
Con il 42,7% delle strutture controllate dai Carabinieri dei Nas risultate irregolari, emerge un dato che conferma come la qualità e la sicurezza del cibo non possano essere sacrificate, soprattutto nei luoghi più sensibili, e mette in luce l’esigenza di puntare su filiere trasparenti, prodotti 100% italiani e criteri in grado di superare definitivamente la logica del massimo ribasso. È il commento di Coldiretti Puglia, in relazione alle verifiche dei NAS che hanno interessato 558 strutture tra ristorazione collettiva e ambito sanitario, ribadendo l’importanza di garantire pasti sani e sicuri per tutti, a partire dai più vulnerabili, e di fare della qualità del cibo uno strumento di tutela della salute e di equità sociale.
Investire nella qualità dei pasti serviti nelle mense – aggiunge Coldiretti Puglia – può aiutare anche a risparmiare risorse pubbliche, perché se oggi il 70% della spesa sanitaria è rivolta agli anziani, tra 20 anni, se non si corre ai ripari, i costi per curare malattie croniche derivanti da scelte sbagliate a tavola saliranno, secondo gli esperti, al 90 per cento, secondo gli esperti.
In quest’ottica diventa sempre più urgente superare il criterio del massimo ribasso negli appalti della ristorazione collettiva, puntando invece su qualità, trasparenza e origine dei prodotti, un percorso che deve essere condiviso anche a livello europeo, con il supporto di adeguate risorse comunitarie. Per questo Coldiretti e Anci hanno firmato un Protocollo d’Intesa volto a valorizzare le produzioni nazionali, tutelare i territori e promuovere modelli alimentari sani e sostenibili, avviando una collaborazione strutturale tra Comuni italiani e mondo agricolo. L’accordo riconosce all’agricoltura un ruolo multifunzionale nella tutela del paesaggio, della salute dei cittadini e della coesione sociale, attribuendo ai Comuni un ruolo chiave come presidio di comunità.
Tra gli assi principali del Protocollo figura la ristorazione collettiva, con l’impegno ad aumentare nelle mense pubbliche e scolastiche l’utilizzo di prodotti made in Italy, locali, stagionali, biologici e da filiere corte e con il supporto ai Comuni nella definizione di capitolati e disciplinari che introducano criteri di qualità, trasparenza e origine nelle forniture una misura richiesta dai cittadini visto che secondo un’indagine Coldiretti/Censis solo il 38% ritiene adeguate le informazioni disponibili nelle mense mentre l’86% chiede più alimenti freschi e di stagione.
Accanto alle mense il Protocollo dedica un capitolo all’educazione alimentare con iniziative rivolte soprattutto ai più giovani per promuovere corretti stili di vita, valorizzare la Dieta Mediterranea e contrastare la diffusione dei prodotti ultra-formulati tema su cui Coldiretti ha più volte lanciato l’allarme, con percorsi didattici, laboratori e progetti territoriali che rafforzano il rapporto tra scuola, famiglie e produttori agricoli
La firma del Protocollo rappresenta un passaggio strategico perché unisce due realtà operative al servizio delle comunità come Coldiretti e i Comuni sostenendo l’attività delle aziende anche su temi normativi come la TARI, mettendo al centro il cibo, la salute dei cittadini e la tutela dei territori e riconoscendo la funzione sociale ed economica dell’agricoltura italiana con l’obiettivo di portare più prodotti locali e di qualità nelle mense pubbliche, rafforzare l’educazione alimentare dei giovani e contrastare modelli basati su prodotti ultra-formulati privi di valore nutrizionale.
L’accordo rafforza l’impegno dei Comuni italiani nel consolidare il legame tra enti locali, comunità e mondo dell’agricoltura riconosciuto anche con la “Carta di Pisa” e alla luce del riconoscimento della Cucina Italiana come patrimonio immateriale dell’Unesco, assegnando ai Comuni un ruolo centrale nella promozione della filiera corta, nella conservazione del paesaggio e nella tutela ambientale e culturale garantendo che il paesaggio agricolo italiano non venga abbandonato o compromesso.
Il Protocollo prevede inoltre il sostegno alla diffusione dei Mercati di Campagna Amica anche attraverso l’individuazione di strutture comunali idonee, mercati che in molti centri minori rappresentano un presidio fondamentale contro la desertificazione commerciale e secondo Noto Sondaggi l’86% dei cittadini vorrebbe un farmers market nel proprio quartiere.
L’intesa interviene anche su filiere corte, turismo rurale e tutela del suolo agricolo riconoscendo la valenza economica e identitaria delle produzioni locali e promuovendo – conclude Coldiretti Puglia – forme di welfare di prossimità attraverso l’agricoltura sociale che oggi offre servizi a migliaia di persone con fragilità, con particolare attenzione all’imprenditorialità giovanile e femminile considerata motore di innovazione e rigenerazione territoriale.

