Sottoscritto il gemellaggio tra le città di Bari e Gradara

LA MOSTRA “REMBRANDT E BAROCCI. INCIDERE LA LUCE” AL MUSEO CIVICO

 DÀ IL VIA A UNA NUOVA RELAZIONE ISTITUZIONALE FONDATA SULLA COLLABORAZIONE CULTURALE

È stato sottoscritto questo pomeriggio, nella sala giunta di Palazzo della Città, il gemellaggio tra la città di Bari e il Comune di Gradara, situato nella Provincia di Pesaro e Urbino, accomunate da una storia millenaria, da radici identitarie e da tradizioni che continuano a vivere nel tempo.

L’accordo si fonda sulla consapevolezza che, pur nella diversità delle rispettive dimensioni e peculiarità territoriali, le due città condividono una forte vocazione alla valorizzazione del proprio patrimonio storico e culturale, un profondo spirito di accoglienza e un autentico impegno nella promozione della coesione sociale e del dialogo tra i popoli dell’Adriatico.

A siglare il gemellaggio i due sindaci, Vito Leccese e Filippo Gasperi, accompagnato per l’occasione dal vicesindaco di Gradara Thomas Lenti e da Luca Baroni, direttore della Rete Museale Marche Nord, un’aggregazione di oltre trenta luoghi della cultura della provincia di Pesaro e Urbino di cui Gradara è capofila. All’evento sono intervenuti inoltre la vicesindaca Giovanna Iacovone, la consigliera comunale e metropolitana Micaela Paparella, delegata alla Pianificazione territoriale e tutela del paesaggio, e il direttore del Museo Civico di Bari Francesco Carofiglio

Attraverso il gemellaggio le due amministrazioni comunali si impegnano in particolare a:

·        promuovere rapporti di amicizia e cooperazione tra le due comunità, rafforzando il dialogo e la reciproca conoscenza;

·        favorire lo scambio di esperienze attraverso l’organizzazione congiunta di manifestazioni, eventi culturali, sociali e ricreativi, volti a valorizzare le identità e le tradizioni locali;

·        valorizzare il patrimonio artistico e culturale attraverso la condivisione di mostre fotografiche nei musei civici delle due città;

·        incoraggiare la realizzazione di scambi tra istituzioni scolastiche;

·        sostenere la collaborazione e il confronto tra associazioni culturali e realtà del volontariato, per la condivisione di progetti e buone pratiche a beneficio della collettività;

·        incentivare iniziative finalizzate alla promozione del territorio, con particolare attenzione al turismo culturale come strumento di sviluppo e valorizzazione delle risorse locali.

“Con questa sigla teniamo fede a un impegno assunto qualche mese fa per avviare una collaborazione tra due città, seppur con dimensioni territoriali e demografiche diverse, che hanno voglia di collaborare soprattutto nella produzione culturale, un settore strategico per la crescita della comunità – ha dichiarato Vito Leccese -.Siamo accomunati da un’esperienza assolutamente innovativa che consideriamo una buona pratica, quella rappresentata dai rispettivi Musei civici, che nasce attraverso accordi di partenariato pubblico-privato.

Il Museo civico di Bari, che da qualche anno sta accrescendo la propria riconoscibilità grazie a una programmazione di qualità, rappresenta oggi un presidio importante all’interno del centro storico, che resta il luogo più frequentato dai turisti. Proprio per preservare questa attrattività, dobbiamo mantenere inalterate alcune caratteristiche, non solo quelle dell’autenticità e della veracità ma anche della storia millenaria della città vecchia.

Il percorso che avviamo formalmente oggi va proprio in questa direzione, quella della valorizzazione di un patrimonio storico e culturale inestimabile: la mostra che inauguriamo questo pomeriggio rappresenta il primo frutto di una collaborazione che crediamo possa contribuire a far crescere le nostre comunità e i rispettivi territori”.

“Ringrazio di cuore il sindaco Leccese – ha proseguito Filippo Gasperi – per aver dato corpo alla tradizione millenaria di accoglienza e di apertura di questa fantastica città. Sebbene ci sia un divario, una distanza non solo geografica ma anche demografica, tra le nostre due città, proprio qualche mese fa abbiamo scoperto di avere tante cose in comune.

A cominciare dal legame con la Turchia, che per voi ha il volto di San Nicola, vescovo di Myra, e per noi il gemellaggio con Antalya: un percorso parallelo che ci conduce entrambi nel cuore dell’arte, della storia e della cultura del Mediterraneo. Ma non solo, perché abbiamo riscoperto da poco di essere parte della rete GioNa (Associazione Nazionale Città in Gioco) fondata nel 2002 dall’allora assessore alla cultura di Bari  Mimmo Doria per promuovere il gioco come strumento culturale, educativo e di crescita personale: uno strumento per creare relazioni e costruire ponti.

Senza trascurare che siamo due città sull’Adriatico con una forte identità culturale: Bari, porta d’oriente per eccellenza, Gradara, con il suo castello fortificato, il castello di Paolo e Francesca. Entrambe caratterizzate da un forte spirito di accoglienza e di inclusione, entrambe decise a investire in cultura non solo come elemento identitario ma anche come volano di crescita per le nostre comunità.

In questo percorso un ruolo importante lo avranno i musei civici di Bari e Gradara, che oggi promuovono un primo grande momento di collaborazione culturale con la mostra sulle incisioni di Rembrandt e Barocci allestita nel Museo civico di Bari ”.

La mostra “Rembrandt e Barocci. Incidere la luce”

19 marzo – 3 maggio  Museo Civico di Bari

Due grandi maestri dell’incisione, vissuti a distanza di oltre settant’anni e in contesti geografici profondamente diversi, si incontrano simbolicamente a Bari nella mostra “Rembrandt e Barocci. Incidere la luce”, ospitata dal Museo Civico di Bari dal 19 marzo al 3 maggio 2026.

L’esposizione mette in dialogo le opere grafiche di Rembrandt van Rijn e Federico Barocci, offrendo al pubblico un’occasione unica per confrontare due straordinarie visioni artistiche unite dalla capacità di trasformare la luce in segno incisorio.

L’approdo della mostra al Museo Civico di Bari assume un significato particolarmente rilevante: l’inaugurazione dell’esposizione rappresenta l’occasione per sancire ufficialmente il gemellaggio tra il Comune di Bari e il Comune di Gradara, dando avvio a una nuova relazione istituzionale fondata sulla collaborazione culturale tra i due territori.

Attraverso questo accordo le due amministrazioni intendono promuovere progetti condivisi di valorizzazione del patrimonio artistico, iniziative culturali congiunte e scambi tra istituzioni museali, rafforzando il dialogo tra comunità e contribuendo alla costruzione di una rete culturale capace di valorizzare le rispettive identità storiche e artistiche.

Il progetto espositivo è curato da Luca Baroni, storico dell’arte e direttore della Rete Museale Marche Nord, nonché uno dei principali studiosi dell’opera di Federico Barocci. L’iniziativa è promossa dai Comuni di Bari e Gradara, con il sostegno del Consorzio Idria s.c.r.l., e resa possibile grazie alla disponibilità della famiglia Battaglini, proprietaria della preziosa collezione da cui provengono le opere esposte.

La mostra si configura così non solo come un’importante occasione di approfondimento artistico, ma anche come un progetto di cooperazione culturale tra territori, capace di creare nuove connessioni tra istituzioni, collezioni e comunità attraverso il linguaggio universale dell’arte.

·        Un confronto inedito tra due grandi maestri dell’incisione Rembrandt e Barocci.

Incidere la luce propone un confronto serrato tra l’opera grafica di Rembrandt van Rijn (Leida, 1606 – Amsterdam, 1669) e quella di Federico Barocci (Urbino, 1535 – 1612).

In mostra oltre quaranta incisioni originali, tra cui le rarissime acqueforti autografe di Barocci, considerate oggi tra i primissimi esempi di stampa moderna italiana, e una ricca selezione di acqueforti di Rembrandt provenienti dalla collezione Battaglini, mai esposte finora in modo sistematico.

Cuore della mostra è una suggestiva ipotesi critica: Rembrandt avrebbe conosciuto una delle stampe di Barocci, la Madonna col Bambino sulle nuvole, ispirandosi ad essa per un proprio foglio inciso nel 1641. Il legame tra i due artisti si costruisce quindi attraverso la stampa: linguaggio comune, ponte tra l’Italia e i Paesi Bassi, tra Controriforma e Golden Age.

Il percorso è articolato in sei sezioni tematiche, tra visioni spirituali, figure popolari, autoritratti e interni domestici, in un dialogo serrato di luci, segni e atmosfere.

·        Le opere

La mostra Rembrandt e Barocci. Incidere la luce riunisce oltre quaranta opere incisorie originali, offrendo al pubblico un’occasione rara per confrontarsi con due dei più straordinari interpreti della grafica europea tra Cinquecento e Seicento. Il percorso espositivo include la suite completa delle acqueforti autografe di Federico Barocci – quattro fogli di altissima qualità esecutiva e profondo significato spirituale – tra cui le Stimmate di san Francesco, il Perdono di Assisi, la Madonna col Bambino sulle nuvole, l’Annunciazione e la Fuga in Egitto. In queste stampe, Barocci sperimenta in prima persona i limiti e le potenzialità dell’acquaforte, dando vita a un segno vibrante, atmosferico, carico di grazia e tensione emotiva, già pienamente moderno.

Accanto a esse, trentotto fogli di Rembrandt van Rijn, selezionati dalla collezione Battaglini, restituiscono la varietà tecnica e narrativa dell’opera incisa dell’artista olandese. Tra i capolavori presenti, spiccano i due Autoritratti: quello con cappello (1638), rapido e sicuro nel tratto, e quello con la moglie Saskia (1636), intimo e ironico, esempio di straordinaria libertà compositiva. L’Erudito nello studio, noto anche come Doctor Faustus, è una delle immagini più enigmatiche della grafica seicentesca, celebrazione della ricerca intellettuale e della tensione verso l’invisibile. Commuove per intensità la Deposizione dalla croce, traduzione in chiave nordica del pathos controriformato, mentre la Donna che si bagna i piedi nel ruscello mostra l’interesse dell’artista per la bellezza del quotidiano, in una scena di intimità colta con naturalezza e grazia. Completano il percorso opere dedicate al mondo popolare – come La frittellaia o il Maestro di scuola, veri appunti visivi rubati alla strada – e fogli di intensa spiritualità, come il San Girolamo nella stanza buia, costruito tutto sulla forza espressiva della luce e dell’ombra.

L’intera selezione dimostra come l’incisione, nella mano di questi due maestri, non sia mai un’attività secondaria, ma un campo di sperimentazione autonoma, dove l’immagine nasce direttamente dal pensiero dell’artista, senza mediazioni.