Il 14 dicembre Santeramo in Colle inaugura al Palazzo Marchesale la mostra permanente delle opere di Antonio Pasciuti, un altro artista santermano finalmente valorizzato come merita.

Il 14 dicembre nella sala “Padre Giandomenico” del Palazzo Marchesale di Santeramo in Colle, alle ore 18:30, si inaugurerà la mostra permanente sulle opere dello straordinario artista santermano Antonio Pasciuti con la partecipazione della Prof.ssa Rosanna Pucciarelli, docente di anatomia, illustrazione scientifica e morfologia presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, del sindaco di Santeramo in Colle Vincenzo Casone e dell’assessore alla cultura del Comune di Santeramo in Colle Gabriele Cecca.

La mostra, rientrante nel cartellone eventi “Natale in Colle”, e organizzata grazie agli sforzi del Comune di Santeramo in Colle nella persone dell’assessore alla cultura Gabriele Cecca e con il fondamentale apporto della famiglia Pasciuti, proporrà ai visitatori 19 opere del Maestro che rappresentano tutto il suo percorso artistico e con le quali si potranno apprezzare il suo grande uso del colore attraverso i suoi diversi periodi, da quello figurativo all’astratto geometrico passando per il metamorfismo.

Sarà possibile ammirare le opere del maestro Antonio Pasciuti al secondo piano della “Pinacoteca F. Netti” a Palazzo Marchesale, e gli orari di visita seguiranno quelli di apertura della Pinacoteca, ossia dal giovedì alla domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.30 alle 21:00.

«È un grande privilegio – hanno dichiarato il sindaco di Santeramo in Colle Vincenzo Casone l’assessore alla cultura Gabriele Cecca – poter esporre finalmente a Santeramo le opere del Maestro Antonio Pasciuti. Un grande artista santermano che, come Francesco Netti, trova finalmente una “casa” per i suoi apprezzati lavori che potranno finalmente essere ammirati da tutta la cittadinanza e dai turisti. Il Comune si è molto impegnato per portare a compimento questa mostra ma vorrei sottolineare ancora una volta come gran parte del merito vada alla famiglia Pasciuti per la loro straordinaria collaborazione e per la concessione di ben 19 opere alla mostra. Vogliamo che queste festività natalizie siano vissute dai nostri concittadini sia all’insegna dello svago e del divertimento ma senza dimenticare la grande cultura che il nostro territorio ha saputo e sa ancora esprimere».





Di seguito alcuni brevi cenni sulla vita e la storia artistica del maestro Antonio Pasciuti:

Antonio Pasciuti nasce a Lacedonia (Avellino). Per esigenze di servizio del padre, insegnante, si trasferisce a Santeramo in Colle (Bari) sin dalla prima infanzia. Iscrittosi all’Università di Bari, alla facoltà di Economia e Commercio, si laurea in Lingue Estere. Dopo alcuni anni di insegnamento, lascia la scuola per dedicarsi esclusivamente alla pittura, seguendo così una vocazione nota in lui sin dagli anni d’infanzia. Partecipa attivamente con mostre e concorsi, alla vita artistica nazionale ed internazionale. Viene conosciuto come “Il Pittore delle Murge”.
Dopo aver dedicato quasi tutta la sua vita al paesaggio della sua terra adottiva, la Murgia, ed allo studio del colore, fin dai primi anni duemila le sue opere sempre più tendono all’informale e all’astratto. Alcuni suoi simboli caratteristici del periodo figurativo in maniera inconscia sembrano ripresentarsi, rivisitati, quasi accennati, nella produzione artistica informale dei suoi ultimi anni. Ad ogni modo, la sua resta una pittura molto personale e pervasa da un profondo amore soprattutto per il colore. L’artista muore il 4 marzo 2021 ad Acquaviva delle Fonti.

Periodo figurativo

Nella prima fase del suo percorso artistico, dalla fine degli anni ’70 alla fine dei ’90, la pittura di Pasciuti può definirsi post-impressionista. I suoi dipinti raffigurano la natura, principalmente le campagne dell’entroterra pugliese ed interni di case. Già in questa fase le sue opere trascendono la semplice riproduzione della realtà, e il colore dei suoi paesaggi, in maniera armonica, inizia ad essere al centro della sua pittura. Iconici sono alcuni elementi raffigurati, tra i quali la casetta, la masseria, il trullo, il muretto a secco, i papaveri o il mare con l’inconfondibile barchetta a vela. Personalissima è la tecnica pittorica da lui adottata, fatta di innumerevoli pennellate a tocchi e picchiettature, quasi istintive, ma facenti parte di un “disegno più grande” che restituisce al pubblico, nel suo complesso, una rappresentazione unica del paesaggio murgiano. Attraverso le diverse stagioni si va dai colori brillanti e freschi primaverili, alla sua intensa e calda luce estiva, fino alle più soffuse e tenui atmosfere del periodo autunnale-invernale. Il territorio di indagine preferenziale di Pasciuti è quella natura che conduce ancora ampie possibilità di beatitudine contemplativa ed emozionale nel Sud plasmato dal sole, dal sereno e dal colore diffuso a piene mani in certi scorci di stagione.

Metaformismo

Nei primi anni duemila, Pasciuti intraprende una nuova strada per la sua produzione artistica. Questo rappresenta il primo passo verso l’arte astratta, che lo impegnerà nell’ultimo periodo della sua vita. Il percorso che lo porta ad una completa astrazione non è immediato, ma è composto da diverse tappe, tutte indirizzate verso una graduale scomposizione del soggetto figurativo: il reale viene rivisto, rivisitato, reinterpretato.
Ne deriva un nuovo periodo artistico che lo caratterizzerà per oltre un lustro: “Il Metaformismo”, così definito dalla critica d’arte Giulia Sillato. Questa corrente artistica rappresenta per Pasciuti un periodo certamente importante, con una notevole produzione di opere, coerenti nel soggetto come nella ricerca; una produzione unitaria, connotata anche da un preciso schema compositivo: il soggetto, il cui riferimento al reale risulta sempre meno evidente. Viene rappresentato in forme complesse, matasse e grovigli, apparentemente casuali ma accomunate da una armonia cromatica.
Un’armonia che può essere basata su colori vivi o spenti, ma sempre tenuta assieme da un fondo neutro, di tonalità chiara o scura. Nel complesso nulla è lasciato al caso, e questo lo si coglie guardando l’opera nella sua interezza. …l’infinità di forme generate non è più classificabile con l’ottica tradizionale: sono dieci, cento, mille meta-forme, sono il senso vero dell’arte contemporanea. La metaforma, pertanto, è un valore visivo, che presuppone uno specifico punto di vista, ponendoci nel quale possiamo afferrare tutte le mutazioni della forma dalla classicità in poi.
 
Astratto geometrico

Nella fase astratta geometrica, il percorso di liberazione dell’artista rispetto alla figura giunge al suo apice. Il reale è scomposto in forme geometriche, semplici e primarie. I “blocchi” (come l’artista usava definire le figure geometriche) sono aree di colore, e le tinte non omogenee, lavorate, contribuiscono al rifiuto da parte dell’artista di seguire dei canoni prestabiliti ed esaltano il carattere istintivo, distintivo della sua pittura. I soggetti, in questa fase eclettica della sua pittura, talvolta sono arricchiti da didascalie, quasi come se il pittore volesse “scendere a compromessi” con il pubblico, probabilmente prendendo coscienza della progressiva astrazione delle sue opere e decide, talvolta, di voler “imbeccare” chi fruisce della sua arte, suggerendo la forma tramite didascalie o titoli. Ma, alle volte, ricorre ad ulteriori elementi quali simboli e idiomi di civiltà antiche paleocristiane (rivisitati e rappresentati in quello che lui amava definire “l’alfabeto Pasciuti”) o a linee policromatiche, più o meno intense, che avevano lo scopo di ravvivare l’opera, dare luce e unificare. qualcuno ha scritto che la pittura di Pasciuti lancia involontariamente un messaggio di pace e fratellanza nella comune contemplazione del grembo universale della natura. Non sappiamo. È certo però un messaggio cromatico esplosivo e tripudiante, un invito alla pace serena, all’incontro tra le tensioni della coscienza individuale ed il grande mistero della natura terrestre.

Studio del colore

Pasciuti, sin dall’inizio del suo percorso, ha dato particolare importanza al ruolo del colore nella sua pittura. Ne era profondamente affascinato e desideroso di comprenderne ogni suo aspetto. Profondamente emblematico in tal senso risulta essere un esperimento che condusse sul finire degli anni ’70: prese come riferimento la Monna Lisa leonardesca e decise di riprodurla in maniera fedele. Tale riproduzione ha avuto importanti riconoscimenti, (a titolo esemplificativo un‘attestazione di apprezzamento da parte di un noto critico francese di quegli anni, Philippe Rheims). Ma la cosa davvero straordinaria non fu l’aver realizzato una replica della Gioconda, quanto averla dipinta avendo a disposizione sulla tavolozza solo i 3 colori primari: il giallo, il ciano ed il magenta! Fu la dimostrazione pratica che davvero ogni colore presente in natura si possa ottenere partendo dai colori primari. Solo una profonda e assoluta conoscenza del colore rese possibile tutto questo.

Il croma ed i suoi processi armonici

Oltre vent’anni dopo aver riprodotto la Gioconda, l’artista volle affrontare una nuova sfida, creare quella che lui chiamò “Il croma ed i suoi processi armonici” o anche più semplicemente “L’opera del colore”. Partendo da studi scientifici basati sul colore, secondo i quali la luce risulta essere la sommatoria di una scala infinita di toni di colore, (illuminante in tal senso fu per lui la lettura e poi lo studio de “La teoria del colore” di Johannes Itten) Pasciuti si impegnò nel voler trasferire in pittura questo concetto, cercando di rappresentare in maniera esaustiva le armonie cromatiche in ogni sua sfumatura.
L’opera del colore è composta da “schede tecniche” e 727 opere, ciascuna rappresentante una armonia cromatica su cartoncino in formato 25×30 cm. Ogni armonia cromatica rappresentata su una scheda tecnica viene illustrata attraverso la sua pittura figurativa. È certamente un’opera unica, che abbraccia tutto il disco cromatico, ed è emblematica del ruolo che “sua maestà Colore” (così come lui amava definire) ebbe sull’artista.