Taranto: Tra promesse, progetti e sfide. Il futuro incerto di una comunità

Pietro Pallini, coordinatore generale della UIL di Taranto, fa un’analisi su alcune questioni, vecchie e nuove, del territorio dell’arco jonico: dall’ex Ilva di Taranto, madre delle vertenze tarantine, passando per l’Arsenale Militare e il tanto atteso ma “bucato” concorsone, toccando le infrastrutture del territorio, come l’ospedale San Cataldo e la Regionale 8.

“Taranto fatica e non poco a uscire dalla morsa stringente delle mancate scelte del passato, la volontà da sola non basta, e non bastano neppure le leggi … C’è chi si ostinerà a chiamarla “sfortuna”, preferiamo chiamarla manifesta incapacità” dice il numero uno di via Dante.


“Buona parte di ciò che si prova a insediare a Taranto, chissà per quale meccanica celeste, diventa un’impresa quando va bene; quando invece va male resta appesa al palo e quando addirittura peggio il palo crolla. Sembra un anatema.

Con la vertenza dell’ex ILVA a dominare ogni tendenza a oltre 11 anni dal sequestro degli impianti, e 5 dalla presentazione di un progetto industriale, ancora non si conoscono le reali linee guida da parte del Governo per la siderurgia a Taranto e nel Paese.

Dalla gestione febbricitante dei fondi assegnati come nel caso dei 680 milioni ad AdI per colmare voragini finanziarie societarie; normativa sulla cassa integrazione per migliaia di lavoratori di volata all’interno del decreto PA e senza un reale piano industriale; emendamenti al Decreto Salva infrazioni in Senato da parte del Ministro Fitto rasente perfino al perimetro normativo del codice di procedura penale. Il miliardo destinato al progetto del preridotto (DRI), che dal PNRR con data quantomeno certa di esecuzione entro il 2026, viene dirottato sui Fondi di Sviluppo e Coesione che, sentite le dichiarazioni del Presidente Michele Emiliano, consacrerebbe così un’altra avventura tutta da cominciare.

Far funzionare impresa a Taranto e crearla con al seguito i tanto auspicati posti di lavoro non è una questione semplice. Non lo è stato nel passato e tristemente non lo è nel contemporaneo, e questo ce lo dicono i fatti. Un territorio che continua a far a pugni con lo stato di diritto che fatica a realizzare i sogni, poi mica tanto fantasiosi, com’anche l’opportunità marginalmente infranta del concorsone dell’Arsenale di Taranto. 315 posti messi a concorso, ma se andrà bene, alla fine il Ministero della Difesa riuscirà ad assegnarne una manciata in più della metà (scarsi 170). Chi crede nella sfortuna, la definisca pure tale, ma per essere pragmatici siamo al cospetto un’occasione sprecata: se si pensa che per quei 315 posti di lavoro strettamente legati al futuro dell’Arsenale di Taranto abbiamo lottato duramente e non poco.

Poche opportunità e troppa cassa integrazione e cessazione di attività nel territorio. Come tanti buoni propositi annunciati e diversi progetti in cantiere, con la visione di fare di Taranto un modello di sviluppo innovativo rispetto al passato, nella realtà, ‘l’ascensore sociale’ jonico resta in continua manutenzione perché si ferma troppo spesso più o meno consapevolmente e sempre allo stesso piano. E questo è un serio problema per tutta la comunità.

Tanti progetti a Taranto, alcuni dei quali faticosamente in definizione. Per esempio la costruzione del nuovo ospedale San Cataldo dopo la tanto sospirata assegnazione delle risorse pari a 105 milioni per l’allestimento. Appartengono altri progetti apparentemente al palo, come per esempio l’insediamento Ferretti che per la sua realizzazione l’ex Ministra Mara Carfagna nel 2021 definanziò persino il progetto Acquario Green a Taranto nell’area ex Torpediniere in Mar Piccolo. Dopo la messa in sicurezza dell’area dello Yard Belleli, per la realizzazione degli impianti, a parte i titoloni ancora neanche un chiodo è stato piantato e degli oltre 200 dei posti di lavoro neppure l’ombra riflessa.

Certe sono le doti finora impegnate che in soldoni si traducono in 45,5 milioni dal Fondo Infrastrutture a cui si sommano i 28,05 milioni del FSC2021-2027, più 14,2 milioni rivenienti dal Contratto di sviluppo per la reindustrializzazione dell’ex Yard Belleli e 49,8 milioni da parte dell’Autorità Portuale. Troppo tempo trascorso dalla procedura a valle dei pareri ISPRA e ARPA e la successiva conferenza dei servizi decisoria conclusasi il 5 aprile 2023. E’ notizia fresca la firma del decreto finale da parte dei Ministeri dell’Ambiente e delle Imprese quale liberatoria alla pubblicazione dei bandi da parte di SOGESID per la messa in sicurezza, bonifica e infrastrutturazione dell’area.

Il Gruppo Ferretti dovrebbe impegnarne 64 di milioni, ma se la burocrazia spostasse ancora in avanti i tempi del progetto, il grido di allarme della UIL è la consapevolezza che l’imprenditoria guarda a soluzioni e investimenti che molto spesso nella prolissità burocratica rischiano di infrangersi per le mutate condizione di mercato. Non vorremmo trovarci di fronte al caso paradossale di avere finalmente tutte le autorizzazioni ma non avere più l’investitore. E qui la pessima esperienza della MOTION nella vertenza della Tessitura di Mottola Albini dovrebbe insegnarci come nella realtà si muovano i mercati e gli investitori.

Taranto fatica e non poco a uscire dalla morsa stringente delle mancate scelte del passato, la volontà da sola non basta, e non bastano neppure le leggi se analizzassimo il caso del Tecnopolo del Mediterraneo, progetto questo che resta fermo al palo. Ecco, qui si rasenta davvero l’inverosimile, perché nonostante si parli di sviluppo sostenibile e innovazione tecnologica per una transizione a parole annunciata, i fatti ci consegnano ben altro.

Mentre sul tema delle infrastrutture, il vessillo tutt’altro che eburneo è senza dubbio la realizzazione della litoranea interna Talsano-Avetrana, la Regionale 8 per l’appunto. Un’arteria che porta con sé il segno del tempo a quasi 40 anni dal primo scavo che oltre alla causa della necessaria e migliore viabilità, anch’essa rappresentava un riscatto oltre che un paradigma per lo sviluppo turistico e gli investimenti di una Taranto che in tanti sogniamo ma che pochi vogliono.

Infine, i Giochi del Mediterraneo 2026, dal commissariamento alla notizia che il CONI sia uscito dal Comitato organizzatore, a fronte del perdurante e irrisolto stato di impasse che ha prodotto ritardi nella realizzazione delle opere necessarie. Nella consapevolezza che, purtroppo, non sono certo i giochi del Mediterraneo, da soli, a far riscattare questo territorio, che fatica a uscire dal guado. In Puglia ci sono drammaticamente 38 tavoli di crisi industriali complesse, senza contare i lavoratori dell’ex Ilva e del Porto, qualcosa come 5070 lavoratori coinvolti. Di questi 38 tavoli, 9 appartengono a Taranto con i suoi 2294 lavoratori.

C’è chi si ostinerà a chiamarla ‘sfortuna’, ma noi al di là del possesso di visione tanto cara a qualcuno, preferiamo chiamarla manifesta incapacità. Nel frattempo, nella crescita esponenziale dei divari e della povertà, il Governo decapita il sostegno sacrosanto a migliaia di persone proseguendo la campagna di propaganda senza fare differenziazione alcuna al dramma che si vive nel profondo SUD rispetto al resto del Paese. Tutto ciò sarà inevitabilmente motivo di mobilitazione da parte della UIL che continua nell’analisi di dati allarmanti sullo stato sociale e che non certo crede alla sfortuna”.