LUV Fiera, presentata a Berlino la 2ᵃ edizione

LUV – La Fiera dell’Uva da Tavola ha scelto Berlino per accendere i riflettori sulla seconda edizione: 20, 21 e 22 ottobre 2026, Nuova Fiera del Levante, con Bari pronta a tornare – per tre giorni – baricentro internazionale della filiera. Un annuncio arrivato all’Italian Fruit Village durante Fruit Logistica, e che porta con sé un messaggio molto chiaro: oggi, per l’uva da tavola, la conoscenza da sola non basta. Serve un salto di scala. Serve sistema.

A ricordarlo, sin da subito, Mirko Sgaramella, project manager di LUV Fiera che ha aperto la presentazione: “La conoscenza non basta se non si fa rete per raggiungere la massa critica che incide sul futuro della filiera”. Un concetto che, letto in controluce, racconta anche l’evoluzione stessa di LUV: dopo l’esordio del 2024, che ha segnato il primo format europeo interamente dedicato alla filiera, il 2026 prospetta un’edizione più ambiziosa, costruita per allargare davvero il raggio, oltre i confini.

LUV Fiera: partnership e accordi dell’edizione 2026

Come annunciato, infatti, l’evento avrà un upgrade strategico grazie alla collaborazione con Fruitnet, realtà internazionale di riferimento nell’informazione ortofrutticola, che porterà dentro LUV un contenuto già riconosciuto nel circuito globale: il Fruitnet Grape Congress. L’intento dichiarato è rendere LUV 2026 una piattaforma che vuole parlare al mercato globale senza rinunciare alla propria radice: Puglia e Sicilia, “cuore produttivo dell’uva da tavola in Europa”, ma anche territori chiamati oggi a trasformare leadership agricola in leadership di filiera, fatta di standard, visione, contenuti e strategie.

Nuove partnership, dunque, ma anche accordi rinnovati. A partire da quello con SG Marketing, che affianca LUV con un obiettivo molto concreto: portare dentro la fiera la lente del consumatore e, con quella, la capacità di leggere e governare il rischio più insidioso per un prodotto maturo come l’uva da tavola: la commoditizzazione. A ribadirlo è stato Salvo Garipoli, business director di SG Marketing, che durante la presentazione ha insistito su un punto identitario: “Dobbiamo essere coscienti del fatto che ci troviamo a toccare una delle filiere più rilevanti in cui l’italianità è un valore concreto, reale. L’Italia costituisce un punto di riferimento in Europa e in parte nel mondo e quindi abbiamo la responsabilità di agire in maniera strutturata, organizzata e quindi accendere i riflettori su questa filiera che significa partire dal consumatore per arrivare al consumatore”.

Un discorso che è tornato anche nelle parole di Alessandro Simone, buyer di Lulu Group International per il Medio Oriente, che ha definito LUV una “bussola” per chi compra dall’estero proprio perché esce dalla logica più immediata della trattativa: “Dal punto di vista di un operatore una verticale di filiera come LUV è importantissima perché avvicina i buyer non solo alla parte commerciale, più immediata, che finisce quasi per essere banalizzata in domanda-offerta, ma a un approfondimento che abbraccia sia aspetti tecnici che commerciali”.

Ricerca ed esperienza al centro

In questo spazio – tra business, innovazione e mercato – si è poi inserito anche l’intervento di Giacomo Suglia, presidente di Apeo, che ha ricordato come l’uva da tavola sia il secondo prodotto ortofrutticolo più esportato dall’Italia, e come proprio questa centralità imponga un salto di maturità: fare fronte comune per dialogare “alla pari” con le grandi realtà del breeding, delle tecnologie e dei mezzi tecnici. Nel suo intervento, Suglia è tornato anche su un tema che la filiera tende spesso a trattare in modo binario – uve con semi contro seedless – proponendo invece una lettura più completa: rivalutare le uve con semi, a partire dalla varietà Italia, senza ridurle a nostalgia o a “mercato residuo”. A supporto, il riferimento a studi scientifici dell’ospedale IRCCS “Saverio De Bellis” di Castellana Grotte sui benefici gastroenterologici del seme masticato: “Non trascuriamo l’aspetto scientifico e salutistico a favore del solo marketing”.

E se, come ha ricordato il presidente Apeo, il valore non può poggiare solo sul marketing, allora la questione diventa di filiera: chi tiene insieme, sul territorio, il sistema che quel valore lo produce. Di qui l’intervento conclusivo affidato a Gianluca Nardone, direttore del Dipartimento Agricoltura della Regione Puglia: “È il momento in cui possiamo discutere, parlare, mettere al centro dell’attenzione un prodotto fondamentale per l’agricoltura – ha infatti ricordato – ma che costituisce anche un esempio di best practice, di come l’intera regione e l’intero sistema produttivo in 30-40 anni abbiano saputo orientarsi per rendere l’uva da tavola il secondo prodotto per esportazione del nostro agroalimentare”.  

Filiera a rapporto

Pensata per celebrare e raccontare una delle eccellenze più straordinarie del Mediterraneo, la prima fiera di filiera dell’uva da tavola è entrata nel vivo. Le date sono fissate: 20-21-22 ottobre 2026. L’appuntamento è a Bari, presso la Nuova Fiera del Levante, con una seconda edizione che, al cuore nazionale, aggiunge quest’anno un respiro internazionale. Un respito che – tirato a pieni polmoni – conferma un progetto capace di affermarsi e guardare con ambizione al futuro del comparto.