
Dal 16 ottobre al 2 maggio a Bari, tra Santa Teresa dei Maschi e Auditorium Vallisa
Diaghilev, sette classici per «Teatro Studio»
Si parte con «L’avaro, partitura per tre attori»
Da Molière a Cechov, un viaggio nei conflitti dell’individuo e della società
In cartellone anche capolavori di Pirandello, Gogol’, Ibsen e Strindberg
Dopo il prologo «Profeti, Sufi e Principesse» realizzato in collaborazione con Time Zones, laCompagnia Diaghilevinaugura ufficialmente lastagione teatrale 2026/2027 «Teatro Studio»aSanta Teresa dei Maschicon«L’avaro, partitura per tre attori», rilettura del capolavoro di Molière a cura del registaRosario Sparno. In programmadal 16 ottobre all’8 novembre(venerdì e sabato ore 21, domenica ore 19, martedì e mercoledì ore 20, giovedì ore 19), lo spettacolo apre uncartellone che attraversa oltre due secoli di storia del teatro europeo, dalla commedia di carattere al dramma sulla crisi dell’uomo moderno.
Sostenuta dalMinistero della Cultura, dallaRegione Pugliae dalComune di Bari, la nuova stagione si sviluppa lungo un percorso storico-letterario che mette in relazione autori, epoche e sensibilità differenti, seguendo l’evoluzione del conflitto tra individuo e società. Dai vizi e dalle ossessioni che alimentano la commedia molieriana alle inquietudini che attraversano il teatro tra Otto e Novecento, il programma indaga le contraddizioni dell’essere umano, le convenzioni familiari e morali, le maschere sociali e il difficile rapporto tra desideri personali e aspettative collettive.

Sino ad aprileil cartellone propone, accanto a Molière,«Spettri» di Ibsen,«La cosa più naturale»ispirato alla novella«Il soffio» di Pirandello,«Il naso» di Gogol’,«La danza macabra» di Strindberg,«Il giuoco delle parti» di Pirandelloe«Zio Vanja» di Čechov. Un itinerario tra grandi classici e nuova scrittura scenica, nel segno della forza della parola, del teatro di regia e dell’interpretazione: una proposta rivolta a un pubblico eterogeneo, in continuità con la ricerca condotta dalla Diaghilev in quarant’anni di attività.
Inoltre, la stagione conferma il notevole sforzo produttivo della Compagnia Diaghilev, capace di costruire un articolato percorso teatrale attraverso grandi classici e riletture contemporanee, con il coinvolgimento di registi, scenografi e professionisti di riconosciuta esperienza accanto al consolidato cast di interpreti della compagnia, nel quale spiccano Paolo Panaro, Francesco Lamacchia, Roberto Petruzzelli e Andrea Simonetti.

Dunque, ad aprire «Teatro Studio»dal 16 ottobre all’8 novembreè la figura di Arpagone, protagonista de«L’avaro», attraverso cui Molière mette a nudo una società regolata dal denaro, dal matrimonio, dall’autorità paterna e dall’interesse economico. Nella «partitura per tre attori» firmata daRosario Sparnosi alterneranno, nel ruolo del protagonista,Francesco Lamacchia(che saràl’interprete del debutto venerdì 16 ottobre) ePaolo Panaro,affiancati daDoriana CostanzoeAndrea Simonetti. La comicità del personaggio, dominato da un’ossessione che finisce per isolare chi ne è prigioniero, rivela così il volto più amaro di una commedia ancora capace di parlare al presente.
Dalla satira sociale si passa all’indagine impietosa di«Spettri» di Henrik Ibsen, coproduzione con l’Associazione Gianni Santuccioprevistadal 19 al 29 novembreall’Auditorium Vallisacon la traduzione diFranco Perrelli, la regia diWalter Pagliaro, le scene e i costumi diLuigi Peregoe l’interpretazione diMicaela Esdra,Fabio Maffei,Emanuele Vezzoli,Fabrizio AmicuccieValeria Cimaglia. Il dramma scava nelle ipocrisie della società borghese, mostrando come i segreti custoditi per salvare le apparenze finiscano per condizionare le vite e le coscienze. Per cui gli spettri evocati dal titolo sono le ombre del passato che continuano ad agire sul presente, incrinando gli equilibri familiari
Il 2026 si chiuderàdall’1 al 4 dicembrein Vallisa con«La cosa più naturale», studio drammaturgico diWalter Preteliberamente ispirato a «Il soffio di Pirandello», con lo stesso Prete in scena accanto aGustavo D’Aversain un confronto a due voci che porta al centro le fragilità dell’uomo contemporaneo, le sue paure e l’imprevedibilità della vita. A partire dall’intuizione pirandelliana, lo spettacolo riflette, infatti, sull’impossibilità di controllare pienamente il proprio destino e sulla precarietà delle certezze che sostengono l’esistenza.
La programmazione continuerà sino al termine in Vallisa e il nuovo anno si apriràdall’8 al 15 gennaiocon«Il naso» di Nikolaj Gogol’, spettacolo in cuiPaolo Panaro, protagonista di uno spettacolo di teatro-musica impreziosito dagli interventi del fisarmonicistaFrancesco Palazzo, si addentra nel paradossale e grottesco ritratto di un individuo incapace di sottrarsi al giudizio degli altri. La perdita d’identità, l’ossessione per il prestigio e il bisogno di conformarsi alle aspettative sociali diventano così i motori di un racconto in cui il comico lascia emergere il disagio di chi misura il proprio valore attraverso lo sguardo altrui.

Un conflitto ancora più radicale attraversa«La danza macabra» di August Strindberg, in programmadal 19 gennaio al 7 febbraio, ancora una volta nella traduzione diFranco Perrelli, con la regia diAlessandro Machìa, i costumi diAnnalisa Di Pieroe l’interpretazione diGina Capuzzi,Paolo PanaroeRoberto Petruzzelli. Il dramma trasforma la vita di coppia in un campo di battaglia psicologico, dove desiderio, potere e convivenza alimentano una lotta senza tregua. Il teatro si addentra così nei meccanismi più oscuri delle relazioni, rivelando le tensioni che si nascondono dietro la quotidianità.
La riflessione sull’identità proseguiràdall’11 febbraio al 26 marzocon«Il giuoco delle parti» di Luigi Pirandello. Qui le maschere sociali diventano il segno di una frattura sempre più profonda tra ciò che siamo, ciò che gli altri vedono e il ruolo che siamo chiamati a interpretare. Pertanto, realtà e finzione si confondono in un gioco che mette in discussione la possibilità stessa di definire stabilmente l’individuo, traccia che ispira la regia diAlessandro Machìa, che firma uno spettacolo con i costumi diAnnalisa Di Pieroaffidato all’interpretazione di un cast in fase di completamento nel quale al momento figuranoPaolo Panaro,Andrea Simonetti,Francesco LamacchiaeAntonio Carella.
E saranno ancora Panaro, Lamacchia e Simonetti, stavolta coadiuvati daRoberto PetruzzellieCaterina Petrarulo, a concludere la stagione con«Zio Vanja» di Anton Cechov, in scenadal 7 aprile al 2 maggioancora con la regia diAlessandro Machìa. Nel dramma cechoviano il conflitto si consuma lontano dagli eventi eccezionali, nelle esistenze sospese, nelle ambizioni frustrate e nelle occasioni perdute. E la distanza tra i sogni e la vita reale, insieme al tempo che scorre senza offrire risposte, dà forma a una straordinaria tragedia dell’uomo moderno.
Info e prenotazioni 333.1260425.

