Le verdure a effetto serra battono il loro record di esportazione con 4.695 milioni di euro

•Il Rapporto Settoriale 2026 su Frutta e Verdura, preparato da AgroBank e Agrifood Comunicación, afferma che la produzione spagnola dei principali frutti e verdura scende a 11,7 milioni di tonnellate, e che il raccolto di agrumi, di 5,68 Mt, è il più breve dell’ultimo decennio, anche se si prevede che si riprenderà dell’1,1%, a 5,74 milioni nella nuova campagna 2026/27

• Melone e anguria hanno stabilito anche un record di esportazione di 959 milioni di euro, mandorle e pistacchi hanno aumentato il raccolto del 27,6% e del 42%, e il consumo domestico di pere ha raggiunto i minimi storici

Madrid, 5 ottobre 2026.-IlRapporto Settoriale 2026 su Frutta e Ortaggi, preparato daAgroBank e Agrofood Comunicación, afferma che gli ortaggi a serra spagnoli hanno raggiunto unfatturato estero record di 4.695 milioni di eurotra settembre 2025 e maggio 2026, con unsaldo commerciale positivo di 4.238 milionidi euro, anche questo record storico. E lo hanno fatto in un contesto in cui la produzione spagnola dei principali frutti e verdura è scesa nel 2025 a11,7 milioni di tonnellate,la cifra più bassa dal 2010e ben lontana dai 14,7 milioni del 2018, secondo i dati della Commissione Europea, a causa degli effetti delle piogge irregolari e delle tempeste negli ultimi anni. Il rapporto può essere scaricato alseguente link.Produrre meno non le ha fatto perdere la posizione: la Spagna continua a essere ilprincipale produttore di frutta e verdura nell’Unione Europea, con il 29,3% della produzione UE, davanti all’Italia; tra i due paesi rappresentano circa il 55% del totale. Su scala globale, secondo la FAO, la Spagna si classificaall’undicesimaposizione, con 29,1 milioni di tonnellate, ed è ilprincipale produttore europeo di frutta. Il calo è stato diffuso anche in Europa: la produzione UE è diminuita del 13,3% nel 2025, raggiungendo i 39,6 milioni di tonnellate, sebbene il valore della produzione di frutta e verdura avesse raggiunto i 96.101 milioni di euro nel 2024, pari al 18% di tutta la produzione agricola europea.Verdure: il grande motore di esportazioneLe verdure sono il miglior esempio di questa forza. La Spagna èil leader assoluto dell’UE nelle verdure a effetto serra, con61.471 ettaridi pomodori, peperoni, cetrioli, zucchine e melanzane nel 2025/26, il 2,76% in più rispetto alla media delle ultime cinque campagne; L’Andalusia concentra il 76% di quest’area. È un settore altamente esportatore, le cui vendite sono indirizzate a circa l’85% del volume verso i paesi UE.Le verdure da apertoseguono lo stesso percorso, con unbilancio commerciale di 2.408 milioni di euro, un dato recordche è cresciuto ogni anno dal 2019, eesportazioni di 2.971 milioni, il 36% in più rispetto al 2019/20. LaRegione di Murciaoccupa la sua superficie, con 35.738 ettari, davanti a Castiglia-La Mancia, Andalusia e la Comunità Valenciana. Il mercato è buono: a metà settembre i pomodori sono stati quotatia 127,75 euro/100 kg all’origine, ben al di sopra della media delle ultime cinque stagioni.Agrumi: raccolto minore, prezzi miglioriGli agrumi riflettono bene questa produzione più bassa. Il raccolto 2025/26 è stimatoin 5,68 milioni di tonnellate, il 9,4% in meno rispetto alla media delle ultime cinque stagioni eil minimo dell’ultimo decennio, a causa della diminuzione dei limoni e dei piccoli agrumi dovuta al maltempo. La Comunità Valenciana concentra il 44% della produzione, l’Andalusia il 40% e Murcia il 13%.Tuttavia, il settore è riuscito a mantenere i propri ricavi all’estero:le esportazioni hanno mantenuto il loro valore, 2.391 milioni di euro, tra settembre 2025 e febbraio 2026, nonostante un volume inferiore del 13%. I prezzi aiutano a spiegare questo: ilimoni erano venduti a 57,36 euro/100 kg sull’albero, il 78,9% in più rispetto alla media degliultimi cinque anni. Siprevede una leggera ripresa per il 2026/27, a 5,74 milioni di tonnellate(in aumento dell’1,1%).
Melone e anguria, record di esportazioneIl dinamismo esterno è stato trasferito anche a meloni e angurie, le cuiesportazioni hanno raggiunto 959 milioni di euro nel 2025, un record assoluto. Anche le importazioni hanno raggiunto il massimo (181 milioni), soprattutto fuori stagione e da Brasile, Marocco e Senegal, mentre nel mercato internoil consumo domestico di angurie è cresciuto del 23,1%,raggiungendo 414.284 tonnellate.Castilla-La Mancha guida la produzione di meloni, con 240.732 tonnellate (37,5% del totale), e sta vivendo una conclusione redditizia della campagna: il caldo di settembre ha sostenuto la domanda ei meloni extra-categoria sono aumentati di 18 centesimi al chilo, a 0,68-0,72 euro/kg, al mercato regionale il 23 settembre.Frutti rossi e frutti a noccioloLa vocazione all’export si ripete coni frutti rossi, che nel 2025/26 hanno venduto all’estero circa 385.205 tonnellate per un valoredi 1.911,4 milioni di euro, il 16,1% in più rispetto alla media delle ultime cinque campagne, con un saldo positivo di 1.169,3 milioni. In termini di produzione, si distinguono le fragole, con 339.920 tonnellate, e i mirtilli, una coltura in crescita continua che raggiunge le 70.522 tonnellate.Sempre nellafrutta a nocciolo, dovela Spagna produce il 41,5% dell’UE,le esportazioni nella prima metà dell’anno sono cresciute del 13%, raggiungendo le 332.872 tonnellate. Si prevede unraccolto di 1,91 milioni di tonnellateper il 2026, con l’Aragona come principale regione produttiva (circa 520.000 tonnellate).Noci: più raccolto e più importazioniI fannulli dipingono lo scenario opposto rispetto a quello del settore nel suo complesso: i loro raccolti crescono fortemente, ma la bilancia commerciale è ancora negativa.Le mandorle saranno intorno alle 467.271 tonnellate, il 27,6% in più rispettoal precedente e il 36,1% sopra la media, e ipistacchi, con 79.209 ettari (43% in più rispetto alla media, soprattutto in Castiglia-Mancia),prevedono 34.017 tonnellate, il 42% in più,quando il 56,6% della sua superficie non è ancora entrato in produzione.Le esportazioni di frutta secca hanno stabilito un record di 825,4 milioni di euronel 2024/25, ma le importazioni, anch’esse ai massimi storici, rimangono superiori a esse perché il consumo continua a crescere: le mandorle sgusciate sono consumate nelle famiglie il 25,4% in più rispetto alla media delle ultime cinque campagne.Pere, almeno nelle famiglieQuel richiamo non si estende a tutta la frutta fresca.Il consumo interno di pere è al minimo storico di 45.797 tonnellate, il 35% in meno rispetto a dieci anni fa, e le mele stanno a malapena riprendendo, raggiungendo 102.111 tonnellate, dopo anni di calo.Il rapporto si concentra anche su come i prezzi si formano lungo tutta la catena: lamela dorata era scambiata del 41,6% sopra la media degli ultimi cinque anni all’uscita del centro di condizionamento, rispetto a aumenti più modesti, o addirittura cali, all’origine.Clima e competizione, le grandi sfideGuardando al futuro, il documento indica glieffetti del climasui raccolti, che sono alla base del calo della produzione, alla concorrenzadi paesi terzicome Marocco, Egitto, Sudafrica o Argentina negli agrumi, e alla necessità diaumentare la professionalizzazione della coltivazione degli agrumiin vaste aree del Levante, un settore che, Secondo il rapporto, si è a un punto di svolta.