
“Governo, parlamentari e assessori siano forti rispetto a condizionamenti e soluzioni al ribasso”
“Chiediamo a tutti un impegno straordinario per affrontare e risolvere una crisi eccezionale”
“A Bari in oltre 2mila, se necessario a Roma saremo molti di più. La nostra è battaglia per la legalità”

“Ci aspettiamo che in Conferenza Stato-Regioni si dia riscontro positivo alle richieste che Orgoglio Olivicolo ha portato in piazza mobilitando migliaia di persone, con il sostegno dei sindaci e dei parlamentari pugliesi. In questo senso, rivolgiamo un appello al ministro Lollobrigida, al sottosegretario La Pietra, a deputati e senatori della Puglia e delle altre regioni in cui l’olivicoltura è un asse strategico per reddito, lavoro e futuro per migliaia di aziende e di famiglie. Non vorremmo che negli emendamenti al decreto-bozza sul DAO, il Documento elettronico di Accompagnamento Olivicolo, si cedesse a condizionamenti e interventi esterni di chi è interessato a bloccare tutto, di chi vuole che resti tutto com’è ora, con la legge della giungla in cui opacità e assenza di regole certe permettono che il mercato sia dominato da chi gioca pesantemente al ribasso, condannando l’intero comparto olivicolo-oleario al tracollo e declino definitivo”. L’appello e il monito arrivano dal comitato nazionale Orgoglio Olivicolo, a 48 ore dalla grande manifestazione di Bari, dove migliaia di olivicoltori, soci delle cooperative e frantoiani sono scesi in piazza uniti, manifestando pacificamente ma facendo ascoltare con forza la voce di un intero mondo olivicolo schiacciato dalla peggiore crisi degli ultimi 20 anni.

TUTTI A ROMA. “Aspettiamo con fiducia l’esito della Conferenza Stato-Regioni, ma siamo pronti, soprattutto se le risposte della politica dovessero essere insufficienti, a organizzarci per essere ancora di più a Roma, facendo convergere sulla Capitale tutte le diverse componenti regionali di Orgoglio Olivicolo. Lunedì 12 ottobre, in un giorno lavorativo, in migliaia sono arrivati a Bari da tutta la Puglia. Se decideremo di manifestare a Roma, non riusciranno nemmeno a contarci. Dal Centro-Italia a tutto il Mezzogiorno, l’olivicoltura è un asse portante del made in Italy non solo per l’agricoltura, ma anche per l’export, il turismo dell’olio, il paesaggio, la tenuta idrogeologica del territorio, le agroenergie. Stiamo facendo una battaglia fondamentale nel segno della legalità e della sicurezza alimentare, perché chiediamo più controlli sulle importazioni, sulle sofisticazioni alimentari, le frodi, e stiamo conducendo una lotta che riguarda direttamente milioni di consumatori. L’olivicoltura è un collante sociale, occupazionale, economico e ambientale, rappresenta le fondamenta dell’identità e delle speranze di futuro di interi territori rurali. Tutto questo rischia di scomparire. Non possiamo permetterlo, l’Italia non può permetterselo”.

