
Un Patto per il lavoro che unisca istituzioni, imprese, università, scuola, parti sociali e territori. E un Osservatorio permanente capace di illuminare le zone d’ombra del mercato del lavoro e delle fragilità sociali: è questa la proposta forte lanciata dalla CISL Bari-BAT nel Consiglio generale dal titolo «Il Patto che fa crescere. Sinergie sindacati-istituzioni per lavoro, investimenti e diritti sociali», in programma a Bari, martedì 23 giugno 2026, all’Hotel Excelsior (Via Giulio Petroni 15, ore 9.45).
Al centro della relazione del segretario generale della Cisl Bari-BAT, Giuseppe Boccuzzi, una parola che ritorna come un filo rosso: «partecipazione». Perché, nessuna crescita è possibile se una parte della comunità resta indietro. Nessun territorio può correre se perde giovani, competenze, lavoro e fiducia.
Al consiglio generale della Cisl territoriale partecipano Angela Perna, consigliera comunale con delega al Lavoro del Comune di Bari, Nicola Amoruso, consigliere comunale con delega al Lavoro del Comune di Bari, Antonio Castellucci, segretario generale della CISL Puglia, e Sauro Rossi, segretario confederale nazionale della Cisl.
I lavori del parlamentino cislino di Bari e Bat si aprono con il ricordo delle vittime di Amendolara. Una ferita che per Boccuzzi non può essere archiviata come un episodio di cronaca. «Quelle morti», afferma il segretario generale della CISL Bari-BAT, «ci ricordano che lo sfruttamento continua a cambiare pelle. Non vive solo nei campi. Si nasconde nei servizi, nella logistica, nella ristorazione, nelle piattaforme digitali. Dove il lavoro diventa debole, lì prova a mettere radici». Da qui la richiesta di una rete permanente tra istituzioni, enti ispettivi e parti sociali per contrastare caporalato, lavoro povero e precarietà.
Il cuore della relazione guarda soprattutto al futuro. I numeri raccontano un territorio in cui le ombre preoccupano: nel 2025 la provincia di Bari ha perso 13 mila occupati. Crescono gli inattivi. Troppe donne restano ai margini del mercato del lavoro. Troppi giovani continuano a fare le valigie. «Dietro le statistiche», sostiene Boccuzzi, «non ci sono tabelle. Ci sono vite. C’è un ragazzo che parte. C’è una donna che rinuncia a cercare lavoro. C’è una famiglia che vede restringersi il proprio orizzonte».
È da questa consapevolezza che nasce il Patto territoriale partecipativo per il lavoro buono, stabile e inclusivo. «Non vogliamo una firma da esibire in una fotografia», sottolinea Boccuzzi. «Vogliamo uno strumento vivo. Un cantiere aperto. Un accordo capace di produrre risultati misurabili e verificabili nel tempo».
Il Patto immaginato dalla CISL non si limita all’occupazione. Assomiglia piuttosto a una grande cabina di regia territoriale. Un luogo nel quale istituzioni, sistema produttivo, università, Politecnico, ITS, Camera di Commercio, associazioni e sindacato possano costruire una strategia condivisa per aumentare il lavoro stabile, sostenere l’occupazione femminile, contrastare il lavoro povero e accompagnare le trasformazioni economiche.
Accanto al Patto nasce la proposta di un Osservatorio permanente sul mercato del lavoro e sulle fragilità sociali. «Non si governa ciò che non si conosce», afferma Boccuzzi. «Abbiamo bisogno di una bussola. Di dati aggiornati. Di strumenti che ci aiutino a leggere in tempo reale i cambiamenti del territorio e a intervenire prima che i problemi diventino emergenze».
Nella visione della Cisl di Bari e Bat il lavoro non è un compartimento stagno. È il centro di una rete che tiene insieme casa, scuola, sanità, welfare, mobilità e qualità della vita. «Oggi il lavoro non può essere separato dalla vita», è esplicito il segretario generale della Cisl Bari e Bat. «Un giovane senza casa non costruisce il futuro. Una famiglia senza servizi non regge la precarietà. Un anziano lasciato solo rischia di diventare invisibile».
Per questo il Patto dedica spazio anche al diritto all’abitare, alle politiche giovanili, alla rigenerazione urbana e all’inclusione sociale. L’obiettivo è ricucire gli strappi che attraversano le comunità e impedire che interi quartieri si trasformino in periferie dell’abbandono.
Boccuzzi, poi, affronta inoltre alcuni dei dossier più delicati del territorio. Dalla crisi Natuzzi, indicata come simbolo delle difficoltà industriali della Puglia, alla situazione della sanità regionale. Dalle liste d’attesa alla carenza di personale sanitario. Dalla non autosufficienza al sostegno agli anziani e ai caregiver. «La salute», afferma Boccuzzi, «non può essere trattata come una voce di bilancio. È un diritto costituzionale. E i cittadini hanno il diritto di vedere servizi migliori per ogni euro che versano».
Ampio spazio è dedicato anche alla sfida dell’intelligenza artificiale e della transizione digitale. «L’innovazione non deve diventare una nuova frusta sul lavoro», sostiene il segretario generale della CISL Bari-BAT. «La tecnologia deve servire la persona. Deve migliorare il lavoro, non svuotarlo di significato». Nel finale della relazione emerge il ruolo che il sindacato intende assumere nei prossimi anni. Non semplice osservatore. Non spettatore delle trasformazioni. Ma protagonista: «La nostra organizzazione confederale ha fatto una scelta precisa, quella di collocarsi né dentro un umanesimo nostalgico né nel tecnicismo ingenuo, ma dentro una cornice dove è necessaria la supervisione umana sulle prestazioni dell’Ia. La comprensione tecnica non può essere separata dall’analisi sociale. E passare dal disincanto alla competenza significa arrivare a una cultura della governance che ci consenta il superamento della paura cieca per poi arrivare alla responsabilità delle scelte».
Forte di oltre 82 mila iscritti, la Cisl Bari-BAT rivendica il proprio ruolo di ponte tra istituzioni, imprese e cittadini.
«Noi vogliamo essere protagonisti nella costruzione del Patto per il lavoro, nella difesa della sanità pubblica, nella lotta allo sfruttamento, nella gestione delle transizioni digitali e nella tutela delle persone più fragili», afferma Boccuzzi.
La conclusione è un invito alla responsabilità collettiva. «Nei momenti difficili», conclude il segretario generale della CISL Bari-BAT, «non servono muri. Servono ponti. Non servono tifoserie. Servono alleanze. Non servono slogan. Servono progetti. Il Patto che proponiamo è una chiamata alla corresponsabilità. Perché il futuro non si aspetta. Si costruisce insieme».

