OOWC – Droni, IA e mulini automatici: la rivoluzione tecnologica è già nell’uliveto

Chiara Corbo
Miguel Córdoba
 Miguel Córdoba (xFarm Technologies) ha aperto le sessioni tecniche dell’OOWC mostrando come l’intelligenza artificiale, i droni e l’analisi dei dati in tempo reale stiano già trasformando la gestione degli uliveti, con strumenti in grado di ottimizzare l’irrigazione, anticipare i parassiti e ridurre significativamente i costi

· Chiara Corbo (Politecnico di Milano) ha rivelato che gli investimenti globali nell’innovazione digitale per il settore agroalimentare sono cresciuti del 21% nel 2025 fino a 11.500 milioni di dollari, e che quattro aziende agricole su cinque, che hanno già adottato la tecnologia 4.0, intendono continuare a investire, con l’IA come tecnologia stella e l’uliveto tra i settori con il percorso di trasformazione più lungo

· Il tavolo rotondo sul futuro petrolio, con Dolores Pérez (UCO), Antonio López (GEA Group) e Julián Ferrer (De Prado), ha evidenziato che automazione, efficienza energetica ed economia circolare sono le tre leve che definiranno la competitività industriale del settore nei prossimi anni

Madrid, 2 luglio 2026.- L’Olive Oil World Congress (OOWC) ha inaugurato la sua prima giornata tecnica con l’innovazione come protagonista indiscusso. Intelligenza artificiale, droni, piattaforme di gestione dei dati, digitalizzazione della catena del valore e automazione industriale sono stati al centro dei primi interventi di un programma che conferma che l’uliveto e il mulino del XXI secolo hanno la tecnologia come principale leva di competitività.

Miguel Córdoba, di xFarm Technologies, ha aperto le sessioni tecniche con una presentazione sul reale impatto che l’applicazione delle nuove tecnologie sta già avendo sulla coltivazione degli olivi, che sta vivendo un momento chiave di convergenza tecnologica. Con il titolo “Agricoltura intelligente nel settore dell’olio d’oliva: IA, droni e dati”, Córdoba ha mostrato come oggi le piattaforme digitali di gestione permettano di monitorare le parcelle in tempo reale, ottimizzare l’irrigazione e la fertilità, rilevare la presenza di parassiti – come la mosca dell’oliva – e pianificare il lavoro sul campo con una precisione che fino ad ora era impossibile per la maggior parte degli agricoltori di olive. L’esperto ha sottolineato che queste tecnologie, ben lontane dall’essere esclusive delle grandi aziende agricole, sono accessibili ai produttori di medie dimensioni e ha invitato il settore a comprenderle come un investimento strategico per ridurre i costi e aumentare la qualità.

Il settore agroalimentare digitale cresce Chiara Corbo, direttrice dello Smart AgriFood Observatory al Politecnico di Milano, ha fornito i dati globali che inquadrano questa trasformazione. Secondo l’osservatorio che dirige, il 2025 ha segnato una svolta: gli investimenti globali nell’innovazione digitale per il settore agroalimentare sono cresciuti del 21%, raggiungendo 11.500 milioni di dollari, mentre il numero di startup attive nel settore è ripreso del 6% dopo il rallentamento del 2024. “Stiamo affrontando una fase di maturità: gli investitori non finanziano più promesse, ma soluzioni scalabili con un reale impatto sulla catena del valore”, ha detto Corbo. La consolidazione dell’ecosistema riflette una selezione più impegnativa da parte dei fondi di venture capital, orientati a iniziative con la capacità di generare un impatto concreto lungo tutta la catena agroalimentare.Secondo i dati forniti da Corbo, l’Intelligenza Artificiale si sta consolidando come la tecnologia più implementata: quattro aziende agricole su cinque che hanno già adottato soluzioni 4.0 prevedono di continuare a investire nei prossimi anni. Le applicazioni più diffuse includono la previsione meteorologica, l’ottimizzazione dell’irrigazione e della fertilizzazione, il controllo qualità e la tracciabilità dei prodotti.
Foto_Dolores Pérez (UCO), Antonio López (GEA Group) y Julián Ferrer (De Prado)
Il settore dell’olio d’oliva ha già esempi concreti: droni per la rilevazione delle mosche d’oliva e l’applicazione di trattamenti fitosanitari in aree difficili da raggiungere, fertilizzazione a tasso variabile tramite mappatura spaziale dell’oliveto e strumenti di tracciabilità digitale che proteggono il prodotto dalla contraffazione e permettono di gestire grandi volumi di dati lungo tutta la catena.Corbo ha però avvertito che la scarsa connettività rurale, i problemi di interoperabilità tra piattaforme e le barriere culturali tra agricoltori continuano a rallentare l’adozione, e ha chiesto politiche di supporto digitale attive. L’Unione Europea stessa, nella sua ‘Visione per l’Alimentazione e l’Agricoltura’, pone la digitalizzazione al centro della transizione verso un’agricoltura più competitiva e sostenibile, ampliando i fondi di Horizon Europe dedicati all’IA e alle tecnologie avanzate.

Il mulino a olio del futuro: automazione, efficienza energetica ed economia circolareNel blocco dei processi industriali, Dolores Pérez, ricercatrice presso l’Università di Córdoba (UCO); Antonio López, del GEA Group; e Julián Ferrer de Prado sono stati protagonisti di una tavola rotonda intitolata “Il mulino a olio del futuro: automazione, efficienza energetica e circolarità”.

I tre esperti hanno concordato che il mulino del XXI secolo deve integrare sistemi di automazione che riducano la dipendenza dal lavoro, ottimizzano i tempi di estrazione e garantiscano una qualità omogenea dell’olio, con la tracciabilità digitale che rafforzi la fiducia dei consumatori e permetta al prodotto di differenziarsi nei mercati premium.

L’efficienza energetica è stata al centro di parte del dibattito: il costo dell’energia è una delle principali spese operative dei mulini a olio, e gli esperti hanno evidenziato il margine di miglioramento che esiste attraverso il recupero del calore nei processi di estrazione, l’integrazione delle energie rinnovabili e il monitoraggio intelligente dei consumi.

L’economia circolare ha completato il triangolo del dibattito: i sottoprodotti del processo di estrazione – pomace, acqua vegetale, cave d’olivo – concentrano un potenziale industriale ed energetico che il settore non ha ancora sfruttato appieno. Per i partecipanti al tavolo, trasformare questi sottoprodotti in nuove fonti di valore non è solo un’opportunità economica, ma un requisito di sostenibilità che mercati e regolamentazioni imporranno sempre di più.

Queste sessioni fanno parte del programma intenso del primo giorno dell’OOWC, che si estende per tutta la giornata con blocchi dedicati al miglioramento genetico e alla resilienza climatica degli uliveti, all’irrigazione e alla fertilizzazione, alla qualità e sicurezza dei prodotti, alle proprietà sensoriali dell’olio extravergine e alla presentazione di poster scientifici,

Prima della degustazione degli oli d’oliva del mondo e della cerimonia di premiazione che chiuderà la serata.

Il Congresso gode del sostegno istituzionale del Consiglio Internazionale degli Ulivi (CIO), del CIHEAM Saragozza e della Fondazione della Dieta Mediterranea, insieme a enti pubblici come il Ministero dell’Agricoltura e degli Affari Marittimi del Portogallo, il Governo Regionale di Castiglia-La Mancha (‘Campo y Alma’), la Generalitat de Catalunya, il Governo Regionale dell’Andalusia e IMIDRA.Nel settore privato, oltre a Olivum, entità come AgroBank, BPI del Gruppo Caixabank, l’Interprofessional of Spanish Olive Oil, GEA Group, Novonesis-Univar Solutions, APOAC (Associazione per la Promozione degli Uliveti e dell’Aria e Candeeiros) con il marchio commerciale ‘Olivedos do Carso’, Adsaica (Associação de Desenvolvimento das Serras de Aire e Candeeiros), sostengono questa seconda edizione. Fiera di Saragozza (ENOMAQ), Kubota, Dazeite e Siliker.