Santeramo in Colle (BA) – APERTURA MOSTRA ARTE CONTEMPORANEA -LA PARTE CHE OFFRI – 26 GIUGNO 2026

LA PARTE CHE OFFRI / Spostamenti prodigiosi
Mostra di arte contemporanea
Progetto di Minuta Contemporanea
A cura di Giacomo Zaza
Con il coordinamento della APS Francesco Netti di Santeramo in Colle (BA)
Santeramo in Colle
Pinacoteca di Palazzo Marchesale – Chiesa del Purgatorio 26/06/2026 – 26/09/2026
Inaugurazione: 26 giugno 2026 h. 18 presso la Chiesa del Purgatorio, Via Piazzolla
Giorni e orari di visita: giovedì – venerdì – sabato – domenica h. 17/20.30


Nel grembo più remoto della città di Napoli, tra la densità delle ombre, la Chiesa di Santa Maria delle
Anime del Purgatorio ad Arco custodisce una devozione che si tramanda come un soffio trattenuto,
quella delle anime pezzentelle. Presenze orfane di nome e di narrazione, accolte dalla pietà dei viventi
e restituite a una forma altra di permanenza.


Nell’ipogeo, un tempo, la discesa non era mero atto fisico, ma inclinazione dell’anima. Si eleggeva
una capuzzella — reliquia anonima — e la si assumeva come destino condiviso. La si detergeva, la
siornava, la si interrogava nel silenzio. In cambio, si implorava l’essenziale e l’incommensurabile: un
sogno, un segno, una custodia. Così si sanciva un patto muto, una corrispondenza fragile e tuttavia
persistente.


La parte che Offri / Spostamenti prodigiosi si innerva in questo gesto arcaico: un atto di offerta
distante da una morale utilitaristica, un atto che non reclama restituzione e tuttavia si carica di attesa.
Non una mostra, ma una soglia di attraversamento e spostamento. Non una narrazione, ma un
esercizio di osservazione e ascolto rivolto a ciò che è stato privato della voce. Offrire, qui, coincide
con il tentativo di sottrarre all’oblio, di trattenere ciò che incessantemente si disperde.
Ideato da Minuta Contemporanea, società con sede a Napoli, specializzata in eventi di arte
contemporanea, e coordinato della Associazione di Promozione Sociale “Francesco Netti” di
Santeramo in Colle, il progetto è curato da Giacomo Zaza – critico d’arte e curatore attento alle
relazioni tra arte contemporanea, spiritualità, pratiche sociali e geografie della ibridazione, tra
Mediterraneo e Centro America. Lo sviluppo espositivo sarà un’indagine poetica e politica sul
significato del dono. Da anni, Giacomo Zaza orienta la propria ricerca verso esperienze artistiche
capaci di attivare memorie e processi di trasformazione culturale, per le quali l’opera diviene spazio,
relazione e attraversamento. Zaza stesso, in merito al progetto espositivo dichiara: “ripercorrere le
domande poste dall’etnologo francese Marcel Mauss sull’inclinazione dell’uomo a donare, ricevere
e ricambiare, quale energia incredibile connaturata e profonda, fa sì che lo scenario degli artisti
presentato per la mostra a Santeramo in Colle, metta in risalto la libertà dell’offerta incondizionata e
del prolungamento del tempo. Questa dinamica sollevata dalla convergenza delle opere dei diversi
autori contemporanei introduce continui spostamenti, interferenze visionarie e spazi prodigiosi. Il
gesto plastico/visivo dell’artista, qualunque esso sia, possiede il valore del dono: è un gesto che offre
nuovi campi percettivi e nuovi stimoli”. L’arte, conclude Zaza, “intrinsecamente è radice del dono e
dello scambio oltre la dicotomia tra solidarietà e gioco dei propri interessi. E l’arte, come il dono,
assume nelle pieghe delle sue manifestazioni tanti livelli, liberi da logiche utilitaristiche, nella
completa assenza di garanzie”.


Il progetto avrà una visione itinerante con diverse mostre in luoghi differenti a comporre un unico
percorso narrativo. La prima esposizione sarà a Santeramo negli spazi della Pinacoteca del
Palazzo Marchesale e, contestualmente, nello spazio della Chiesetta del Purgatorio, luogo ad
essa limitrofo.


Gli artisti convocati si dispongono come epifanie discrete, depositando elaborati e attitudini che si
danno quali tracce, reliquie, apparizioni. Le anime pezzentelle si trasfigurano in figure liminali
dell’invisibile, custodi di una memoria che domanda di essere abitata. Il dono non si compie mai in
linea retta: si avvolge, ritorna, risuona, si sposta come interrogazione inconclusa.
Donare non è sottrarre, ma aprire una ferita luminosa e consentirle di essere attraversata — anche
quando l’alterità permane muta e sconosciuta.


In un tempo che assimila il dono allo scambio, il progetto La parte che Offri invita a sostare nella
sua verità più profonda: quella di un’offerta che eccede ogni misura. Sembra avanzare diverse
domande: “che cosa offriamo realmente? A chi si rivolge il nostro gesto? E quale traccia
permane quando ogni altra forma si dissolve?”. Sono interrogativi che incidono tra memoria e
presente, restituendo al gesto artistico una rinnovata capacità di trasformazione.
Il progetto si articola come un unico respiro che non muta la sostanza, ma la modalità del suo Il
progetto si articola come un unico respiro che non muta la sostanza, ma la modalità del suo apparire.
È la relazione tra opera, spazio e sguardo a trasfigurarsi, mentre il nucleo permane intatto, come
brace custodita sotto la cenere. Un solo corpo, plurime epifanie. A comporlo: Glenda León,
Paola Mancinelli, Luigi Presicce, Francesco Arena, Rä di Martino, Lorenzo Montinaro, Eva
Marisaldi, Raffaele Quida, Enrico Serotti, Renato Galante, H.H. Lim, Wang Yuxiang,


Gli artisti


Glenda León – La sua ricerca si dispiega come una partitura silente dove suono e assenza si
intrecciano in una liturgia senza dogma. Le opere non si impongono: attendono.
Paola Mancinelli – Abita la soglia dell’assenza. I suoi gesti minimi si fanno rito, lasciando tracce che
non chiedono risposta ma generano ascolto.
Luigi Presicce – Nelle sue visioni il corpo si fa offerta. I tableaux vivants assumono la forma di liturgie
contemporanee, dove il tempo stesso diviene materia sacrificale.
Francesco Arena – Misura il tempo e lo restituisce come sostanza. Le sue opere si ergono come
reliquiari laici, custodi di una memoria che resiste.
H.H. Lim – Indaga la natura fluida del tempo, esplorando spazi/tempo per la riflessione coniugata
ad un tono provocatorio e giocoso, utile a ribaltare le certezze quotidiane e stimolare la curiosità
dello sguardo.
Rä di Martino – Raccoglie frammenti dispersi e li restituisce alla visione. Il suo lavoro è riemersione
oscillazione continua tra realtà e finzione.
Lorenzo Montinaro – Indaga l’invisibile e ciò che sfugge allo sguardo distratto. Le sue opere
richiedono e richiamano tempo, come ogni autentica relazione.
Eva Marisaldi – Tesse micro-narrazioni di estrema levità. Il suo gesto può essere impercettibile, ma
capace di dischiudere inattese profondità.
Raffaele Quida – Interroga la percezione e la destabilizza. Le sue opere si offrono come campi di
incertezza, luoghi in cui sostare senza appiglio.
Enrico Serotti – Indaga il suono, la melodia e la composizione musicale, antica e contemporanea,
abbinata alla manifestazione visiva e ai dispositivi che la possono generare, mettendo in evidenza
un’incredibile globalità sintattica e fondendo generi e linguaggi differenti.
Renato Galante – La sua pratica emerge da una tensione interiore che si stratifica nella materia. Il
gesto si deposita come tempo incarnato.
Wang Yuxiang – La sua ricerca si configura come esercizio contemplativo, in cui materia e memoria
si intrecciano in una tensione rarefatta. Le opere si offrono quali soglie percettive, spazi di risonanza
in cui il minimo gesto si dilata fino a divenire esperienza interiore