Antonio Biasiucci a Foggia: la grande fotografia d’autore in Fondazione

Antonio Biasiucci: la fotografia come alfabeto dell’umanità

Il 6 novembre si inaugura a Foggia “P2822#26”, un percorso attraverso la materia, la memoria e le forme essenziali della vita

La mostra, evento di assoluto rilievo per la città, resterà aperta fino al 7 dicembre

La fotografia come strumento per interrogare la materia, riscoprire l’origine delle cose e indagare i legami profondi tra l’uomo e il mondo. È questo il cuore di“P2822#26”, la mostra fotografica diAntonio Biasiucci, considerato uno dei più autorevoli maestri e pioniere della fotografia d’autore italiana contemporanea, che sarà inaugurata venerdì 6 novembre alle ore 19:00 nella sala “Rosa del Vento” della Fondazione dei Monti Uniti, in via Arpi 152 a Foggia.

L’esposizione, promossa dalla Fondazione dei Monti Uniti, si inserisce nel programma della XV edizione diFoggiaFotografia – “La Puglia senza confini”,iniziativaorganizzata dal FotoCineClub di Foggia che gode del sostegno della Regione Puglia, del Comune di Foggia e dell’Accademia delle Belle Arti di Foggia, e offrirà al pubblico l’opportunità di entrare nel mondo di uno degli autori più significativi della ricerca fotografica italiana, da decenni impegnato in un’indagine rigorosa e poetica sulla dimensione originaria dell’esistenza.

Un appuntamento che assume un significato particolare anche per il legame dell’artista con Foggia, dove Biasiucci insegnaFotografia come linguaggio artisticopresso l’Accademia di Belle Arti, contribuendo alla formazione delle nuove generazioni e al dialogo tra ricerca artistica, istituzioni culturali e territorio.

«Ospitare Antonio Biasiucci in Fondazione significa divulgare il lavoro di un autore che ha saputo dare alla fotografia una profondità rara, trasformandola in uno strumento di conoscenza e in una ricerca universale sulle origini dell’esistenza», dichiaraFilippo Santigliano, presidente della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia. «La sua opera ci invita a guardare oltre la superficie delle cose, a riconoscere nella materia, nei frammenti e nelle forme naturali le tracce di una memoria che appartiene a tutti. Abbiamo fortemente voluto questa mostra perché crediamo nel valore di un’arte capace di aprire nuove prospettive e generare domande. Inoltre la presenza di Biasiucci a Foggia, anche nel suo ruolo di docente all’Accademia di Belle Arti, rende questa occasione ancora più significativa: il suo lavoro non è soltanto un patrimonio artistico da conoscere, ma una risorsa culturale che dialoga direttamente con il nostro territorio e con le nuove generazioni».

La mostra di Antonio Biasiucci a Foggia rappresentaun evento di grande rilievo per la cittàe il suo panorama culturale. Negli ultimi anni, le opere del fotografo sono state esposte in importanti contesti nazionali e internazionali: alDongGang International Photo Festival, inCorea del Sud, nel 2023; alleGallerie d’Italia di TorinoconArca(2024-2025); e, nel 2026, allaReggia di CasertaconArchetipi. Antonio Biasiucci alla Reggia di Caserta, esposizione che riunisce oltre 300 fotografie e installazioni. Nel 2021, alcune sue opere sono state presentate aFirenzenell’ambito della collettivaItaliae. Dagli Alinari ai maestri della fotografia contemporanea.

Ospitare Biasiucci significa dunque offrire al pubblico foggiano l’opportunità di conoscere da vicino la ricerca di un protagonista della fotografia contemporanea, il cui legame con la città è rafforzato anche dall’attività didattica presso l’Accademia di Belle Arti.

All’inaugurazione della mostra prenderanno parte il presidente della Fondazione,Filippo Santigliano,Nicola Loviento, presidente del FotoCineClub Foggia, il curatoreRomeo D’Emilioe Antonio Biasiucci.

Un progetto lungo quarant’anni, alla ricerca di un alfabeto universale

«Con “P2822#26” presento una parte dei miei “tomi” che, nel loro insieme, mirano a comporre una cosmogonia, un alfabeto dell’umanità», spiega Antonio Biasiucci. «È un progetto che porto avanti da quarant’anni e che attraversa soggetti essenziali per l’esistenza umana: il latte, gli alberi, i vulcani, la vacca, il pane. Elementi che compongono un percorso utopistico, orientato verso un assoluto nel quale tutte le cose osservate e scelte finiscono per confluire».

La ricerca dell’artista si sviluppa attraverso immagini che sottraggono gli oggetti alla loro funzione abituale e li restituiscono a una dimensione nuova, sospesa tra riconoscibilità e mistero. La materia perde così la propria evidenza quotidiana per diventare veicolo di interrogativi più ampi, capace di evocare il tempo, la trasformazione, la vita e il rapporto tra il visibile e l’invisibile.

In questo spazio di sospensione si colloca la lettura proposta dal curatore Romeo D’Emilio, che individua nelle fotografie di Biasiucci la capacità di disorientare lo sguardo per aprirlo a nuove possibilità di interpretazione.

«Nelle immagini di Biasiucci viene meno ogni riferimento immediato alla realtà: si dissolvono le coordinate consuete, le tracce e le certezze che normalmente ci permettono di orientarci», osserva D’Emilio. «Ci troviamo così di fronte a immagini stranianti, sottratte alle dimensioni abituali delle cose, che ci invitano a superare i confini delle nostre consuetudini percettive. È un’esperienza che richiama la funzione più profonda dell’arte e della poesia: instaurare un confronto diretto con la materia e con gli elementi del mondo, per risalire lentamente alla loro origine, là dove le cose sembrano rivelare qualcosa che va oltre la loro stessa forma».

Tre percorsi, una sola ricerca sulla materia

“P2822#26” si articola in tre nuclei di ricerca, realizzati in anni diversi, che restituiscono altrettanti momenti dell’indagine di Biasiucci:“2023 – Corpo remoto/P2833”; “2021 – Corpo ligneo” e “2017 – Corpo latteo”.

“2023 –Corpo remoto/P2833è una metamorfosi dello sguardo e dell’interpretazione. Contraddicendo l’assunto per cui il genere della “natura morta” sarebbe dedicato a oggetti inanimati o ormai privi di vita, nella prima parte della mostra Corpo remoto-P2833, Biasiucci applica il linguaggio espressivo di questo genere – napoletano, barocco e realista per definizione – ai reperti del museo di paleontologia e archeologia preistorica…..In2021 –Corpo LigneoBiasiucci rivolge il suo sguardo a alberi divelti, caduti a causa di intemperie o abbattuti per ragioni di sicurezza, di cui l’artista preleva piccole porzioni e frammenti che ritrae sullo sfondo di paesaggi anche in questo caso differenti da quelli di provenienza….In2017 –Corpo LatteoBiasiucci utilizza invece cinque vasche che contengono mozzarelle fluttuanti in sieri che hanno temporalità differenti (da alcuni giorni a diversi mesi), usando mescoli per creare sfondi di consistenze e densità diverse, per diventare corpi carnali e insieme corpi celesti, ritratti in un momento di passaggio di stato, dall’osservazione dell’infinitamente piccolo all’ipotesi dell’infinitamente grande. In entrambi i casi non sono più, di certo, delle mozzarelle” (Andrea Viliani).

Il percorso espositivo invita così a riconsiderare ciò che appare familiare, a sospendere il giudizio immediato e a riconoscere nelle cose più semplici una complessità inattesa. La fotografia diventa una soglia attraverso cui esplorare la materia e le sue metamorfosi, in una ricerca che intreccia dimensione individuale e memoria collettiva, concretezza e astrazione, origine e trasformazione.

Antonio Biasiucci, una ricerca riconosciuta a livello internazionale

Nato aDragoni, in provincia di Caserta, nel 1961, Antonio Biasiucci si trasferisce a Napoli nel 1980, dove avvia un progetto dedicato agli spazi delle periferie urbane e, parallelamente, una ricerca sulla memoria personale, documentando riti, luoghi e persone del proprio paese d’origine.

Nel 1984 inizia una collaborazione con l’Osservatorio Vesuviano, che lo porta ad approfondire lo studio dei vulcani attivi in Italia. Nel 1987 incontra l’attore e regista teatraleAntonio Neiwiller, con il quale instaura un intenso rapporto di collaborazione artistica che prosegue fino alla scomparsa del regista, nel 1993.

Fin dagli esordi, il lavoro di Biasiucci si configura come un viaggio attraverso gli elementi primari dell’esistenza. La sua fotografia indaga la materia, le forme originarie, i rituali e le tracce della memoria, costruendo un linguaggio personale nel quale il dato concreto si apre a una dimensione simbolica e universale.

Nel corso della sua carriera ha realizzato numerose mostre personali e partecipato a importanti esposizioni collettive, festival e rassegne nazionali e internazionali, prendendo parte anche a progetti editoriali e iniziative culturali di carattere sociale. Nel 2012 ha fondatoLAB/per un laboratorio irregolare, un percorso rivolto ai giovani fotografi, concepito per promuovere un metodo di lavoro fondato sull’approfondimento, sulla ricerca e sulla capacità di esercitare una critica costante sulla propria produzione artistica.

Biasiucci insegnaFotografia come linguaggio artisticopresso le Accademie di Belle Arti di Foggia e Napoli e l’Università IULM di Milano. Un’attività didattica che affianca alla ricerca artistica e che, nel caso di Foggia, rafforza il legame dell’autore con il territorio e con le nuove generazioni.

Il suo percorso è stato accompagnato da importanti riconoscimenti internazionali. Nel 1992, ad Arles, ha ricevuto il premioEuropean Kodak Panorama; nel 2005, a Londra, ha ottenuto ilKraszna-Krausz Photography Book Awardsper il volumeRes. Lo stato delle cose, pubblicato nel 2004. Nel 2015 è stato inoltre invitato a partecipare alPadiglione Italia della Biennale di Venezia, confermando il rilievo della sua ricerca nel panorama artistico contemporaneo.

Le sue opere sono presenti nelle collezioni permanenti di numerosi musei e istituzioni italiane e internazionali. Tra queste figurano la Bibliothèque nationale de France e la Maison Européenne de la Photographie di Parigi, il Centre de la Photographie di Ginevra, Photo Elysée di Losanna, ilMAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolodi Roma, ilMart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, ilMadre – Museo d’Arte Contemporanea Donnareginadi Napoli, ilMUFOCO – Museo di Fotografia Contemporaneadi Cinisello Balsamo, la Fondazione Modena Arti Visive e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l’Arte Contemporanea, oltre a numerose altre raccolte pubbliche e private.

Tra le esposizioni più significative dedicate al suo lavoro figura“Antonio Biasiucci. Arca”, presentata alle Gallerie d’Italia di Torino dal 27 giugno 2024 al 6 gennaio 2025. Con oltre 250 fotografie, la mostra ha riunito per la prima volta i diversi capitoli del suo progetto di “poema utopico”, offrendo una visione complessiva di una ricerca sviluppata nell’arco di decenni. L’esposizione ha costituito una tappa del progettoLa Grande Fotografia Italiana, curato da Roberto Koch, avviato nel 2022 con la mostra dedicata a Lisetta Carmi e proseguito con quelle dedicate a Mimmo Jodice nel 2023, allo stesso Biasiucci nel 2024, a Olivo Barbieri nel 2025 e a Luca Campigotto nel 2026.

Un percorso che testimonia la continuità e la profondità di una ricerca capace di attraversare linguaggi, epoche e contesti espositivi differenti, mantenendo al centro una domanda fondamentale: quale memoria custodiscono le cose e quale idea dell’umanità può emergere attraverso la loro osservazione?

Il catalogo

Il catalogo della mostra, dal titolo “tal spazio e tanti compresi corpi“, è pubblicato daPostcart Edizioniesarà disponibile presso gli spazi espositivi della Fondazione, con testi di Filippo Santigliano, Romeo D’Emilio e Andrea Viliani. Informazioni sul catalogo, sulla mostra e sull’artista saranno disponibili anche a questo link: www.postcart.com/libro/9788831363761.

Informazioni

Mostra:“P2822#26” di Antonio Biasiucci
Inaugurazione:venerdì 6 novembre 2026, ore 19
Sede:Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, via Arpi 152
Periodo espositivo:dal 6 novembre al 7 dicembre 2026
Orari di visita:dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20 (domenica e festivi chiuso)