Mola di Bari – Mostra Bruno Calvani, nel 2026 una retrospettiva alla scoperta dell’artista molese

Presentata oggi, venerdì 19 dicembre 2025, presso la Sala conferenze del Castello Angioino-Aragonese a Mola di Bari l’iniziativa organizzata e promossa da Comune di Mola di Bari e Cooperativa Armida.

Si è tenuta nella mattinata di venerdì 19 dicembre 2025 alle ore 11 presso la Sala conferenze del Castello Angioino-Aragonese a Mola di Bari la conferenza stampa di presentazione della mostra “Bruno Calvani – La luce sull’antico”.

Hanno partecipato Giuseppe Colonna, sindaco di Mola di Bari, Angelo Rotolo, assessore comunale alle Politiche Culturali e Turistiche, e Micaela Paparella, consigliera delegata alla valorizzazione del patrimonio culturale e Pinacoteca della Città Metropolitana di Bari. Sono intervenuti Carlo Mansueto, presidente della Cooperativa Armida, e Massimo Guastella, curatore scientifico della mostra.

La conferenza stampa è stata promossa in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa di Bruno Calvani, che ricorre proprio il 19 dicembre 2025.

La mostra retrospettiva dedicata a Bruno Calvani nasce su ideazione della Cooperativa

Armida, che ne cura l’intera organizzazione e il progetto culturale, con l’obiettivo di restituire alla comunità la figura e le opere di uno degli artisti più significativi della scultura italiana del Novecento, raccogliendo anche le istanze del Comitato per Palazzo Roberti e di tanti cittadini. Il progetto è realizzato con il contributo del Comune di Mola di Bari, con il sostegno della Regione Puglia – Puglia Culture, il patrocinio della Città Metropolitana di Bari e Poli Biblio-Museali di Bari e curato da Massimo Guastella, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università del Salento.

L’esposizione sarà ospitata negli spazi storici del Castello Angioino-Aragonese di Mola di Bari dall’1 marzo al 30 settembre 2026, offrendo al pubblico un’occasione unica per riscoprire le tematiche la sensibilità e la modernità dell’opera di Calvani.

Giuseppe Colonna: “La proposta di una mostra su Calvani arricchisce in maniera importante l’offerta culturale della nostra città. Rappresenterà un appuntamento importante per la nostra Mola. Si tratta di un’importante opera di valorizzazione della figura di Calvani, ma anche di una significativa opera di racconto delle eccellenze della nostra città”.

Angelo Rotolo: “Sulla scia della pianificazione fatta finora, riteniamo centrale nelle politiche culturali e turistiche l’organizzazione di una mostra retrospettiva su uno dei protagonisti della nostra città che ha brillato nel panorama artistico del Novecento in Italia e in Europa. Una mostra complessa e struttura che ci permetterà di andare alla scoperta di un grande artista e che sarà pretesto di raccontare la nostra Mola attraverso le sue eccellenze e le sue bellezze materiali e immateriali”.

Micaela Paparella: “Siamo particolarmente felici e onorati di partecipare alla mostra Bruno Calvani. La luce sull’antico, organizzata in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa dello scultore, nella sua amatissima Mola di Bari. La Pinacoteca Corrado Giaquinto contribuisce all’esposizione con il prestito di tre sculture di grande valore storico e artistico. Il prestito delle opere rappresenta per la Pinacoteca Corrado Giaquinto un momento fondamentale di dialogo e collaborazione tra istituzioni culturali, strumento essenziale per la diffusione della conoscenza e per la valorizzazione del patrimonio pubblico. In questo senso, la Pinacoteca rinnova la propria missione di museo vivo e aperto, impegnato non solo nella conservazione, ma anche nella condivisione e nella promozione del patrimonio artistico con il pubblico e con le istituzioni del territorio”.

Massimo Guastella: “Non cerchiamo soltanto di valorizzare il tratto campanilistico, ma con questa mostra cerchiamo di riordinare e di dare nuovamente interesse alla figura di Bruno Calvano. Sarà anche l’occasione per recuperare tutto quello che è stato scritto su di lui. Ci saranno due fasi interessanti, quella della mostra per apprezzare l’opera di Calvani e quella successiva con un catalogo che servirà a fissare le peculiarità dell’artista e a studiarlo in futuro”.

LA MOSTRA

La mostra retrospettiva dedicata a Bruno Calvani nasce su ideazione della Cooperativa Armida, che ne cura l’intera organizzazione e il progetto culturale, con l’obiettivo di restituire alla comunità la figura e le opere di uno degli artisti più significativi della scultura italiana del Novecento. Il progetto è realizzato con il contributo del Comune di Mola di Bari, con il sostegno della Regione Puglia – Puglia Culture, il patrocinio della Città Metropolitana di Bari e Poli Biblio-Museali di Bari e curato da Massimo Guastella, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università del Salento. L’esposizione sarà ospitata negli spazi storici del Castello Angioino-Aragonese di Mola di Bari dall’1 marzo al 30 settembre 2026, offrendo al pubblico un’occasione unica per riscoprire le tematiche la sensibilità e la modernità dell’opera di Calvani.

Il progetto espositivo si propone di riportare all’attenzione della critica e del pubblico, con approccio rigoroso, la complessità della figura di Bruno Calvani, indagando tanto la produzione scultorea quanto quella bidimensionale. L’impostazione storico-critica mira, in primo luogo, a restituire visibilità e riconoscimento a un protagonista del Novecento, personalità di rilievo nel panorama artistico meridionale, nazionale e internazionale.

L’itinerario della mostra, articolato in sezioni cronologiche, prende avvio dagli esordi negli anni Dieci, per poi ripercorrere le esperienze parigine tra il 1928 e il 1942, il successivo ritorno a Milano durante la Guerra e gli anni della piena maturità, documentando un’attività creativa ampia e coerente, testimoniata da esposizioni e contributi critici apparsi sulla stampa francese e italiana.

Come attestano le opere in mostra – provenienti da musei pubblici e collezioni private – Calvani, sin dalle prime prove sotto la guida di Gaetano Stella, non si è limitato alla scultura, ma ha sviluppato una feconda ricerca nel campo della pittura, del disegno e dell’incisione, valorizzata lungo il percorso espositivo.

L’allestimento riunisce circa trenta sculture, caratterizzate da una compostezza arcaizzante e da un fascino intriso di malinconia, nel richiamo alle antiche civiltà artistiche reinterpretate con la freschezza di una luce moderna, accanto a un nucleo significativo di opere pittoriche su tela e carta, con un focus sul bianco e nero, tra ritratti, paesaggi e nature morte, eseguite entro un ampio arco cronologico.

Oggi, valorizzare la personalità artistica di Bruno Calvani, uomo riservato ma dotato di una energia espressiva che ne contraddistingue l’opera, è un dovere civico oltre che culturale della sua regione.

Questa costituisce già una motivazione fondante dell’esposizione: riaccendere l’attenzione su un autore che ha mantenuto, lungo l’intero arco della sua attività, un rigoroso controllo compositivo e una coerente identità di linguaggio formale, operando all’interno di un dibattito artistico di respiro internazionale e consegnandoci opere che ancora oggi sorprendono per la raffinatezza sensibile e la vivace attualità espressiva.

Nell’avviato riordino della sua produzione, il riconoscimento dell’originalità inventiva non si configura soltanto come una rivelazione, ma come una conferma: da ciò deriva la percezione di aver sino ad oggi trascurato un protagonista autorevole della scultura italiana del Novecento, cui Mola, città natale, restituisce con questa mostra la giusta collocazione nella vicenda artistica del XX secolo.

BIOGRAFIA BRUNO CALVANI

Bruno Calvani, nato a Mola nel 1904, è uno di quegli artisti che sembrano sfuggire alle narrazioni ufficiali, pur avendo lasciato tracce non prive d’interesse nella scultura italiana del Novecento.

Approda giovanissimo a Roma e poi a Milano, dove si forma nello studio dell’anziano Adolfo Wildt, assorbendo una disciplina rigorosa del modellato e una visione arcaica propria della tensione spirituale del tempo che rimarranno la cifra consolidata della sua opera.

Nel 1926 si reca a Parigi, la città che allora detta il ritmo dell’arte europea, dove sceglie di vivere dal 1928. Nella capitale francese si confronta con i maestri d’ispirazione classica – Maillol e Despiau fra altri -, e si nutre del gusto per forme arcaiche, mediterranee tradotte in libere espressioni formali, affermandosi accanto al novero dei protagonisti de “les Italiens de Paris” nelle sedi espositive più prestigiose. “Restando fedele all’immagine umana”, come osserva De Micheli, persegue la misura severa della scultura non senza vitalità moderna.

Nel 1936 fonda con Grüber, Fougeron, Prassinos e Pignon il gruppo Nouvelle Génération.

Il rientro in Italia, negli anni drammatici della guerra, non smorza l’impegno della sua ricerca: Milano diventa la sua città d’adozione, dove concepisce una serie di lavori plastici resi attraverso la terracotta, la cera e il bronzo. I ritratti, i nudi femminili di contenuta sensualità, pur amputate nelle braccia, divengono testimonianze silenti quanto pregne di umano sentimento. Ugualmente interessante è la non comune produzione pittorica e grafica.

Con il monumento Doña Flor, dedicato alla protagonista del dramma lirico del maestro Niccolò van Westerhout, eseguito per la sua Mola, Calvani concepisce una delle sue creazioni più conosciute nel territorio. La statua bronzea coniuga solennità celebrativa e raffinatezza formale. Significativo nella sua produzione pubblica si presenta il portale bronzeo della chiesa di San Giuseppe a Legnano, espressione del sacro contemporaneo a cui conferisce un valore estetico di notevole complessità.

Nel 1965 il riconoscimento dell’Accademia di San Luca certifica la portata e il significato intrinseco della sua carriera artistica, portata avanti nonostante l’infermità invalidante, sino al termine della sua vita, che si concluderà nel 1985.