Rimini – L’agenda di AQP e Ambrosetti per il Mediterraneo a rischio povertà idrica: più cooperazione

Il paper presentato a Ecomondo scatta la prima fotografia unitaria dell’area. L’Italia svetta per valore aggiunto attivato dalla filiera dell’acqua. Serve uno sforzo comune su consumi, riuso e nuove fonti. Emiliano: “Puglia hub per lo scambio di competenze”. Dell’Acqua: eccellenze come Acquedotto Pugliese esempio per tutto il bacino

Rimini, 7 novembre 2024– Entro il2050i Paesi delMediterraneo allargatodovranno fare sempre più i conti con una prospettiva comune:più domanda di acquaemeno risorse idrichea disposizione a causa delcambiamento climatico. Siccità alternate a eventi estremi che mandano in tilt sistemi progettati per un altro contesto. Unimpoverimento idricoche può e deve essere affrontato conmaggiore cooperazionesu temi come i consumi, l’efficientamento, l’interconnessione, il riuso e le fonti alternative.

È la sfida dell’integrazione lanciata aEcomondo, nella Fiera di Rimini, daRegione Puglia,Acquedotto Pugliese(AQP) eThe European House – Ambrosetti, autori del paper“Water for the Mediterranean: quale Agenda per i prossimi anni, con il quale si scatta la prima fotografia unitaria dell’area. Criticità, ma soprattuttobest practice da mettere a sistemaa beneficio di tutti. In particolare di Paesi come l’Italiala cui economia è fortemente condizionata dalla disponibilità idrica: il Bel Paese èprimo nell’area per valore aggiunto attivato dalla filiera dell’acqua.

Il report raccoglie numeri chiave, competenze strategiche e infrastrutture rilevanti nel Mediterraneo allargato, un’area da1,3 miliardi di abitantie12,5 trilioni di dollari di Pil, che si estende dall’Atlantico al Golfo Persico e include45 Paesi(di cui 22 con affaccio diretto sul mar Mediterraneo) e zone collegate, tutte densamente popolate e ricche dibiodiversità, ma oggi accomunate dagli impatti del cambiamento climatico. Una filiera cruciale e tuttavia ancora troppopoco centrale nell’agenda politica.

In questo scenario laPuglia rappresenta un hub strategico, per la posizione geografica e come modello per la gestione dell’acqua insituazioni estreme: mancanza di fonti primarie e scarse precipitazioni. Queste sfide sono state storicamente affrontate con un’infrastruttura unica, eccezionalmentecomplessa e interconnessa, e proseguono oggi con un imponentepiano di investimentimirati alla tutela dell’acqua, all’economia circolare, alla transizione energetica e alla digitalizzazione.

“La straordinaria interconnessione del sistema idrico pugliese– ha sottolineato il presidente della Regione Puglia,Michele Emilianorende la Puglia un osservatorio particolarmente efficace. Tra l’altro gli importanti investimenti di AQP, che con 127 euro pro capite superano sia la media italiana di 70 euro sia quella europea di 82, vanno sempre più nella direzione tracciata dall’Agenda per il Mediterraneo e pongono la regione come hub qualificato e strategico per lo scambio di competenze”.

Alla presentazione del paper ha partecipato anche il commissario nazionale per l’emergenza idrica,Nicola Dell’Acqua:“Noi– ha commentato –diciamo sempre che ci sono Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, come la Spagna e Israele, che possono essere d’esempio. Ma anche in Italia abbiamo delle eccellenze, come ad esempio il sistema Acque del Sud o come Acquedotto Pugliese, che sta dimostrando a tutto il Mediterraneo come si può gestire l’acqua, come si può risparmiare la risorsa e quali sono tutti gli effetti positivi sul Pil che questo comporta. Gli studi comunitari ci dicono che nei prossimi anni il cambiamento climatico comporterà una perdita di Pil per tutta l’Europa. Tutti i Paesi che si infrastruttureranno per combattere la crisi idrica saranno quelli che avranno meno perdita di Pil. Ci sono ovviamente tante criticità in Italia e laddove c’è il sistema idrico integrato che funziona, riusciamo a combatterle”.

Acquedotto Pugliese è da tempo impegnato nel know-how transfer e nella cooperazione sia con l’attività dellaAQP Water Academy Internationalsia come componente dell’Institut Méditerranée de l’Eau(IME) e delWorld Water Council, di cui è l’unico rappresentante italiano. L’azienda ha inoltre aderito alGlobal Compactdelle Nazioni Unite.“L’interconnessione, non solo infrastrutturale ma anche delle competenze, è la nostra cifra ed è per noi una priorità– ha sottolineato il presidente di AQP,Domenico Laforgia–.Questo ci consente, anche in una congiuntura di crisi idrica come quella che stiamo vivendo, di sviluppare una resilienza impraticabile per chi opera su scala più piccola. È importante che tutti accelerino sulla strada di una maggiore integrazione”.

IL REPORT.

Crescita demografica, cambiamenti climatici, impatti politici.

Le Nazioni Unite hanno stimato che ladomanda idrica urbana globale aumenteràdell’80%entro il 2050: questo è un aspetto da monitorare con attenzione specialmente nell’area del Mediterraneo che è quindi esposta a un livello di stress idrico molto elevato, di 207 punti al di sopra della media mondiale.

Lapopolazionedel Mediterraneo allargato è inforte crescita(+37% nell’ultimo ventennio, trainata da Nord Africa e Medio Oriente) con proiezioni al2050che stimano1,7 miliardi di abitantie unamento dei prelievi di acqua potabiledel30%rispetto ai valori attuali, con potenziali impatti critici.

Più in particolare, emerge dallo Studio che la maggior parte dei Paesi del Mediterraneo sarà colpita da impoverimento idrico oltre il 75% (rapporto tra il consumo totale di acqua e le riserve idriche rinnovabili disponibili) entro il 2050, ed è già soggetta a uno stress idrico elevato.

La scarsità idrica – ma anche l’imprevedibile insorgenza di fenomeni meteo estremi sempre più frequenti – minaccia la sicurezza alimentare e la stabilità delle comunità, per cui si assiste aun aumento dei conflitti legati all’accesso e al controllo delle risorse idriche (sono stati 543 quelli legati all’acqua dal 2020 ad oggi). Le comunità colpite dagli impatti climatici e dai conflitti si trovano costrette a migrare in cerca di sicurezza, lavoro e risorse. A causa dell’instabilità geopolitica e dei disastri legati al cambiamento climatico, il Mediterraneo è una delle zone con maggiore migrazione.

L’azione dei governi internazionali ancora troppo spesso, tuttavia, sottovaluta l’impatto e l’importanza strategica di gestire la risorsa idrica. In tutto il mondo sono pochi gli Stati con un Ministero dedicato all’acqua, in Europa ad esempio solo i Paesi Bassi.

Per la necessità di salvaguardare le risorse esistenti,lo studio presenta una mappatura delle tecnologie legate alla filiera dell’acqua.

Tecnologie e peculiarità del Mediterraneo allargato.

Dallo studio emerge come l’area si siaspecializzata in tecnologie differenti rispetto a quelle più diffuse a livello globale:nel 2023 gli investimenti si sono concentrati su disinfezione, sensori e sistemi di controllo, mentre nel resto del mondo è ladissalazionetermica che conquista il primo posto, seguita dalle griglie di pesa e dai sistemi di dosaggio chimico. Nel Mediterraneo gli investimenti in dissalazione sono stati pari a 657 milioni di dollari nel 2023, in calo rispetto al 2018 di oltre il 5% e pari solo al 12% del totale mondiale.

L’economia dell’acqua.

Più nello specifico emerge che nel 2022 l’Italia è stata prima nel Mediterraneo per valore aggiunto generato dalla filiera acqua, con 328,1 miliardi di dollari, e seconda per fatturato (24,1 miliardi di dollari), dietro solo alla Francia, di gran lunga leader con 91,7 miliardi di dollari.

Complessivamente nell’area del Mediterraneo circa2mila miliardi di dollari, pari ad un settimo del Pil, dipendono direttamente dall’acqua. Nel Mediterraneo l’acqua genera il15,1% del Pilattraversoindustrie idrovore(1.267,1 miliardi), l’agricoltura(579,3 miliardi) e ilciclo idrico esteso(55,6 miliardi). A livello di ciclo idrico integrato,nel Mediterraneo gli investimenti sono cresciuti di oltre il 35% nell’ultimo decennio: da 32 miliardi nel 2014 a 43,3 miliardi nel 2023. InItalia, nello stesso periodo questi hanno segnato un +42,7%: passando dai 2,4 miliardi del 2014 ai 3,5 miliardi del 2023.