| Per l’Europa, i risultati differiscono tra macroregioni. L’Europa orientale presenta un deficit di superficie coltivabile legato alla forza lavoro destinato a rimanere strutturale; l’Europa occidentale può andare incontro a deficit simili, con intensità e tempi diversi a seconda dello scenario climatico e socioeconomico. |
| Il dato europeo va però letto con cautela. La classificazione per macroregioni non restituisce le differenze territoriali interne a realtà come l’Italia, dove struttura agricola, dotazione di capitale, produttività e organizzazione del lavoro variano profondamente. La stessa disponibilità di manodopera può tradursi in capacità produttive molto diverse, a seconda di quanto capitale, tecnologia e organizzazione ciascuna azienda agricola riesce a mettere in campo. |
| È proprio questo passaggio a interessare UNCAI. Se il problema non è semplicemente quanti lavoratori agricoli saranno disponibili, ma quanta terra ciascun sistema produttivo riuscirà effettivamente a coltivare con il lavoro, il capitale e la tecnologia disponibili, allora il numero degli addetti direttamente occupati nelle aziende agricole non può rappresentare da solo la capacità produttiva agricola di un territorio. |
| «Un operatore, con una macchina moderna e un’organizzazione efficiente, mette in produzione una superficie molto più ampia rispetto al passato», dichiara il presidente di UNCAI,Aproniano Tassinari. «Quando macchine, capitale e competenze sono concentrati in un’impresa agromeccanica che lavora per più aziende agricole, quella capacità non scompare: semplicemente non viene registrata come occupazione agricola diretta di chi ne beneficia». |
| In Italia una parte della capacità produttiva agricola è incorporata nelleimprese agromeccaniche, che mettono a disposizione di più agricoltori macchine, capitale, operatori qualificati e competenze specialistiche. La loro attività consente alle aziende agricole di accedere a una capacità produttiva che spesso non sarebbe economicamente sostenibile con una dotazione individuale. |
| UNCAI propone di sviluppare, su basi scientifiche,un indicatore della capacità produttiva agromeccanica per conto terzi, disponibile per ettaro, da affiancare ai dati sulla manodopera direttamente occupata dall’azienda agricola. L’obiettivo non è contare le macchine presenti sul territorio, ma misurare quanta capacità di lavoro meccanizzato e specializzato è effettivamente disponibile per coltivare un ettaro. L’indicatore potrebbe considerare la dotazione e l’impiego delle macchine, le ore di lavoro, il livello di specializzazione e tutela degli operatori e la capacità delle imprese agromeccaniche di mettere queste risorse a disposizione di più aziende. |
| La contrazione demografica coinvolge anche le imprese agromeccaniche: operatori, tecnici e meccanici specializzati provengono dallo stesso bacino di popolazione attiva che lo studio indica in calo. Sostituire lavoro con capitale e tecnologia non elimina il problema della disponibilità di persone: aumenta la quantità di produzione che ogni operatore può rendere possibile. |
| «La sfida non è avere abbastanza terra, né avere abbastanza lavoratori agricoli: è avere abbastanza capacità produttiva per trasformare quella terra in cibo», afferma Tassinari. «Questa capacità comprende agricoltori, imprese agromeccaniche, macchine e competenze: se vogliamo prevedere l’agricoltura dei prossimi decenni, dobbiamo imparare a misurarla per intero». |
| Per UNCAI questa prospettiva rafforza anche la necessità di riconoscere e qualificare le imprese agromeccaniche. In questo quadro si inserisce il rilancio dell’Albo nazionale delle imprese agromeccaniche, previsto dalla proposta di legge C. 1794 attualmente all’esame del Parlamento. |
| «Non vogliamo sostituire il dato sulla manodopera agricola, ma completarlo», dichiara Tassinari. «È anche per questo che chiediamo da tempo un Albo che identifichi e qualifichi le imprese agromeccaniche: se la disponibilità di lavoro diventerà un fattore critico per la produzione agricola, il Paese dovrà sapere quanta capacità agromeccanica possiede e come valorizzarla, anche attraendo e formando gli operatori che dovranno governare macchine sempre più complesse, aspetti che la proposta di legge affronta». |
| La sicurezza alimentare futura dipenderà dalla capacità del sistema agricolo di trasformare terra, lavoro, capitale e tecnologia in produzione. Misurare anche la capacità agromeccanica significa rendere visibile una parte di questa capacità che oggi resta in larga misura fuori dalle statistiche sulla manodopera agricola e dalle politiche nazionali. |
| «È un lavoro che vorremmo sviluppare anche con il mondo della ricerca agronomica, a partire dalla collaborazione già avviata con il CREA», conclude il presidente di UNCAI. |
| Riferimento scientifico: Hongtak Lee et al., “Agricultural workforce as a potential bottleneck of future cropland availability”, Nature Sustainability (2026), DOI: 10.1038/s41893-026-01824-9. |