PUGLIA | XXXIV edizione Giornate FAI di Primavera

Sabato 21 e domenica 22 marzo 2026

750 luoghi in 400 città saranno visitabili, grazie ai volontari di 350 delegazioni un’edizione speciale, in occasione dei 50 anni della Fondazione

48 le aperture in Puglia in 40 città

10 le aperture in provincia di Bari

https://fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/giornate-fai-di-primavera/i-luoghi-aperti?provincia=BARI

Delegazione FAI Bari, martedì 17 marzo 2026, ore 10.00 sala Giunta, Palazzo di Città, Bari.

Gruppo FAI Sud est barese, mercoledì 18 marzo 2026, ore 10,30, Comune di Monopoli.

BARI

Seminario di studi sul Teatro Margherita, giovedì 19 marzo 2026, ore 17,30, sala delle Esposizioni, Palazzo di Città, Bari.

CASAMASSIMA

Seminario di studi su “Lo strano caso del Conservatorio Musicale dell’Addolorata” di Casamassima, 18 marzo 2026, ore 18.00, Auditorium dell’Addolorata, via Roma Casamassima.

GIOVINAZZO

Seminario di studi, Il “Romanico della Cattedrale e i paramenti liturgici nel Palazzo Vescovile”. La vicenda storica della chiesa madre e le vesti sacre dei suoi ministri, un percorso originale di riscoperta della chiesa romanica, attraverso la storia dei vescovi, tra pianete, stole, dalmatiche antiche e preziosi paramenti liturgici esposti.

Venerdì 20 marzo Sala San Felice, ore 19.00, 𝗚iovinazzo

ADELFIA (BA)

  1. ADELFIA IPOGEA

Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL SUD-EST BARESE

Non si conoscono le origini degli ipogei che si ramificano al di sotto dell’area di espansione urbana otto-novecentesca di Adelfia a ridosso del centro storico del quartiere di Canneto, adiacente al Palazzo Marchesale dei Nicolai e non lontano dalla Torre Normanna. Alcuni elementi lapidei ritrovati al loro interno fanno ritenere che siano stati usati per un certo periodo come cantine e durante la Seconda Guerra Mondiale come rifugi antiaerei.

Le gallerie ipogee sono accessibili attraversando un ambiente privato in via San Tenente Sinisi che si sviluppa al di sotto della balconata del Palazzo dei Nicolai e che permette, grazie a una rampa in pietra, di scendere fino a sei metri sotto il livello stradale. A seguito dell’intervento dell’Amministrazione Comunale si è provveduto allo sgombero dei detriti edilizi accumulati nel corso degli anni nelle gallerie ipogee rendendone così agevole e sicuro l’accesso e la fruizione. Il percorso si snoda per un centinaio di metri con due gallerie tra loro ortogonali. L’accesso è segnato da un pregevole portale di fattura catalana con la ghiera dell’arco caratterizzata da conci a punta di diamante.

BARI (BA)

  • TEATRO MARGHERITA

Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI BARI

Il teatro Margherita è stato costruito tra il 1912 e il 1914 e fa parte del “miglio dei teatri baresi“. Il teatro venne edificato come una costruzione palafitticola su pilastri in cemento armato nello specchio d’acqua posto all’incrocio delle due principali strade del nuovo Borgo murattiano, corso Vittorio Emanuele e Corso Cavour, sul tratto di mare prospiciente il cosiddetto “giardino Margherita”. Rappresenta la risposta ingegnosa al divieto di costruire altri teatri sul territorio barese fatta eccezione per il Petruzzelli in quanto non sorge sul terreno quanto piuttosto sull’acqua.

Nell’insieme di edifici della città, il Teatro Margherita, riassume emblematicamente l’evoluzione del gusto dei baresi per i luoghi di spettacolo e di ritrovo dai primi anni del secolo scorso. Soci promotori della costruzione sono stati 120 cittadini: il Teatro è stato costruito in soli due anni, nonostante la tecnica costruttiva innovativa su pilastri in cemento armato infissi nell’acqua: non solo Teatro ma anche luogo di eventi culturali e mondani frequentati dalla buona società barese. Pensato come una “lanterna sul mare”, l’idea era quella di illuminare appunto come una lanterna lo sfondo scenografico di corso Vittorio Emanuele.

Negli anni Venti, mutando le caratteristiche dello spettacolo e le abitudini legate al divertimento, l’edificio inizia a perdere il carattere originario soprattutto nel suo interno. Alfredo Giovine dà notizia dell’adattamento della sala alle proiezioni cinematografiche a partire dal 1922, per adeguarla all’aumento degli spettatori connesso a questa forma di spettacolo.

Danneggiato dagli eventi bellici e dall’occupazione dei suoi spazi da parte degli americani, che si protrae dall’ottobre 1943 all’agosto del 1946, il Teatro viene riconsegnato alla Società Orfeo che ne promuove la ristrutturazione, adibendolo esclusivamente a cinema fino al 1979, quando l’immobile ritorna nella disponibilità del Demanio marittimo. È del 9 gennaio 1981 l’apposizione del vincolo di tutela da parte della Soprintendenza ai sensi della legge n. 1089 del 1939. Tuttavia, il Teatro va incontro a un periodo di abbandono, fino al 1998, quando la Soprintendenza BAP predispone le iniziative necessarie al suo recupero. Un primo restauro viene realizzato negli anni 2001-2004, quindi un secondo si svolge tra 2006 e 2009. L’ultimo intervento, appena completato, mette il Margherita in condizione di ospitare manifestazioni di arte contemporanea (installazioni, mostre, performance, esibizioni, art live show) teatro e danza, musica e spettacolo dal vivo.

Il Teatro Margherita si inserisce nel contesto urbano assieme agli edifici del ‘Polo del Contemporaneo’ attraverso la creazione di nuovi assi visuali Margherita-Sala Murat-Mercato del Pesce.

CASAMASSIMA (BA)

  • CHIESA DELL’ADDOLORATA E CONVENTO MONACELLE

Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI BARI

L’orfanotrofio femminile dedicato alla Madonna dell’Addolorata viene realizzato grazie all’iniziativa del sacerdote don Domenico Console. L’istituto trova alloggio presso un palazzo nobiliare sito entro le mura del paese nei pressi della via che conduceva a Noicattaro e che oggi porta il nome di via Roma. Iniziativa unica nel suo genere, si candida a divenire un importante luogo di riferimento per la comunità, sostanzialmente priva fino a quel momento di una struttura dedicata all’educazione femminile non finalizzata alla monacazione e aperta anche ai più poveri del paese.

“Lo strano caso del conservatorio musicale dell’Addolorata di Casamassima”* rappresenta un unicum che appassiona chiunque. Don Domenico Console acquista nel 1794 un vecchio palazzo signorile mettendo a disposizione il suo intero patrimonio e, raccolto anche il sostegno delle due nobildonne Birardi, dà vita ad un progetto molto ambizioso. All’Istituto vengono ammesse sia ragazze orfane e povere del paese, sia educande benestanti, che pagavano trenta ducati all’anno. Tutte le ragazze dovevano indossare la divisa di Maria SS.ma Addolorata, da cui l’appellativo di menacédde (monacelle) per la gente del paese. (PIERFRANCO MOLITERNI, La cittadella della musica, in Storia di Bari nell’Ottocento).

Il palazzo de Bellis, acquistato da Don Domenico Console, era un edificio molto spazioso composto di due piani, ognuno con dieci stanze, e una serie di locali sottostanti adibiti a cantina, stalla e palmenti. Aveva un giardino compreso tra il palazzo e la muraglia (che corrisponde all’attuale Piazzetta Domenico Console). Don Domenico acquistò, inoltre, una serie di abitazioni adiacenti al palazzo e, fattele abbattere, fece costruire la chiesa dell’Addolorata, completata nel 1800. Dai matronei le giovani ragazze potevano assistere alle cerimonie religiose senza essere viste. La Fondazione Don Sante Montanaro esporrà un plastico della facciata di “Monacelle“. Questo offrirà la possibilità di organizzare delle visite dedicate a non vedenti e ipovedenti che oltre all’ascolto dei narratori, potranno – attraverso una esperienza tattile – avere maggiore contezza dei luoghi e vivere una narrazione più completa all’insegna della maggiore accessibilità.

CONVERSANO (BA)

  • MAGNIFICO BAROCCO: SAN COSMA A CONVERSANO

Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL SUD-EST BARESE

La chiesa e il Monastero dei Santi Cosma e Damiano, sorta a cavallo dell’antica cinta delle mura arcaiche e medievali della città di conversano è legata al mecenatismo del conte Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona e di sua moglie Isabella Filomarino della Rocca.

Il complesso conserva capolavori del XVII secolo. L’esuberanza dell’apparato decorativo, in particolare della volta, trova efficaci riscontri solo nelle coeve chiese napoletane.

La ricchissima decorazione del soffitto, in stucco e foglia di oro zecchino, ha un fine scenografico e celebrativo. Gli affreschi, opera del pittore campano, Paolo Finoglio (il pittore di corte di Giangirolamo II) e della sua bottega, narrano episodi della vita dei ss. Cosma e Damiano. Di grandissimo pregio le tele degli altari laterali, capolavori sempre di Paolo Finoglio.

Nel monastero dei SS. Cosma e Damiano, annesso alla chiesa, è possibile visitare una camera sul cui soffitto è incastonata una volta lignea a spicchi, impreziosita dai dipinti seicenteschi ad olio su tela, opera del pittore bitontino Nicola Gliri, sui cui è, ripetutamente, riprodotto lo stemma nobiliare dei principi Filomarino della Rocca d’Aspide. Questa camera è stata, senza alcun dubbio, la “cella” riservata (all’interno dell’universo claustrale del monastero di S.Cosma) a Beatrice de Guevara dei duchi di Bovino, principessa di Rocca d’Aspide, moglie del principe Tommaso Filomarino e madre della contessa di Conversano Isabella, moglie di Giangirolamo II.

GIOVINAZZO (BA)

  • CATTEDRALE E PALAZZO VESCOVILE: ROMANICO E PARAMENTI SACRI

Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL NORD BARESE

Il complesso architettonico della Cattedrale di Giovinazzo, che comprende la chiesa dedicata a Santa Maria Assunta e il Palazzo Vescovile, come il duomo vecchio di Molfetta e le cattedrali di Trani e Barletta, sorge in riva al mare sulla penisola del nucleo storico della città.

Non si hanno dati certi sulla fondazione della chiesa, poiché alcune fonti riportano la stessa al XII secolo durante il regno normanni, altre invece indicano la costruzione della cripta intorno al 1140. Probabilmente la costruzione è stata completata grazie all’impulso di Federico di Svevia II per poi essere consacrata nel 1283. Sino al XVI e XVII secolo la chiesa è interessata da interventi di adeguamento ai nuovi assetti liturgici mantenendo l’impianto originario. Un radicale rifacimento, interessa nella prima metà del XVIII secolo, le navate e la decorazione interna, con la demolizione della struttura romanica e la sua ricostruzione. Le prime tracce della residenza vescovile invece risalgono al periodo in cui la Cattedrale era il fulcro della città e una insegna ricorda il completamento del 1475.

Il complesso della cripta e presbiterio con il campanile verso sud e i tipici elementi decorativi delle facciate a mezzogiorno e ad Oriente, come gli archi a tutto sesto intrecciati, le arcate cieche, gli archetti pensili, le losanghe, le bifore e il portale con l’alto protiro, permettono di riconoscere la struttura come uno di quei significativi monumenti medievali del Romanico pugliese, cultura artistica di portata europea sviluppatasi nella regione tra l’XI e la prima metà del XIII secolo. A questi elementi, sopravvissuti alle demolizioni del XVII e XVIII secolo, si alternano sulla facciata sud gli archi a tutto sesto con i capitelli, il rosone raggiato centrale con le sei sculture antropomorfe e zoomorfe e la grande bifora esito degli interventi mimetici di “restauro di ripristino al Romanico” della fine del XIX secolo. Da un cortile adiacente alla facciata nord si accede al piano terra del Palazzo Vescovile organizzato attorno a un chiostro, mentre al primo livello si accede direttamente dal presbiterio della chiesa, attraversando la sacrestia con gli armadi in legno di noce realizzati tra il 1896 e 1987 e caratterizzati da un elegante disegno neogotico.

GRAVINA IN PUGLIA (BA)

  • CHIESA DELL’ANNUNCIAZIONE

Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI BARI

La chiesa dell’Annunciazione è tra le più antiche di Gravina in Puglia, edificata nella seconda metà del Quattrocento dal Capitolo Cattedrale. È menzionata in una pergamena del 20 novembre 1491, che attesta come don Martino de Schinco e Stefano de Vernicato si impegnassero a mantenere in comune il possesso del beneficio della SS. Annunciazione, confermando la sua importanza religiosa e sociale nel periodo medievale.

La chiesa, a navata unica, conserva un pregevole soffitto decorato con rose canine in rilievo, segno di interventi promossi dalla famiglia Orsini. Sull’alto cornicione, sopra la cappella dedicata all’Annunciazione, è incisa la seguente epigrafe: “NUMINIS HIC PIETAS, MARIAE SATUS, ATQVE REDEMPTOR ORBIS ADEST COELIS, ET GABRIELIS HONOS 1554” che può essere tradotta come: “La pietà della maestà divina, il seme di Maria e il Redentore del mondo che è nei cieli, e l’onore di Gabriele 1554“. Originariamente, la chiesa ospitava, oltre all’altare centrale dedicato alla SS. Annunziata, altri altari laterali decorati con immagini e dipinti murali, oggi testimonianza della devozione e del gusto artistico del periodo.

MOLA DI BARI (BA)

  • INSIGNE COLLEGIATA CHIESA MATRICE DEDICATA A SAN NICOLA

Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL SUD-EST BARESE

La chiesa Matrice dedicata a San Nicola si trova nel borgo medievale, che costituisce la parte più antica della cittadina. L’assetto urbanistico del borgo medievale di Mola di Bari è organizzato secondo uno schema a “lisca di pesce“: dall’asse principale, via Vittorio Veneto, si dirama una rete di strade ad andamento curvilineo, che richiama il modello delle bastides francesi. Nel 2007, una campagna di scavi condotta nella corte del Castello Angioino ha portato alla luce un villaggio capannicolo dell’età del Bronzo, risalente a circa 5.000 anni fa, testimoniando l’antichissima frequentazione del sito.

La chiesa Matrice di Mola di Bari, intitolata fin dalle origini a San Nicola, sorge nel cuore del borgo medievale, la parte più antica dell’abitato. L’edificio rappresenta un significativo esempio di compresenza tra stile romanico e rinascimentale. Le sue vicende costruttive sono documentate dal ricco Archivio Capitolare, che conserva testimonianze storiche, artistiche e devozionali, offrendo anche uno spaccato della vita quotidiana delle maestranze impegnate nella sua edificazione. L’assetto urbanistico circostante riflette l’antica struttura difensiva e insediativa del borgo.Apprezzabile è il recupero di elementi del passato, che si coniugano come segno di continuità con la freschezza del linguaggio classico. Capitelli compositi (con foglie d’acanto e volute) ovoli e dentelli, archetti pensili si integrano con mascheroni, leoni e telamoni, che riprendono motivi apotropaici cari alla cultura medievale e ancora molto presenti, nel XVI secolo, nel gusto della committenza.

La peculiarità dell’edificio risiede nell’armonioso accostamento tra la cultura classica del romanico pugliese, condivisa anche con l’area adriatica, e le prime influenze rinascimentali che progressivamente si affermarono nel territorio. Nel corso del Cinquecento, gli scalpellini dalmati realizzarono apparati decorativi di straordinaria eleganza e raffinatezza, caratterizzati da un linguaggio luminoso e ricercato, che arricchisce l’edificio di significati artistici e simbolici.

MOLFETTA (BA)

  • PARROCCHIA SAN BERNARDINO

Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL NORD BARESE

La chiesa di San Bernardino a Molfetta nacque nel 1451 insieme al convento dei Frati Minori Osservanti, costruiti appena fuori dalle mura cittadine, su un terreno rialzato che probabilmente serviva anche come luogo di sepoltura, secondo l’uso del tempo.

Dalla sua fondazione intorno alla metà del XV secolo, la chiesa ha attraversato numerose vicissitudini, tra cui il devastante sacco del 1529, durante il quale subì gravi danni a causa dei bombardamenti franco-veneziani. Solo nel 1585 si avviarono importanti lavori di restauro e ampliamento. Con le soppressioni napoleoniche del 1809, il convento e la chiesa passarono all’amministrazione dell’Ospedale, che vi si trasferì nel 1813. La Congregazione di Monte di Pietà restaurò alcune cappelle, un tempo appartenute a famiglie nobili. I lavori di manutenzione continuarono fino al 1960, quando la chiesa divenne parrocchia. Negli anni successivi furono aperti nuovi passaggi, ripuliti gli altari e ripristinato l’antico accesso al convento.

Le fonti più antiche parlano di una chiesa a tre navate, ma gli studi moderni mostrano che l’edificio originario era in realtà un’aula unica, ampliata solo nel Cinquecento. Lo confermano vari indizi architettonici:i contrafforti esterni che poggiano su voltine successive, i pilastri troppo massicci per una struttura nata tripartita e il dislivello tra la navata centrale e quelle laterali. Dopo il sacco franco-veneziano vennero rifatti la facciata, gli interni, gli altari laterali e fu costruito un piccolo campanile a vela rivolto verso San Michele di Monte Sant’Angelo. Nel Seicento gli altari lignei dorati furono sostituiti da strutture barocche in pietra bianca, mentre nel 1699 la chiesa venne riconsacrata a San Bernardino. Il Settecento portò ulteriori trasformazioni: gli altari furono sopraelevati, l’organo fu modernizzato e venne installato un grande altare maggiore in pietra, che contribuì a creare un’atmosfera rococò con accenti già neoclassici. Le numerose cappelle testimoniano la presenza di una borghesia locale ricca e devota, che le decorò con dipinti e stucchi.Tra queste spicca la cappella Passari che custodiva il quadro originale de  “La Madonna del Cucito” di Francesco Cozza trafugato nel 1970. La chiesa custodisce le opere di Gaspar Hovic, pittore fiammingo attivo in Puglia.

MONOPOLI (BA)

  • CHIESA E VILLAGGIO RUPESTRE DEI SS. ANDREA E PROCOPIO

Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEL SUD-EST BARESE

L’insediamento risale all’XI secolo ed è stato molto popolato. Era composto da numerose grotte adibite ad abitazioni, stalle, frantoio ipogeo, magazzini. Il villaggio si articola su ambo i lati della lama dell’Assunta. Presente un sistema di raccolta delle acque piovane, i tipici calendari del periodo, ricavati nella roccia allo scopo di scandire il tempo della maturazione dell’olio. All’interno del complesso si trova la cripta dei ss. Andrea e Procopio, così come si evince peraltro dalla lettura della scritta latina, ricavata nella roccia, sull’entrata centrale del triforium d’ingresso.

L’interno è diviso in naos e bema da un’iconostasi litoide. Tra le caratteristiche del luogo di culto va evidenziato il doppio abside. La chiesa è interamente affrescata anche se gran parte degli affreschi sta subendo un lento e inesorabile deperimento Tra gli affreschi, databili tra l’XI e il XIV secolo, periodo di vita di questa chiesa, sono riconoscibili: san Giorgio a cavallo, diffuso in ambiente crociato, un santo. Vescovo anonimo del quale sono visibili solo frammenti, sant’Antonio in frammenti riconoscibile per la presenza della campanella, sant’Eligio, santi Medici, l’Annunciazione, la Trinità, la Vergine in trono, San Leonardo, ss. Pietro e Paolo e altri.

Il casale, infine, era situato nelle vicinanze dell’antica via Traiana, ma era invisibile agli occhi nemici in quanto situato al di sotto del piano di calpestio, trovandosi in una lama. La scelta del posto, quindi, non era casuale in un periodo in cui l’instabilità politica era all’ordine del giorno.

SANTERAMO IN COLLE (BA)

  1. DIMORE NOBILI E VISIONI D’ARTISTA

Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI ALTAMURA

Il palazzo Municipale e il Palazzo Marchesale.

Il palazzo Municipale è stato costruito tra il 1863 e il 1866, ma le vicende progettuali sono state complesse e sono durate decenni soprattutto a causa della difficoltà a reperire finanziamenti. La casa comunale era stata voluta sia dai Borbone che dai cittadini. L’edificio è stato realizzato su progetto di Ezechiele Cifarelli, ma completato dall’ingegnere Lariccia. È un edificio a due ordini: il piano terra è in pietra, mentre il piano superiore in tufo. Di particolare pregio è la sala consiliare che custodisce l’affresco dell’artista santeramano Alfio Tommaselli. L’affresco raffigura una giovane fanciulla che impersona la Nuova Italia Unita che brandisce nella mano destra la bandiera italiana e nella sinistra tiene un ramoscello di alloro. Sui quattro lati della volta spiccano quattro medaglioni affrescati.

Il palazzo Marchesale è stato costruito dalla famiglia dei marchesi Carafa, secondi feudatari del borgo, negli anni settanta del 1500, come testimonia l’iscrizione su una delle facciate che riporta la dicitura “Octavius Carrafa a fundamentis erexit 1576” tra due tralci di vite.

Il Palazzo Marchesale, di proprietà del Comune di Santeramo in Colle, è oggi adibito a spazio multifunzionale. Di particolare interesse è la pinacoteca intitolata all’artista santeramano Francesco Netti che ospita mostre come quella attuale dedicata a Bartolomeo Paradiso, artista ed intellettuale, allievo di Netti e amico di Tommaso Fiore.

A fine percorso i visitatori  avranno la eccezionale opportunità di accedere alla mostra di dipinti “Bartolomeo Paradiso ed il paesaggismo pugliese del primo novecento“, temporaneamente allestita presso la pinacoteca del palazzo Marchesale.