
Il 20 agosto la seconda edizione di “Cena in Cava” porta una lunga tavola sotto le stelle nel cuore delle cave di Cursi. Un’esperienza già sold out che trasforma un luogo simbolo del lavoro e della memoria salentina in uno spazio di bellezza, cultura e condivisione.
CURSI (LE) – 20 agosto 2026– Ci sono luoghi che non hanno bisogno di essere inventati. Hanno solo bisogno di essere guardati di nuovo.
È da questa idea che nasce la seconda edizione di“Cena in Cava”, l’esperienza ideata e organizzata daLe Salentine – Fimmine Sverte, che il 20 agosto torna a Cursi, nel cuore della Pietra Leccese, con un appuntamento giàsold out.
Per una notte, una cava smette di essere soltanto il luogo della pietra estratta, della fatica e del lavoro tramandato per generazioni. Diventa una grande scenografia naturale, una lunga tavola sotto le stelle, un luogo capace di raccontare il Salento attraverso tutti i sensi.
MaCena in Cava non è semplicemente una cena.
La cava non è una location: è il cuore stesso dell’esperienza. È memoria, identità, materia e storia.
A Cursi le cave appartengono da sempre al paesaggio e alla memoria collettiva. Sono il segno concreto di generazioni di uomini e donne che hanno trasformato la Pietra Leccese con le proprie mani, dando forma a palazzi, chiese, cortili e architetture che hanno contribuito a costruire l’identità del Salento.
“Cena in Cava” sceglie di partire proprio da questa storia, senza modificarla né spettacolarizzarla.

La cava resta cava. La pietra resta pietra. Cambia lo sguardo di chi la attraversa.
“Come le persone, anche i luoghi meritano una seconda possibilità”, raccontaElisa, ideatrice de Le Salentine – Fimmine Sverte.
È questa la filosofia dell’evento: restituire un luogo autentico alla meraviglia, dimostrando che valorizzare un territorio significa anche imparare a guardare nuovamente ciò che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi.
La seconda edizione nasce dall’incontro traLe Salentine – Fimmine SverteeSalentum – I Profumi, due realtà che raccontano il territorio attraverso linguaggi differenti ma profondamente connessi.
Da una partela cucina, le donne, le ricette e i gesti della tradizione salentina.
Dall’altrale essenze, la ricerca e la memoria olfattiva, per trasformare il paesaggio in una dimensione da respirare e ricordare.
Il risultato è un percorso multisensoriale nel quale sapori e profumi dialogano con la pietra e con il paesaggio.
Perché il Salento non è soltanto ciò che si vede.
È ciò che si assaggia.
È ciò che si annusa.
È ciò che si ascolta.
È ciò che si tocca.
È ciò che resta addosso quando si torna a casa.
Protagoniste ai fornelli saranno ancora una voltaLe Salentine – Fimmine Sverte, custodi di una cucina che non viene trattata come un reperto del passato, ma come una tradizione viva, capace di evolversi senza perdere la propria anima.
Il menu della seconda edizione è stato ideato insieme allochef Alberto Stifani, in un incontro tra sensibilità contemporanea e memoria gastronomica.
Il cuore del racconto, però, rimane nelle mani delle Salentine: nelle ricette, nei gesti, nelle storie e in quel patrimonio immateriale che passa da una generazione all’altra.
Innovare la tradizione, in questo caso, significa permetterle di continuare a parlare.
ConSalentum – I Profumi, il viaggio entra invece nella dimensione invisibile della memoria olfattiva.
Agrumi, erbe, alberi, macchia mediterranea, terra, mare e pietra compongono un patrimonio sensoriale capace di evocare immediatamente luoghi, stagioni e ricordi.
La profumeria diventa così un altro modo per raccontare il territorio.
Non soltanto ciò che il Salento produce, dunque, maciò che il Salento fa sentire.
Un profumo può riportare a un’estate, a un giardino, a una strada, alla terra dopo la pioggia. Può diventare memoria.
Ed è proprio questa dimensione a completare il racconto di “Cena in Cava”.
L’evento nasce anche da una domanda:quante volte smettiamo di vedere davvero ciò che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi?
“Bellezza oltre l’abitudine”, dice Elisa.
Una frase che sintetizza la filosofia di un progetto nato per dimostrare che la valorizzazione di un territorio non significa soltanto promuoverlo, matrovare nuovi modi per viverlo, raccontarlo e condividerlo.
Una cava può diventare luogo d’incontro.
Una pietra può diventare racconto.
Una ricetta può diventare memoria.
Un profumo può diventare identità.
Il20 agosto alle 20:30, gli ospiti raggiungeranno unasecret location nel territorio di Cursi, la cui posizione sarà svelata soltanto poche ore prima dell’evento.
Poi saranno la pietra, il buio, le stelle e la tavola a costruire l’atmosfera.
Musica dal vivo della tradizione, fuoco, cucina salentina e suggestioni olfattive accompagneranno una serata pensata per essere irripetibile.
Perché ogni cava è diversa. Ogni parete porta i segni dell’estrazione. Ogni superficie conserva la memoria del lavoro.
E quando la luce della sera incontra la Pietra Leccese, accade qualcosa di semplice e potente:il luogo non diventa altro da sé. Diventa semplicemente se stesso, ma visto con occhi nuovi.
È forse questo il messaggio più forte di “Cena in Cava”.
Non raccontare un Salento da cartolina, mail Salento delle mani, della terra, delle persone, delle tradizioni e dei saperi.
Quello delle donne che cucinano.
Degli artigiani che lavorano la pietra.
Delle essenze che racchiudono un paesaggio.
Delle comunità che cercano nuovi modi per dare futuro alla propria memoria.
Per una notte, tutto questo si incontrerà attorno a una tavola.
Dentro una cava.
Un luogo che per generazioni ha conosciuto la fatica e che, senza rinnegare nulla della propria storia, potrà conoscere anche la meraviglia.
“Le cave sono il cuore di Cursi. E stasera batte forte.”
È questa l’immagine che meglio racconta la seconda edizione di “Cena in Cava”.
Una cava che diventa casa.
La pietra che diventa testimone.
La cucina che diventa racconto.
Il profumo che diventa memoria.
E un territorio che dimostra che la tradizione non è qualcosa da conservare sotto vetro, ma qualcosa davivere, contaminare e reinventare.
Perché il Salento più autentico non è quello che si limita a custodire la propria bellezza.
È quello che continua ad avere il coraggio di immaginarla.


