Spreco alimentare, WWF: “In Italia progressi ancora troppo lenti”

Nel nostro Paese lo spreco medio settimanale pro-capite nel 2025 è stato di 554 g, un dato ancora molto lontano dall’obiettivo di sostenibilità individuato dall’Agenda ONU 2030 (369,7 g)Per cambiare rotta bastano pochi semplici gesti come pianificare gli acquisti con attenzione, preparare porzioni corrette rispetto al proprio fabbisogno e sostenere filiere locali e solidali

Lo spreco alimentare è una delleforme più silenziose di perdita di biodiversità:usa e consuma natura senza produrre nutrimento.In occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare il WWF Italia segnala, nell’ambito della sua campagnaOur Future, come gettare il cibo non consumato non sia solo una ingiustizia sociale ma anche un grave danno per la Natura: mentre milioni di persone nel mondo soffrono la fame o vivono in condizioni di insicurezza alimentare, enormi quantità di cibo vengono perse o sprecate ogni anno, con gravi conseguenze per il clima, la biodiversità e le risorse naturali del Pianeta.   Ogni alimento gettato è il risultato di habitat trasformati, specie selvatiche messe sotto pressione, risorse naturali sprecate inutilmente, fertilizzanti e pesticidi immessi nell’ambiente, energia consumata per alimentare trattori e camion, per macchinari per la trasformazione e frigoriferi per la conservazione, insieme al lavoro di agricoltori, trasformatori, trasportatori e commercianti. Tutto questo avviene in un sistema che sempre più spesso supera ilimiti ecologici del Pianeta,senza alcun beneficio sociale: gli sprechi rendono necessariocoltivare, pescare, allevare più di quanto sia realmente indispensabile.  Le dimensioni del fenomeno sono globali: ogni anno vengonosprecatecirca 1 miliardo di tonnellate di cibo, a fronte di 673 milioni di persone che soffrono la fame e oltre 2 miliardi che vivono in condizioni di insicurezza alimentare. Il cibo che non viene consumato ad oggi utilizza inutilmente circa il 30% dei terreni agricoli globali, 250 km³ di acqua dolce ed emette oltre 3 miliardi di tonnellate di CO2, contribuendo al sovrasfruttamento delle risorse, alla crisi climatica e alla perdita di biodiversità. Anche in Europal’impattoè rilevante: lo spreco alimentare è responsabile di circa il16% degli impatti ambientali complessivi del sistema alimentare, contribuendoper il 12% all’uso di acqua, per il 16% all’uso del suolo, per il 15% all’alterazione degli ecosistemi marini e per il 16% alle emissioni di CO₂. Se fosse un Paese, lo spreco alimentare sarebbe il quinto maggiore emettitore di gas serra dell’UE.  Oltre il 60% del cibo sprecatoin Europa proviene dallafase di consumo finale(dalle nostre case e poi dalla ristorazione) ed èresponsabiledi oltre il70% degli impatti ambientali complessivilegati allo spreco in Europa. Com’è cambiata la situazione in Italia dall’anno scorso?In Italia, lo spreco alimentare, resta un problema rilevante:gettiamo nella pattumiera ancora più di mezzo chilo di cibo ogni settimana.Nonostante alcuni segnali di miglioramento rispetto al 2024 – con una riduzione dello spreco medio settimanale pro-capite da 617 g a 554 g –il nostro Paese si colloca ancora molto lontanodall’obiettivo di sostenibilità individuato dall’Agenda ONU 2030 (369,7 g). Secondo i dati dell’Osservatorio Waste Watcher International, complessivamente, in Italia si sprecanooltre 5 milioni di tonnellate di cibo all’anno, con7,3 miliardi di eurodi sprechi domestici.  Mentre sprechiamo soldi e alimenti, l’accesso a un cibo sano e sostenibile si allontana per una parte sempre più ampia della popolazione italiana. Nel 2025 l’indice FIES (Food Insecurity Experience Scale) diinsicurezzaalimentareha raggiunto infatti il14%, in netto aumento rispetto al 10%del2024.L’insicurezza alimentare colpisce soprattutto le famigliedelSud edel Centro, le stesse aree del Paese in cui si registra anche un maggiore spreco domestico, evidenziando una contraddizione profonda tra abbondanza e la reale possibilità di accedere acibo sano e di qualità.     Nonostante un miglioramento delle forme più gravi di povertà, in Italia, quasi6 milioni di personehanno vissuto condizioni di deprivazione alimentare, senza possibilità di accedere in modo continuativo a un’alimentazione adeguata ed equilibrata, senza poter acquistare prodotti freschi e di qualità, compromettendo la possibilità di seguire unadieta mediterranea, modello di riferimento per un’alimentazione sana e sostenibile. Le fasce più colpite sono i giovani: oltre 430mila under 16 sitrovanoin condizioni di insicurezza alimentare e, nel 2024, un giovane su cinque sotto i 35 anni che vive da solo non ha potuto permettersi un’alimentazione adeguata.   A differenza di quanto si potrebbe pensare, è la generazione boomer a trainare oggi l’Italia verso la riduzione dello spreco alimentare in famiglia. Questa fascia mostra livelli di spreco minori rispetto alle generazioni i più giovani. Nonostante ciò, le nuove generazioni hanno il compito di promuovere questo cambiamento culturale: tramite la loro familiarità con le nuove tecnologie e con  pratiche sempre più comuni – come il portare a casa il cibo gli avanzi  quando si mangia fuori, utilizzare app anti-spreco, il porzionare e congelare i prodotti più deperibili e il prestare attenzione all’impatto ambientale delle proprie scelte alimentari – possono contribuire a diffondere consapevolezza, buone pratiche e nuovi modelli di gestione del cibo.   “Ridurre lo spreco alimentare è una delle modalità più immediate per determinare un risparmio per i consumatori e gli operatori, per ridurre la pressione sugli ecosistemi, biodiversità e habitat naturali, senza compromettere la sicurezza alimentare, ed è uno dei modi più concreti per contribuire al recupero di nutrienti e di materie prime secondarie, per la  produzione di mangimi, per sostenere la bioeconomia, per migliorare la gestione dei rifiuti e sviluppare le energie rinnovabili”, affermaEva Alessi, responsabile Sostenibilità del WWF Italia“Pochi e semplici gesti quotidiani fondamentali possono fare grandi differenze: imparare a interpretare correttamente le date di scadenza e i termini minimi di conservazione, pianificare gli acquisti con attenzione, acquistando quantità adeguate al proprio nucleo familiare e al consumo individuale, preparare porzioni corrette rispetto al proprio fabbisogno, preferire prodotti freschi e di stagione, e sostenere filiere locali e acquistando quanto più possibile  prodotti provenienti da agricoltura biologica”.    
Roma, 4 febbraio 2026