
Una figlia è strappata alla madre e la terra intera paga il prezzo di quella separazione.Giovedì 13 agosto, alleore 21,piazza DuomoaBrindisiospita “Maledetta primavera. Ché gli Dei non possono piangere”, spettacolo di e conDaria Paoletta, diretto daEnrico Messina. L’appuntamento chiude “Verdi in Città”, rassegna promossa dallaFondazione Nuovo Teatro Verdicon il sostegno delComune di Brindisie la collaborazione delPolo Biblio-Museale, dellaBasilica CattedralediBrindisie diPuglia Culture.L’ingresso è libero,senza prenotazione.
Lo spettacolo riscrive il mito del ratto diProserpinadal punto di vista diCerere, madre privata della figlia.Plutone, dio degli inferi, rapisce la giovane e la trascina nel proprio regno. La furia diCereresi abbatte allora sulla terra, rende sterili i campi e interrompe il ciclo della natura. Soltanto l’intervento diGiovestabilisce un equilibrio fragile:Proserpinapotrà tornare dalla madre per sei mesi l’anno, mentre per i restanti sei dovrà restare negli inferi.
Il mito ha attraversato i secoli e alimentato l’immaginazione di scrittori e artisti.Gian Lorenzo Berniniha fissato nel marmo il momento più violento del mito:Plutoneche afferraProserpinae la trascina nel suo regno oscuro, consegnando alla storia dell’arte uno dei suoi capolavori più sconvolgenti. Lo spettacolo si colloca dopo quel gesto e ne osserva le conseguenze.Daria PaolettainterpretaCerereeProserpinae porta in scena la frattura del loro legame.Cererenon accetta la perdita, si ribella agli dèi e lascia che il dolore cambi il mondo intorno a lei. La sua battaglia nasce dall’amore, ma la rabbia finisce per renderla cieca. Il mito diventa così una storia familiare, fatta di protezione, di paura e della difficoltà di lasciare libero chi si ama.
«Lo spettacolo attraversa l’eterno alternarsi di nascita, morte e ritorno alla vita: un mito ancestrale che parla dell’assenza, ma sa essere anche molto divertente», spiegaDaria Paoletta. Il ritorno periodico diProserpinaalla luce segna la ripresa della natura, mentre la sua discesa negli inferi apre il tempo dell’assenza. In questa alternanza la vicenda antica incontra l’esperienza personale dell’attrice, che intreccia la leggenda ai propri sentimenti di figlia e di donna. Il testo e la drammaturgia sono firmati daDaria Paoletta,Rita PelusioedEnrico Messina. Muovendo dai versi diOvidio, la scrittura procede con passo incalzante, alterna ironia e tensione e porta in primo piano una famiglia divina dominata da desideri, soprusi e contraddizioni. Gli Dei perdono la distanza del racconto classico e mostrano debolezze. Nel loro conflitto affiorano storie di madri e figlie, di uomini e donne, di legami che proteggono ma possono anche soffocare.
Attrice, autrice e regista pugliese,Paolettasi è formata conCarlo Formigonie ha fondato conRaffaele ScarimbolilaCompagnia Burambò. Il lavoro con i burattini e il teatro di figura si unisce alla pratica del teatro di narrazione, approfondita attraverso gli insegnamenti diRoberto Anglisani. La primavera del titolo è la stagione che nasce da una separazione, il tempo nuovo che arriva quando qualcosa si spezza e costringe a cambiare. Lo spettacolo affronta la perdita con un’ironia leggera e sferzante: il dolore si intreccia al desiderio di trattenere, la nostalgia alla necessità di lasciare andare, l’amore alla paura che l’altro possa scegliere una strada diversa. Il mito diventa uno spazio nel quale riconoscere le stagioni della vita.
La regia diEnrico Messinacostruisce un allestimento essenziale, ispirato all’universo teatrale diPeter Brook. Il rapimento diProserpinadiventa l’origine di una ferita profonda che modifica i rapporti, il paesaggio e il corso del tempo.Cererecombatte per sua figlia, ma deve anche riconoscere che nessun amore può cancellare la separazione. Nel passaggio tra inverno e primavera, assenza e ritorno, lo spettacolo interroga il confine tra protezione e possesso, giustizia e vendetta. Lascia così emergere il percorso di una madre che, per ritrovare la figlia, deve prima elaborare la propria rabbia.

