Cantina Leone de Castris: vendemmia complessa ma con esito qualitativo positivo, orientato all’equilibrio, alla freschezza e alla moderazione alcolica

Piernicola Leone de Castris: “I vini ottenuti quest’anno rispondono alle attuali esigenze del mercato e alle scelte stilistiche della nostra azienda”.
A vendemmia 2026 ormai conclusa, è ormai tempo di tracciare un bilancio definitivo aziendale, ma anche di analizzare l’annata in base alle peculiarità dei nuovi vini. L’anticipo generalizzato della raccolta registrato quest’anno, dovuto soprattutto al caldo eccessivo, conseguenza del cambiamento climatico sempre più evidente, è il primo fattore che ha inciso sui processi produttivi in ambito vitivinicolo. La capacità di monitorare attentamente la rapida evoluzione delle uve e di intervenire adeguatamente e nei tempi corretti, ha però permesso di preservare un buon equilibrio tra maturità, freschezza, intensità aromatica e grado alcolico, nella prospettiva di ottenere vini in linea con le richieste attuali del mercato.

L’annata, dunque, può essere considerata qualitativamente più che buona, pur avendo registrato un decremento quantitativo di circa il 15-20%. La vendemmia 2026, grazie al lavoro in vigneto e in cantina che ha dato la possibilità di trasformare una situazione climatica complessa in un’opportunità, ha consentito di confermare le scelte produttive di massima qualità che da sempre caratterizzano la Cantina “Leone de Castris”.


“Nonostante le difficoltà determinate dall’andamento climatico – spiega Piernicola Leone de Castris, Presidente del C. di A. dell’antica Azienda salentina fondata nel 1665 – l’ottimo stato sanitario delle uve ha rappresentato un presupposto fondamentale per la qualità della materia prima e per il buon esito delle operazioni di vinificazione. A questo si aggiungono le rese produttive contenute, che hanno determinato una minore quantità di uva raccolta, ma che, nel quadro complessivo dell’annata, si inseriscono in una dinamica favorevole alla valorizzazione qualitativa della produzione. Alla luce di questi elementi, l’annata 2026 può essere annoverata tra quelle di buona qualità, pur presentando caratteristiche differenti rispetto a passate annate nelle quali la maturazione
tecnologica e quella fenolica si sono presentate in maniera più armonica. I vini ottenuti quest’anno, infatti, esprimono una combinazione interessante di freschezza, componente aromatica e moderazione alcolica, aspetti che rispondono alle attuali esigenze del mercato e alle scelte stilistiche della nostra azienda”.


“Al tempo stesso – continua Leone de Castris – la vendemmia 2026 ha confermato quanto sia importante distinguere tra quantità e qualità della produzione: le rese ridotte, unite all’ottimo stato sanitario delle uve e alla capacità di intervenire tempestivamente nella raccolta, hanno consentito di valorizzare al meglio la materia prima disponibile, pur in presenza di alcune criticità legate alla maturazione. Il 2026 rappresenta pertanto un’annata che, pur imponendo nuove sfide alla gestione del vigneto e della cantina, offre risultati soddisfacenti e conferma il valore dell’esperienza, dell’osservazione e della capacità di adattamento. Questi elementi rimangono fondamentali per affrontare gli effetti del cambiamento climatico e proseguire nel percorso di valorizzazione dell’identità aziendale, con particolare attenzione all’equilibrio, alla freschezza, alla riconoscibilità varietale e alla qualità complessiva dei vini”.


Aspetti tecnici/enologici dell’annata 2026
Le condizioni climatiche dell’annata hanno determinato un maggiore stress delle piante e, in alcuni vigneti, un leggero appassimento delle uve (Chardonnay, Aleatico, Primitivo). In questo contesto è stata osservata una maturazione particolarmente precoce che ha richiesto un monitoraggio costante dei vigneti e una grande tempestività nelle decisioni di raccolta. Le prime indicazioni sono arrivate dalle basi spumante di Chardonnay e Negroamaro, vendemmiate a partire dal 6 agosto, che hanno evidenziato immediatamente la velocità con cui stava evolvendo la maturazione. La situazione ha successivamente interessato anche altre varietà e, in particolare, il Primitivo, rendendo necessario programmare le raccolte a ridosso di Ferragosto. Un esempio significativo è rappresentato dal Primitivo Igt Salento, che si è attestato su una gradazione alcolica del 13% vol., mentre il Negroamaro destinato alla produzione dell’etichetta “Eloveni” raggiunge il 12% – 12.5% vol. Questi risultati rientrano in una precisa scelta aziendale: proseguire nel percorso di valorizzazione di vini rossi dalla gradazione alcolica contenuta, capaci di offrire maggiore


versatilità e piacevolezza anche a temperature di servizio più basse. In questa direzione si inseriscono anche “Fontana di Vite” Gioia del Colle Primitivo DOC e “Il Lemos” Susumaniello Rosso IGT Salento, anche queste due etichette espressione della produzione aziendale perché possono essere degustate a una temperatura contenuta, in linea con le attuali preferenze dei consumatori.


Le novità aziendali del futuro
La vendemmia 2026 apre la strada a due importanti novità nel percorso produttivo di Leone de Castris. La prima è il “Fiano Igt Murgia”, una nuova espressione che amplia la proposta dei vini bianchi aziendali. Le uve provengono da vigneti situati a quasi 500 metri sul livello del mare, una condizione che contribuisce a caratterizzare l’ambiente di coltivazione e offre interessanti prospettive per la valorizzazione della freschezza e dell’espressione aromatica del vitigno. La seconda riguarda il mondo delle bollicine, con la nascita di un “Metodo Classico bianco da uve Chardonnay”, progetto che permetterà di valorizzare ulteriormente le caratteristiche di questa varietà attraverso una vinificazione dedicata e un metodo produttivo di particolare complessità.