Un libro scritto dagli studenti racconta le storie di 31 vittime minorenni di mafia

Un libro scritto dagli studenti racconta le storie di 31 vittime minorenni

Cocò, 3 anni, ucciso dalla mafia:

i bambini gli restituiscono la voce

I ragazzi delle scuole raccontano, con testi e fumetti, le storie di 31 coetanei uccisi dalla mafia. Dal piccolo Cocò Campolongo, coinvolto nell’esplosione dell’auto del nonno, a Giuseppe Di Matteo, 12 anni, sequestrato e assassinato. Un libro che, come scrive don Luigi Ciotti: «va letto perché c’è molto da imparare»

«Ciao, io sono Cocò e oggi vi racconterò la mia storia». Nicola “Cocò” Campolongo aveva tre anni quando è stato ucciso dalla ’ndrangheta. A scrivere oggi quelle parole sonostudenti delle scuole secondariedell’Altomilanese, ragazzi e ragazze chehanno scelto di farsi carico di una memoria scomoda e dolorosa, dando voce a coetanei a cui la mafia ha tolto tutto: l’infanzia, il futuro, la possibilità di raccontarsi.

Dal 1945 a oggi in Italia sono stati uccisi dalla criminalità organizzata 117 bambini e ragazzi: dal racconto di alcune delle loro storie nasceLa mafia porta via vite innocenti. Storie di vittime minorenni raccontate dai ragazzi delle scuole. Il volume, da poco arrivato nellelibrerie italiane,ha preso vita dal progettoRicordaTela, è sostenuto dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, è edito da In Dialogo/ITL Libri ed è stato presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa a Rescaldina.

Trentuno vicende-diverse per tempo, luoghi e contesto- di bambini e adolescenti uniti dallo stesso destino: quello di trovarsi “nel posto sbagliato al momento sbagliato”, o di essere figli, nipoti, parenti di persone coinvolte in dinamiche criminali.

Cocò Campolongo,tre anni, ucciso dalla ’ndrangheta;Giuseppe Di Matteo,dodici anni, assassinato dopo essere stato rapito perché il padre era un collaboratore di giustizia;Simonetta Lamberti,undici anni, colpita e uccisa in un attentato destinato al padre magistrato;Emanuela Sansone, diciassette anni,uccisa nel 1896 e riconosciuta come “la prima donna vittima di mafia”, solo per citarne alcuni.

Raccontate attraversotesti narrativi, fumetti e rielaborazioni grafiche, queste storie non sono semplici esercizi scolastici, ma tentativi consapevoli di comprendere, restituire dignità e rompere il silenzio.I ragazzi non spiegano la mafia in astratto:raccontano vite, mettendo al centro l’innocenza spezzata e la responsabilità di ricordare.

Il libro è il frutto del concorsoRicordaTela. Storie di mafia e ingiustizia, promosso dalla cooperativa socialeLa Teladi Rescaldina, in collaborazione conLiberae con il coinvolgimento diretto delle scuole. Hanno partecipato: I.S. “Carlo Dell’Acqua” Legnano; Istituto “Barbara Melzi” Legnano; I.C. “Aldo Strobino” plesso “Dante Alighieri” Cerro Maggiore; I.C.S. “Viale Legnano” Parabiago; I.C. “E. De Amicis” plesso “A. Volta” Inveruno; I.C. “Manzoni” plesso “Raimondi” Rescaldina; ISIS “Cipriano Facchinetti” Castellanza.

Gli studenti hanno ricostruitostorie verepartendo da archivi, fonti storiche, libri, siti di documentazione,trasformandole in racconti, testi narrativi, fumetti e illustrazioni. In alcuni casi, questo lavoro ha permesso diricucire memorie spezzate, riportando all’attenzione pubblica nomi e vicende dimenticate, con effetti concreti anche nei territori di origine delle vittime.

A firmare la prefazione del volume èAlessandra Dolci, procuratrice generale della Divisione distrettuale antimafia di Milano, che smonta con nettezza uno dei falsi miti più resistenti, ovvero che “la mafia non uccide i bambini”. «Un’affermazione smentita dai numeri e, soprattutto, dalle storie -scrive Dolci-. Bambini uccisi per vendetta, per intimidazione, per “errore”, perché la violenza mafiosa non conosce codici morali né limiti. Raccontare queste vicende significa ricordare chenon esiste una mafia “buona” o “accettabile”, e che la memoria delle vittime innocenti è una responsabilità collettiva.

La postfazione è affidata adon Luigi Ciotti, fondatore di Libera e una delle figure più autorevoli dell’impegno antimafia in Italia. Don Ciotti invita a leggere illibro come uno strumento di consapevolezza civile: non un semplice esercizio scolastico, ma un atto che chiama in causa l’intera società.La forza del volume, sottolinea, sta nello sguardo dei ragazzi, capace di parlare ai coetanei, agli adulti, alle famiglie, ricordando che la memoria, se non diventa impegno, rischia di essere solo commemorazione.

Al centro del progetto c’èLa Tela, cooperativa sociale che gestisce l’Osteria Sociale La Tela, unbene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla collettività. Oggi La Tela è ristorante, centro culturale, luogo di aggregazione e presidio di legalità, impegnato nella promozione dei valori di giustizia, solidarietà e responsabilità sociale. «Questo libro nasce dallo stesso principio che anima La Tela fin dall’inizio -spiegaGiovanni Arzuffi, presidente della cooperativa-. Un bene strappato alla mafia può tornare a essere un bene comune solo se genera cultura, partecipazione e coscienza civile.Abbiamo chiesto ai ragazzi di fare una cosa difficile: di non limitarsi a studiare, ma di entrare nelle storie, farsi carico di un dolore che non li riguarda direttamente. Il risultato è andato oltre ogni aspettativa. In queste pagine c’è rigore, empatia, rispetto, ma soprattutto la dimostrazione che la scuola può essere un luogo di educazione profonda alla cittadinanza».

Il progetto è stato sostenuto dallaBcc di Busto Garolfo e Buguggiate, che ha riconosciuto nel libro un’iniziativa pienamente coerente con la propria missione di banca di comunità. Nella sua presentazione del volume, il presidente della Bcc,Roberto Scazzosi, sottolinea come la legalità non sia solo rispetto delle regole, macura dei legami, fiducia reciproca, costruzione di futuro. «Sostenere questo progetto significa investire nella coscienza civile della nostra comunità -scrive Scazzosi-. La memoria delle vittime innocenti non è un esercizio retorico, ma un atto di responsabilità verso i giovani, che sono chiamati a diventare cittadini consapevoli».

Leprime copie del librosono già state destinate al Presidente della Repubblica, a Papa Leone XIV e all’Arcivescovo di Milano. Un gesto simbolico ma significativo, che riconosce il valore nazionale di un lavoro nato dal territorio. Il progetto ha già attirato l’attenzione delQuirinale, che nei mesi scorsi si è interessato direttamente a una delle storie ricostruite dagli studenti, quella diVincenzo Mulè, quindicenne ucciso dalla mafia nel 1981, portando il suo nome e la sua memoria fino alla Presidenza della Repubblica.

Il volume è pubblicato daIn Dialogo, marchio editoriale diITL Libri, e rappresenta un raro esempio di come scuola, terzo settore, istituzioni e mondo cooperativo possano lavorare insieme per trasformare la memoria in uno strumento vivo, capace di parlare all’Italia intera.

«Perchédietro ogni numero c’è un nome, e dietro ogni nome una storia che merita di essere ascoltata», concludono all’unisono Arzuffi e Scazzosi.