45 miliardi per l’agricoltura italiana?

Teodoro Palermo, Commissario feder.agri Vulture: “Non sono fondi aggiuntivi, ma un semplice anticipo.”
Rocco Marinaccio, Direttore feder.agri Vulture: “mossa politica astuta atta a giustificare la firma italiana al Mercosur.”

Negli ultimi giorni molti agricoltori e associati Feder.agri ci hanno chiesto delucidazioni in merito alla decantata notizia: “45 miliardi in più per l’agricoltura italiana”.

Il Governo italiano – accompagnato dalla “corte in giallo” – ha presentato questa notizia come un grande successo. Ma, se guardiamo ai documenti europei, emerge un punto chiaro: non si tratta di nuove risorse economiche, bensì di un’anticipazione finanziaria, cioè di risorse già stanziate che erano previste più avanti nel tempo. In altre parole, non aumenta il totale: cambia solo il momento in cui una parte delle risorse può essere resa disponibile.

C’è poi un secondo aspetto, ancora più concreto per le aziende agricole: anche quando i numeri sembrano simili sulla carta, oggi non valgono come prima. Negli ultimi anni abbiamo vissuto un periodo di forte inflazione e questo significa che, a parità di cifre nominali, il potere d’acquisto reale è più basso. Se tutto costa di più — energia, carburanti, mangimi, fertilizzanti, lavoro — quei fondi non pareggeranno nemmeno l’attuale programmazione.

Teodoro Palermo aggiunge: “Non bastano annunci o spostamenti contabili: servono tutele reali per chi produce.”

Infine, per feder.agri, questa operazione si inserisce in un quadro più ampio: l’accordo UE–Mercosur. L’Italia vive un malcontento agricolo comprensibile e diffuso, e questa “soluzione” sui fondi destinati all’agricoltura rischia di diventare la leva politica per rendere più accettabile un passaggio che potrebbe aumentare la pressione competitiva su alcuni comparti. Se si va avanti su accordi commerciali di questa portata, allora pretendiamo regole uguali per tutti, controlli efficaci e strumenti rapidi di salvaguardia, per evitare che a pagare siano sempre gli agricoltori europei.

Ad oggi non esistono garanzie reali per l’agricoltura europea”, commenta Rocco Marinaccio, e aggiunge: “La politica, nel comparto primario, continua a non mostrarsi all’altezza. La legge sulle pratiche sleali ne è la prova. Il Ministro potrebbe tranquillamente dare mandato all’ICQRF e verificare se il costo minimo stabilito da ISMEA, pari a 31,80 €/q.le per il grano duro, viene riconosciuto oggi ai cerealicoltori. Sanno bene che gli agricoltori non hanno il coraggio di denunciare. La nostra pazienza terminerà a febbraio.”

In sintesi: non chiamiamo “fondi in più” ciò che è un’anticipazione finanziaria. E soprattutto: il linguaggio “politichese” con feder.agri non attacca. Vogliamo condizioni di mercato eque e una difesa concreta del lavoro dei nostri agricoltori e del Made in Italy.

Se l’accordo Mercosur è davvero importante, allora colleghiamolo subito alla Politica Agricola Comune, stabilendo aiuti diretti al reddito legati alle superfici coltivate e aumentando il I° Pilastro della PAC.