
«La proposta di riordino del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco all’esame delle Commissioni riunite 1ª e 5ª del Senato rappresenta un intervento strutturale che, anziché rafforzare la capacità operativa del Corpo di fronte ai nuovi scenari di rischio legati ai cambiamenti climatici e alla transizione energetica, rischia di comprometterne la funzionalità e di tradire gli obiettivi del soccorso pubblico». Lo dichiaraDario Capozzi Orsini, segretario regionale della Funzione Pubblica CGIL Puglia con delega sui Vigili del Fuoco.
La situazione in Puglia fotografa una voragine drammatica negli organici: a fronte di un fabbisogno stimato di 2.140 unità, in regione sono in servizio solamente 1.780 vigili del fuoco, con una carenza di quasi 400 unità in meno (- quasi 400).
Un divario inaccettabile che si ripercuote capillarmente su tutte le province e città pugliesi, costringendo il personale a turni massacranti per far fronte all’aumento esponenziale degli interventi legati agli incendi estivi, al dissesto idrogeologico e alle emergenze ambientali:
Bari: 500 in servizio su 600 necessari (mancano 100 unità).
Foggia: 340 in servizio su 450 necessari (mancano 110 unità).
Taranto: 300 in servizio su 340 necessari (mancano 40 unità).
Brindisi: 300 in servizio su 330 necessari (mancano 30 unità).
Lecce: 260 in servizio su 320 necessari (mancano 60 unità).
BAT (Barletta-Andria-Trani): 80 in servizio su 100 necessari (mancano 20 unità).
«D’estate e nei momenti di massima criticità il sistema va in affanno non perché gli interventi si moltiplicano per quattro, ma perché si interviene con lo stesso, risicato numero di uomini», denuncia Capozzi Orsini «Allungare la permanenza in servizio del personale per coprire i vuoti di organico, come previsto dagli articoli 15 e 206 del provvedimento, anziché avviare un piano straordinario di assunzioni (portando il ruolo operativo a 40.000 unità e quello tecnico-professionale a 5.000), è una risposta miope che blocca il ricambio generazionale».
La FP CGIL Puglia punta il dito anche contro altre criticità insite nel provvedimento:
1. Valutazione individuale e merito comparativo: Introdurre logiche di valutazione slegate dalla specificità del soccorso – che si fonda sul lavoro di squadra, sulla cooperazione e sulla fiducia reciproca – rischia di minare la sicurezza degli operatori e di introdurre dinamiche competitive deleterie.
2. Specialità e professionalità tecnologiche: Il testo non istituisce il ruolo unico delle specialità e non valorizza adeguatamente le competenze strategiche, come quelle informatiche e delle telecomunicazioni.
3. Norme estranee alla delega: Contestiamo fermamente l’introduzione della qualifica di “agente di pubblica sicurezza” (art. 2), del tutto estranea alla legge delega e lontana dalla missione costituzionale del Corpo, così come le restrizioni calate dall’alto sulle relazioni sindacali (artt. 134 e 199).
«Chiediamo con forza la sospensione dell’iter di approvazione del decreto, una proroga dei termini e la riapertura immediata di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali». Conclude Capozzi Orsini: La sicurezza della Puglia e dei pugliesi non si difende con riforme calate dall’alto che ignorano le vere urgenze del territorio, ma investendo sul soccorso pubblico, sulle risorse e sulla valorizzazione della professionalità di chi ogni giorno rischia la vita per la collettività».

