Xylella, report WWF denuncia il sistema corporativo che ha devastato uliveti pugliesi

In occasione della seconda edizione della Giornata Nazionale dell’Agricoltura, il WWF presenta un rapporto che evidenzia i due volti dell’agricoltura italiana, con i limiti della ricerca agronomica nel nostro Paese e i pregiudizi ancora diffusi nei confronti dei principi e delle buone pratiche dell’agroecologia

LaGiornata Nazionale dell’Agricoltura, istituita dallaLegge n. 24 del 28 febbraio 2024, si celebra in Italia laseconda domenica di novembre. Quest’anno cadrà il9 novembree rappresenta un’occasione per riconoscere il ruolo fondamentale degli agricoltori comecustodi dell’ambiente, del territorio e della biodiversità. Tuttavia, questo riconoscimento non distingue tra i diversi modelli produttivi, mettendo sullo stesso piano gliagricoltori virtuosi, che praticanoagroecologia, e coloro che seguonomodelli intensivibasati sull’uso disostanze chimiche di sintesi, responsabili della perdita di biodiversità e della semplificazione degli agroecosistemi.   

In occasione di questa giornata, il WWF presenta il rapporto “La fastidiosa Xylella”, un’analisi approfondita che fa il punto a oltre dodici anni dall’inizio dell’emergenza in Puglia. Il documento valuta le scelte compiute dall’Unione europea, dal Ministero dell’Agricoltura, dalla Regione Pugliae dalle principali associazioni agricolenel tentativo di contenere il batterio.  Dal rapporto emerge il ritratto di un’agricoltura “Made in Italy” daidue volti: da un lato, gliagricoltori custodi del paesaggio e degli agroecosistemi, protagonisti di buone pratiche e resilienza; dall’altro, unsistema corporativosegnato da alleanze strumentali tra alcune associazioni di categoria, imprenditori agricoli, decisori politici e una parte del mondo accademico e della ricerca.    Secondo il WWF, tali dinamiche, unite aprovvedimenti normativi e interventi sproporzionati, spessoprivi di solide basi scientifiche, hanno contribuito a devastare il territorio degliulivi monumentali— un patrimonio di inestimabile valore ambientale e paesaggistico — proprio mentre si dichiarava di volerlo proteggere.  

Il caso Xylella rappresenta oggi un esempio emblematico dei limiti della ricerca agronomica nel nostro Paese e dei pregiudizi ancora diffusi nei confronti dei principi e delle buone pratiche dell’agroecologia.  Il batterio della Xylella, arrivato in Puglia probabilmente attraverso piante di caffè importate dall’America centrale, è stato contrastato principalmente con l’abbattimento massivo degli ulivi infetti, inclusi esemplari secolari e millenari. Le norme hanno imposto l’estirpazione non solo delle piante colpite, ma anche di tutti gli ulivi entro un raggio di 100 metri – ridotto a 50 dal 2022 – privilegiando così lalogica dell’eradicazione forzata.    T

Tale approccio è stato adottato nonostante dal 2015 il batterio fosse già considerato endemico e non eradicabile, trascurando strategie ecologiche mirate alla salute dell’agroecosistema e alla resilienza delle piante alla malattia. Ogni tentativo di trattare gli ulivi con metodi agroecologici è stato giudicato inefficace, e questo messaggio, partito dagli ambienti scientifici, si è rapidamente diffuso tra politici, associazioni di categoria, tecnici e agricoltori.  Il risultato è stato ladistruzione e l’abbandono di centinaia di ettari di oliveti, senza reali tentativi di contenimento basati su pratiche ecologiche. Solo alcuniagricoltori coraggiosi e disobbedientihanno scelto di sperimentare approcci agroecologici, spesso osteggiati o derisi. Grazie alla loro tenacia, oggi si osserva laripresa vegetativa di ulivi un tempo considerati irrimediabilmente infetti, tornati a produrre un olio di alta qualità: una prova concreta dell’esistenza dialternative agroecologiche per contenere la Xylella attraverso la cura e il ripristino degli agroecosistemi.   

La strategia degli abbattimenti ha inoltre generatoflussi finanziari stimati in oltre 600 milioni di euro, alimentando speculazioni e conflitti di interesse legati alla sostituzione degli ulivi monumentali con impianti intensivi e superintensivi di varietà di ulivi (cultivar)brevettate ritenute più resistenti alla Xylella. Questo processo ha portato anche allademolizione della normativa di tutela del paesaggio storicodegli ulivi millenari e alla perdita di un patrimonio culturale e naturale unico, frutto dell’incapacità di immaginare un modello agricolo diverso, in cui l’agricoltore sia davvero custode dell’ambiente.   

I dati dell’ultimo rapporto dell’Agenzia europea per l’Ambiente(ottobre 2024) confermano la gravità della situazione: l’agricoltura intensiva rimane la principale causa di perdita di biodiversitàin Europa e in Italia, con l’80% degli habitat protetti in cattivo stato di conservazione, il 60-70% dei suoli degradati e un uso delle risorse naturali pari a 1,5 volte la capacità del pianeta di rigenerarle.  Questi numeri impongono unariflessione urgente sulle pratiche agricole dominantie sulle scelte delle filiere agroalimentari. La lezione dellaXylellaè chiara: quando i principi dell’agroecologia vengono applicati e sostenuti da politiche adeguate e da una ricerca scientifica indipendente, è possibile integrare il ripristino ambientale nelle pratiche agricole, garantendo sicurezza alimentare, tutela della biodiversità e salvaguardia del paesaggio.    È tempo diabbandonare il modello di produzione agricolaintensivo, centrato sulla massimizzazione delle rese a breve termine, degradando il territorio e la sua biodiversità, peraccelerare la transizione agroecologicadei nostri sistemi agroalimentari. Serve uncambio di paradigmache metta al centro gli agricoltori come vericustodi dell’ambiente, valorizzando le pratiche che rigenerano il suolo, preservano l’acqua, proteggono gli habitat naturali e mantengono viva la ricchezza genetica e culturale dei paesaggi italiani.   

Un webinar di approfondimento sul rapporto “La Fastidiosa Xylella: I due volti dell’agricoltura” si terrà online il 10 novembre 2025, alle ore 18.00, sul canale YouTube del WWF Italia: https://www.youtube.com/@wwfitalia   Roma, 6 novembre 2025