
Hanno circa 28.000 anni i resti umani della sepoltura gravettiana (Paleolitico superiore) della Grotta delle Veneri di Parabita, che entrano nel percorso del Museo Storico-Archeologico dell’Università del Salento. La nuova sezione espositiva del MuSA sarà inaugurata giovedì 5 novembre alle 17.30 nella sede di via di Valesio 3, a Lecce.
I resti furono rinvenuti nel 1968 dal professor Giuliano Cremonesi, docente di Preistoria e Protostoria dell’Ateneo, e sono stati affidati dal Ministero della Cultura al Museo per la tutela e la valorizzazione. Nel 2020 i materiali sono stati riesaminati da un gruppo di ricercatori coordinati da Elettra Ingravallo e Renata Grifoni Cremonesi tra i quali un gruppo nutrito di UniSalento come Jacopo De Grossi Mazzorin, Pier Francesco Fabbri, Serena Viva, Giorgia Vincenti, Giuseppe De Benedetto, Antonio Pennetta, Daniela Fico, Elettra Ingravallo, Ida Tiberi, Giorgia Aprile, Lucio Calcagnile, Gianluca Quarta, Marisa D’Elia, Paolo e Claudio Giardino. I risultati di questi studi sono editi in un volume “La Grotta delle Veneri di Parabita (Lecce)”, edito da Edipuglia.

Da quel lavoro è nato il progetto di musealizzazione curato dal professor Jacopo De Grossi Mazzorin e dalla dottoressa Grazia Maria Signore, direttrice del MuSA che ha seguito il progetto museografico coordinando antropologi, paletnologi, illustratori, videomaker e modellatori 3D. Un’illustrazione scientifica di Alberto Gennari ricostruisce l’inumazione della coppia e la vita dei cacciatori-raccoglitori fuori dalla grotta. Nelle vetrine il corredo, con i denti di cervo impastati nell’ocra interpretati da De Grossi Mazzorin come parte di una cuffia indossata dalla donna, di cui si propone una ricostruzione. Al centro, la teca con i resti in posizione anatomica; QR code danno accesso a testi e audio bilingui su età, sesso, patologie e stile di vita. Un docu-video sottotitolato ripercorre scoperta e ricerche e include l’animazione 3D degli scheletri curata da Fabio Andriani e Adriana Bandiera del Laboratorio 3D UniSalento.
«La progettazione dell’allestimento ha dovuto misurarsi con significative sfide scientifiche e allestitive, determinate in primis dall’alto grado di frammentarietà dei resti scheletrici, – dichiara Signore -. L’intento primario è stato dunque quello di narrare la storia di questa coppia di cacciatori raccoglitori nel modo più esaustivo e accessibile, muovendo rigorosamente dalle evidenze emerse nel riesame del 2020».
All’inaugurazione, interverranno la rettrice Maria Antonietta Aiello; il soprintendente ABAP per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, Antonio Zunno, e il direttore del Dipartimento di Beni Culturali, Girolamo Fiorentino. Interverranno inoltre il professor Teodoro Scarano, referente per il settore di Preistoria e Protostoria, il professor Domenico Lo Vetro dell’Università di Firenze, che dirige le nuove indagini a Parabita, il dottor Fabio Andriani e la dottoressa Ida Tiberi. Introduce e modera la direttrice Signore.
L’inaugurazione sarà dedicata alla memoria della professoressa Elettra Ingravallo, che promosse e coordinò il riesame dei materiali degli scavi Cremonesi, e del professor Jacopo De Grossi Mazzorin, direttore del MuSA dal 2019 al 2022, che con la sua visione scientifica concepì l’allestimento.
Didascalie:
Figura 1 – Ricostruzione illustrata delle sepoltura di Grotta delle Veneri (Parabita, Lecce)
Figura 2 – Vista della sezione espositiva nel MuSA

