CONFERENZA INTERNAZIONALE SULLE DISUGUAGLIANZE A BARI 100 ESPERTI DA TUTTO IL MONDO

Peragine (DIEF – Uniba): “Le disuguaglianze di opportunità sono un freno alla crescita. Al Sud più alta incidenza di fattori ereditati come famiglia e territorio”.

L’Italia è tra i paesi occidentali con la più alta disuguaglianza di opportunità.

È quanto emerge dal Data Base Geom (Global Estimate of opportunity and mobility) presentato nella prima giornata della conferenza internazionale sulle disuguaglianze, organizzata dal Dief di Uniba in partnership con la London School of Economics), in corso a Bari. Si tratta del primo data base in cu si presentano delle stime sulle disuguaglianze ed opportunità per circa 80 paesi del mondo, frutto di un lavoro decennale di un gruppo di ricercatori di Uniba, della Banca Mondiale e della London School of economics. “Il data base Geom – ha precisato il prof, Vito Peragine ditettore del Dipartimento di Economia e Finanza di Uniba – si focalizza sulle disuguaglianze ereditate perché si ritiene che di tutte le disuguaglianze quelle ereditate, ovvero dipendenti da fattori esogeni ( la famiglia di appartenenza, il genere, la razza), siano le disuguaglianze più inique e più nocive per la crescita e per il funzionamento dell’economia. Gran parte di quello che succede dipende dai fattori di partenza. Da noi le disuguaglianze ereditate costituiscono un freno allo sviluppo delle persone e allo sviluppo dell’economia. In particolare nel Mezzogiorno dove abbiamo più bassa crescita, più alta disuguaglianza complessiva e più alta incidenza dei fattori ereditati. Affrontare il tema delle disuguaglianze – ha concluso – significa anche affrontare il problema della crescita. Un problema che ci riguarda da vicino perché l’Italia da 30 anni non cresce. E non è solo una questione di distribuzione di risorse, ma di investimenti su produttività e innovazione.    

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D’accordo con Peragine sulla connessione stretta tra disuguaglianze e crescita anche l’economista barese Alessandra Fogli che dal suo attuale osservatorio quale la Federal Reserve di Minneapolis per la quale lavora, individua fattori comuni delle disuguaglianze in Italia e nel Stati Uniti, con una differenza. “Mentre negli Stati Uniti le disuguaglianze sono maggiori ma esiste crescita che anche se non è inclusiva in qualche maniera redistribuisce parte delle risorse a chi è svantaggiato ed economicamente fragile, in Italia non abbiamo crescita. Il nostro debito non ci consente di investire e si fanno politiche a breve periodo per coprire le necessità imminenti senza un piano a lunga durata con investimenti che possano portare ad una crescita futura permanente e persistente. La mia è l’esperienza di una meridionale, donna ha cercato il sogno americano e che oggi è molto contenta di essere qui a Bari, una città che ritrovo trasformata e questo mi fa essere ottimista per il futuro, che certi investimenti possano essere importanti e rilanciare un territorio con ricadute positive per tutti”. 

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Di disuguaglianze nel mondo del lavoro ha parlato il professor Daniele Checchi ( Statale di Milano). Il problema delle disuguaglianze – ha detto – è un problema sia di occupazione che di retribuzione. L’occupazione nel bene o nel male continua a crescere, i dati sulle retribuzioni ci dicono che l’occupazione è di bassa qualità. Così la disuguaglianza nella retribuzione di chi ha una occupazione è andata crescendo significativamente negli ultimi 15 anni. Abbiamo lavorato nella direzione studi e ricerche dell’Inps documentando che la misura che viene utilizzata per misurare le retribuzioni che è l’indice di Gini, è cresciuta del 10% nell’arco di 15 anni. La gente trova lavoro per poche ore. E sono le generazioni più giovani che stanno pagando la crescita delle disuguaglianze.  Al sud il problema è ancora più evidente perché se noi estendessimo l’idea di disuguaglianza a quelli che  non trovano lavoro che normalmente vengono lasciati fuori dalle analisi perché la disuguaglianza si calcola su quelli che hanno il reddito, il divario tra nord e sud esploderebbe. Agricoltura, servizi, lavoro domestico i settori in cui la disuguaglianza nel mondo del lavoro è annidata e dove i redditi sono più bassi. Redditi bassi che potrebbero essere sostenuti in parte dal salario minino ma occorrerebbe una misura titpo quella sperimentata in Francia dell’orario minimo. Ci sono lavori, penso alla ristorazione dove l’orario frammentato che complessivamente non fa un orario di lavoro”. Sulla mancata crescita dell’Italia ha aggiunto: “La produttività del sistema è bassa e se non cresce la produttività non c’è torta da redistribuire. La tecnologia rende poco trainanti i settori a cui tradizionalmente l’Italia è vocata come il manifatturiero, e l’innovazione nel manifatturiero non è così forte come negli altri Paesi”.

DOMANI SECONDA GIORNATA DI LAVORI CON L’APPELLO E LE PROPOSTE DA SOTTOPORRE AI GRANDI DEL G7.