Vania Elettra Tam e AjnoS | Mi stai sulla pelle | Orizzonti Arte Contemporanea | Ostuni | 18 luglio 2026

Vania Elettra Tam,  Mi ricompongo in arancio, 2026 – AjnoS, pelle d’oca, 2026
  Vania Elettra Tam e AjnoS   Mi stai sulla pelle   a cura di Carlo Micheli   Inaugurazione sabato 18 luglio ore 19.00 fino al 9 agosto 2026     GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA Piazzetta Cattedrale (centro storico) 72017 – Ostuni (Br)
La Galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni inaugura sabato 18 luglio alle ore 19.00 la mostra bipersonale, Mi stai sulla pelle, di Vania Elettra Tam e AjnoS a cura di Carlo Micheli. Mi stai sulla pelle è una mostra che non resta in superficie: entra, s’insinua, morde, vibra.

Qui il corpo non è un tema da manuale, ma un territorio vivo, dove emozioni e memorie si attaccano come soprannomi azzeccati. La pelle diventa paesaggio, diario, specchio: tutto ciò che siamo — e ciò che fingiamo di non essere più — torna a galla.   Due artiste, due mondi, un’unica scossa. Vania Elettra Tam, scrive il curatore, porta in scena corpi che non hanno paura di raccontarsi.

Il ciclo “Mi ricompongo” è trasfigurato da un mix esplosivo di ironia, confessioni e musica sotto forma di tatuaggi: ex amanti cancellati come titoli di vecchi capitoli, Beethoven che convive con i Sex Pistols, Elvis che fa l’occhiolino ai Nirvana. Tam non tatua: scrive. Scrive ciò che brucia, ciò che resta, ciò che fa ridere quando ormai non fa più male. La pelle diventa un diario rock, senza filtri e senza pudore. AjnoS lavora dall’interno, come se ascoltasse il corpo con un microfono puntato sul cuore. Le sue figure dagli occhi enormi non guardano… assorbono. Sono attraversate dai quattro elementi — terra, acqua, aria, fuoco — non come simboli, ma come ingredienti vitali.

Per lei la natura non è sfondo, ma materia che ci compone. Radici, membrane, vuoti, fratture: ogni elemento è una voce che affiora. Un promemoria potente: siamo, da sempre, la stessa carne del mondo. Due direzioni, un unico brivido. Tam mostra ciò che resta. AjnoS ciò che affiora. Insieme ricordano che la pelle non è un dettaglio estetico: è un linguaggio. Un confine che non separa, ma unisce. Mi stai sulla pelle è una mostra da gustare lentamente, come lentamente osserviamo un tatuaggio che racconta troppo, o una lacrima che scivola lenta da occhi grandi come specchi.

Ogni segno è un incontro, una perdita, una trasformazione. Qui il corpo non è immagine, è luogo. E la pelle non è ciò che ci divide dal mondo, ma ciò che del mondo ci resta addosso.