che prendono ispirazione dalla quotidianità.Questa settimana il brano proposto da L’ALTOPARLANTE all’interno della rubrica curata da Renato Marengo con Nando Misuraca di Suono Libero Music è Cambiare Male dei The Monkey Weather. Cambiare Male è il nuovo singolo dei The Monkey Weather, un brano che nasce da esperienze vissute sulla pelle. La canzone mette a fuoco le dinamiche di una relazione tossica, in particolare quelle legate alla manipolazione narcisistica. Non è un racconto astratto: è una denuncia che parte da ciò che la band ha attraversato e osservato, con l’intenzione di dare voce a chi si trova intrappolato in meccanismi simili. Sul piano sonoro, Cambiare Male è costruita su un andamento ipnotico. Le strofe hanno un tono cupo e quasi recitato, mentre il ritornello si apre in una dimensione corale che alleggerisce la tensione accumulata. Le tastiere introducono un colore dub che richiama le atmosfere degli anni ’90, con un rimando esplicito agli Almamegretta. Il lavoro di produzione punta a creare un movimento continuo, un rotolamento che accompagna il testo senza sovrastarlo.Soundtrack City, la trasmissione curata da Massimo Privitera e Marco Testoni, e ospitata settimanalmente da Classic Rock On Air, questa settimana è dedicato a Dark Winds, una serie televisiva statunitense ambientata negli anni ‘70, disponibile su Netflix, che vede come protagonisti un cast composto per la maggior parte da Nativi americani degli Stati Uniti d’America. Tra i produttori esecutivi figura Robert Redford che compare anche in un cameo in una singola scena. Il genere della serie viene definito come neo-western e le musiche originali, molto intense e velate di un sound desertico che ci riporta a climi musicali anni ‘70 sono affidate a un trio di compositori della stessa famiglia (padre e figli) chiamati Kiner Music ovvero Deana, Sean e Kevin Kiner.Il brano proposto in occasione di questa puntata è How Can You Win è una canzone dei Parish Hall presente nel primo episodio della serie. I Parish Hall erano un power trio proveniente dalla Bay Area californiana specializzati in un sound hard rock/blues rock. Il loro album fu pubblicato verso la fine del 1970 da una piccola etichetta discografica locale californiana.Per lo SLOT4!, ovvero il brano proposto dalla redazione di Classic Rock On Air, questa settimana la scelta ricade su Princesa di Fabrizio De Andrè. Un’intensa e struggente ballata dedicata alla durissima storia di Princesa, appunto, una trans conosciuta nella Comunità di San Benedetto al Porto fondata da Don Gallo. Ci serve a ricordare Don Andrea Gallo, appunto, il “prete di strada” che ha fatto dell’accoglienza una scelta radicale e che delle Trans diceva che erano i suoi Apostoli. Sabato a Spin Time si è parlato proprio di lui e del secondo volume della collana Ostinati e Contrari: Il Vangelo degli Ultimi, scritto con Federico Traversa e edito dalla neonata casa editrice Crëuza De Ma: un racconto che restituisce la sua eredità spirituale e politica, fatta di giustizia sociale, inclusione e impegno concreto.Per la sigla di chiusura del mese di aprile il Direttore Renato Marengo ha scelto Musica Ribelle di Eugenio Finardi.Per celebrare i cinquant’anni dal suo primo album, Eugenio Finardi torna con un nuovo tour e un nuovo disco, TUTTO, ventesimo lavoro in studio di inediti.Dopo il successo di Euphonia Suite, che lo ha visto protagonista di ottanta date in tre anni, Finardi porta in scena uno spettacolo che ripercorre i momenti più significativi del suo vasto repertorio, raccontando una carriera lunga mezzo secolo e consacrata tra le più originali della canzone d’autore italiana.Accanto ai grandi classici, trovano spazio anche i brani del nuovo album, un progetto che colpisce per sonorità innovative e per la creatività sempre viva di un artista capace di leggere il presente con profondità. Sul palco è accompagnato da tre musicisti con cui costruisce atmosfere coinvolgenti e mai scontate. Nel tempo, la sua voce è diventata sempre più duttile e raffinata, capace di trasmettere emozioni autentiche attraverso testi che affrontano temi universali. A distinguerlo resta anche la spontaneità e il rapporto diretto con il pubblico, che rende ogni concerto un’esperienza unica. |

