
MOSTRA
Filippo de Pisis e les Italiens de Paris
a cura di Paolo Bolpagni e Maddalena Tibertelli de Pisis
Aperta domenica 5 aprile (Pasqua) e lunedì 6 aprile 2026 (Pasquetta)
Fondazione Biscozzi | Rimbaud ETS
Lecce, piazzetta Giorgio Baglivi 4
NOTA STAMPA
La mostra Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, a cura di Paolo Bolpagni e Maddalena Tibertelli de Pisisin corso alla Fondazione Biscozzi | Rimbaud, finoal 10 maggio 2026, rimarrà aperta nei giorni di Pasqua, domenica 5 aprile, e Pasquetta, lunedì 6 aprile 2026.
La mostra indaga l’esperienza degli Italiens de Paris, gruppo di artisti italiani attivi nella capitale francese, accomunati da un’apertura verso l’Europa e da una posizione di parziale e consapevole “fronda” rispetto all’indirizzo dominante del Novecento Italiano.
Cuore della compagine fu il Groupe des Sept, formato da Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi, protagonisti di una stagione espositiva compresa tra il 1928 e il 1933. Il gruppo condivideva riferimenti culturali, consuetudini professionali e una comune visione del classicismo, inteso in chiave moderna, mediterranea e antidogmatica, segnata da libertà formale, pluralità di linguaggi e dialogo con la cultura internazionale.
Ad accompagnare e sostenere il gruppo fu il critico d’origine polacca Waldemar George, cultore del classicismo mediterraneo, che si definì “unico difensore a Parigi dell’italianismo considerato come forma d’arte plastica”: fu lui a presentarli alla Biennale di Venezia del 1930 in un’apposita sala intitolata Appels d’Italie. Seguiti dal gallerista Léonce Rosenberg, gli Italiens parteciparono comunque anche alle mostre del Novecento Italiano.
Il percorso espositivo pone al centro della ricerca la figura di Filippo de Pisis (Ferrara, 1896 – Brugherio, Milano, 1956), a partire dal celebre dipinto Dalie (1932), esposto nella prima sala dell’allestimento permanente della Fondazione leccese. Attorno a un significativo nucleo di oltre venti opere dell’artista ferrarese, realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi Trenta, si sviluppa un confronto diretto con una selezione mirata di dipinti degli altri sei membri del Groupe des Sept, appartenenti alla medesima stagione.
La mostra offre l’occasione di ammirare tre opere mai esposte in Italia, provenienti dal Musée di Grenoble, entrate nelle sue collezioni nel 1933 grazie alla donazione di Emanuele Sarmiento, mecenate italiano trapiantato in Francia dal 1912. Si tratta di I due pesci (1927) e Il piede romano (1927) di Filippo de Pisis e di Natura morta (Katinka) del 1932 di Mario Tozzi.

