
Appuntamento alle 13.00 al Parco Robinson di Gravina in Puglia per poi raggiungere il corteo alla Fiera San Giorgio.
Oggi, sabato 24 ottobre 2026, dal cuore del Meridione d’Italia una grande comunità di cittadini e cittadine, organizzazioni sociali e istituzioni si metterà in cammino per laMarcia di Pace Gravina–Altamura, promossa dal Centro Studi Torre di Nebbia: un’occasione per affermare con fermezza che le economie di guerra devono cedere il passo a una nuova centralità della pace, dell’ambiente, del lavoro, della libertà di movimento e dell’autodeterminazione dei territori.
Alla marcia prenderà parte attivamente laScuola di Reportage Narrativo “Alessandro Leogrande”, che invita tutte e tutti a unirsi al proprio gruppo. Il punto d’incontro è fissatoalle ore 13.00 al Parco Robinson di Gravina, da dove ci si sposterà insieme verso la Fiera San Giorgio, luogo di partenza del corteo.
La partecipazione della Scuola alla marcia, affonda le radici nella tradizione del movimento nonviolento italiano e internazionale, nelle pratiche e nelle voci di Aldo Capitini, Alexander Langer, Danilo Dolci e Luisa Schippa. Al centro, una domanda che è stata cardine del lavoro di Alessandro Leogrande: <<Come si può essere efficacemente nonviolenti?>>.
<<Riteniamo, oggi più che mai, che la scelta della nonviolenza possa dare forma a un nuovo agire politico, capace di camminare pretendendo un futuro diverso – ha dichiaratoFrancesco Romito, direttore della Scuola – Se la nonviolenza non è critica, se non interroga e mette in discussione tanto il mondo quanto le nostre vite nella quotidianità più ordinaria, diventa solo uno slogan>>.
Nel solco della “scelta della convivenza” di Langer, la Scuola richiama a ripudiare non solo la guerra, ma tutte le forme di violenza che, in modo visibile o meno, attraversano la vita quotidiana: nelle pratiche di oppressione e sfruttamento, nel linguaggio patriarcale e padronale, nei luoghi di lavoro dove omertà e morte sono di casa. Un esercizio che chiede di mantenere uno sguardo critico tanto sulla violenza nelle piazze quanto sulla repressione del dissenso.
<<Ci mettiamo in cammino per dare gambe e voce al vocabolario della pace, non della pacificazione – ha continuatoRomito– perché serve un nuovo patto per la giustizia sociale che chiami a raccolta vecchie e nuove istituzioni del Meridione e dia voce a una cittadinanza soffocata dal peso della precarietà. Non cambieremo il mondo, ma non vogliamo arrenderci all’idea che il mondo non si possa cambiare>>.

