
L’allarme di Legacoop Puglia: “Senza risorse adeguate chiuderanno servizi e posti di lavoro: resterà solo chi fa dumping sociale”.
Si è svolta questa mattina la protesta delle cooperative sociali pugliesi e delle organizzazioni sindacali contro il mancato adeguamento delle tariffe dei servizi in appalto al nuovo CCNL e il mancato investimento del Governo su un settore nevralgico come il welfare. Un’iniziativa forte, con cui il settore del privato sociale — già messo a dura prova da anni di sottofinanziamento — ha voluto lanciare un ultimo e chiaro appello alla politica: basta tagli, servono risorse adeguate per garantire servizi essenziali e lavoro dignitoso.
La mobilitazione, convocata dall’Osservatorio Regionale Paritetico CCNL Coop Sociali cui aderiscono le centrali cooperative Legacoop Puglia, Confcooperative Federsolidarietà Puglia e AGCI Puglia, arriva dopo l’assemblea unitaria di settembre e il successivo stato di agitazione rimasti pressoché ignorati e disattesi.
Numeri alla mano, in Puglia ci sono complessivamente 9111 cooperative che rappresentano l’8% della cooperazione italiana. I servizi di assistenza della regione assorbono l’11% dell’attività delle cooperative. Il sistema del privato sociale da solo in Puglia rappresenta 1.271 cooperative, 24.000 lavoratori e circa 400 milioni di euro in salari, un comparto strategico per la coesione sociale del territorio. Eppure — denunciano le cooperative — continua a essere ignorato: nessun adeguamento delle rette, nessun riconoscimento pieno del nuovo contratto nazionale, nessuna risposta concreta alle difficoltà crescenti delle strutture che erogano servizi fondamentali a persone fragili, famiglie e comunità locali.
Durante l’incontro, le centrali cooperative e i rappresentanti dei sindacati (FP Cgil, Fisascat Cisl Puglia, Cisl FP, Uil FPL e UiltuCS) hanno rivolto un appello diretto ai parlamentari pugliesi (presenti solo i deputati Marco Lacarra e Ubaldo Pagano), sollecitando un’assunzione di responsabilità immediata. Il perdurante squilibrio tra costi e tariffe, hanno spiegato, sta portando molte realtà sociali al limite della sostenibilità e rischia di generare un effetto domino devastante: chiusura delle cooperative, interruzione dei servizi, perdita di posti di lavoro. Il nostro territorio può permettersi di correre questo rischio? Due le richieste immediate da parte dell’osservatorio: 1) l’adeguamento delle risorse del welfare ai servizi erogati che sono cambiati con il cambiare dei bisogni; 2) l’adeguamento automatico delle tariffe dei servizi al costo del contratto collettivo nazionale del settore.
“C’è un livello di dignità dei lavoratori – ha detto il presidente di Legacoop Puglia Carmelo Rollo – che noi abbiamo sottoscritto, ma fino ad oggi tutti gli aumenti sono stati sopportati dalle cooperative e dalle loro famiglie. Le risorse destinate al welfare nella finanziaria di quest’anno sono le stesse di 10 anni fa. Se oggi c’è un welfare lo dobbiamo solo alla buona volontà e all’abnegazione dei lavoratori del privato sociale”.
Il vicepresidente vicario di Legacoop Puglia, Pasquale Ferrante, ha espresso forte preoccupazione per il futuro del comparto: “Il fatto che noi – ha detto – dopo tanto tempo siamo ancora qui a chiedere un riconoscimento che attiene alla normalità, è un segnale di grave disattenzione. Tutti parlano di lavoro e di benessere, poi, però, nessuno fa nulla. Vedo tanta approssimazione nel valorizzare il lavoro buono e il welfare buono. Valutiamo la chiusura dei servizi: un epilogo che non possiamo escludere. Questo produrrà un duplice effetto negativo: la chiusura dei servizi per persone in condizioni di fragilità e lavoratori che andranno a casa se le cooperative chiudono i battenti. A rimanere sul mercato saranno solo realtà che non rispettano regole e condizioni di lavoro, chi fa dumping sociale. Un allarme chiaro, che le cooperative sociali chiedono ora di trasformare in azione da parte della politica.

